on 1 gennaio 2012 by Anna in Primo Piano, Senza categoria, Comments (4)

La vera causa della caduta dell’Impero Romano

La civilità romana non fu abbattuta dai barbari ma rosa dai suoi mali interni.  Le eccessive ricchezze conquistate portarono al degrado morale: corruzione, aborti, femminismo, sfascio della famiglia, guerre civili, templi vuoti.  Fino alla rinascita di una nuova religione.  Interessante rileggere la ‘Storia di Roma’ di Indro Montanelli pensando alla parabola attuale della nostra civiltà.

Così Montanelli descrive la vita nella piccola Roma repubblicana che stava costruendo una grande civiltà: “I cittadini ci vissero più scomodi e sacrificati, ma anche più ordinati e sani di quelli dell’Impero. […] Teoricamente il divorzio esisteva. Ma il primo di cui abbiamo notizia avvenne due secoli e mezzo dopo la fondazione della repubblica”.

Secoli dopo, nel 195 aC, le donne entrano per la prima volta nella vita politica per chiedere l’abrogazione della legge Oppia, che imponeva austerità per far fronte alla prima guerra punica. Marco Porcio Catone tenta di opporsi: “la prepotenza femminile, dopo aver annullato la nostra libertà d’azione in famiglia, ce la sta distruggendo anche nel Foro. Ricordatevi quanto abbiamo penato nel tenere in pugno le nostre donne e frenarne la licenza, quando le leggi ci consentivano di farlo. E immaginatevi cosa succederà se queste leggi saranno revocate e le donne saranno poste, anche legalmente, su un piede di parità con noi. Voi le conoscete le donne: fatevele vostre eguali, e immediatamente ve le ritroverete sul gobbo come padrone”.

Roma vince le guerre puniche e viene sommersa dal bottino di guerra dei paesi vinti, e Catone può solo denunciarne la decadenza morale: “questa città non è  più che un agenzia di matrimoni politici corretti dalle corna”. “Clodia, la moglie di Quinto Cecilio Metello, era a quei tempi la ‘prima signora’ della citta`. Essa era femminista […] affermava il diritto alla poligamia anche per le donne e lo praticò senza risparmio, prendendosi amanti a dozzine. […] Con questi esempi dinanzi agli occhi era difficile alle ragazze trasformarsi in buone madri di famiglia. […] Figli non ne volevano perchè sarebbero stati un impaccio.”

La repubblica Romana annega nella corruzione e Cesare riesce a trasformarla in una monarchia, di cui di fatto diventa Imperatore: “Cesare aveva capito che non c’è più nulla da sperare dai romani di Roma, oramai ammolliti, imbastarditi, ed incapaci di fornire altro che degli intrallazzatori e dei disertori. Egli sapeva che il buono era solo in provincia, dove la famiglia era rimasta salda, i costumi sani, l’educazione severa”.

All’anno zero la Roma imperiale è all’apice del sua potenza sotto Augusto, ma oramai “Il matrimonio, che nell’età stoica era stato un sacramento e lo ridiventerà in quella cristiana, era ora una passeggera avventura; e l’allevamento dei figli […] era considerato una noia, un imbarazzo da evitare.  L’aborto era una pratica comune. […]  Seneca considerava fortunato il marito la cui moglie si accontentava di due amanti soli. […] Le “intellettuali” fiorivano. […] S’ingrassava.”

I barbari ebbero ragione di questa Roma in decadenza: “Come tutti i grandi Imperi, quello romano non fu abbattuto dal nemico esterno, ma roso dai suoi mali interni. […] Quanto ai nemici esterni, Roma era abituata da mille anni ad averne, a combatterli, a vincerli. […] La crisi militare non era che il risultato di una più complessa decadenza, innanzi tutto biologica. Essa era cominciata dalle classi alte di Roma, con l’allentamento dei vincoli familiari ed il diffondersi delle pratiche malthusiane ed abortive.[…] La religione pagana era morta.

Ma intanto una nuova religione lentamente conquistava nuovi adepti: “L’aborto e l’infanticidio furono aboliti ed esecrati dai cristiani in mezzo ad una società che sempre più li praticava e ne stava morendo. […] Un regime di vita ordinato e casalingo era la regola fondamentale. […]  Non c’era, si può dire, città in cui il vescovo non fosse migliore del prefetto. […] Così, non più come centro politico di un Impero, ma come cervello direttivo della Cristianità, Roma si apparecchiò a ridiventare caput mundi”.

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4 Comments

  1. Luke74

    9 ottobre 2010 @ 08:54

    Non condivido l’affermazione che “concedendo” la parità alle donne se ne diventa immediatamente schiavi. La relazione di coppia deve essere dinamica, non “a senso unico”, in un senso come nell’altro. Negli ultimi anni si è esagerato nel senso opposto, soprattutto quando si parla di figli, di mantenimento, di responsabilità, ecc. Inoltre, mi risulta che anche un certo Benito Mussolini cercava di rifarsi ai “valori morali” dei nostri predecessori romani, salvo poi compiere le peggiori azioni, e voler fare anche lui il suo piccolo “Impero”. Direi quindi di non esagerare, di non fare, appunto, “di tutta l’erba un fascio”. Non siamo a questi livelli in modo generalizzato nella nostra società di oggi. Decadenza ce n’è tanta, e dura da molti anni ormai, ma ci sono anche tante persone, giovani e meno giovani, che si danno da fare, che stringono i denti tutti i giorni, che portano avanti insieme le famiglie, cercando di rispettare gli altri e loro stessi. Grazie comunque per questo interessante spunto storiografico. Cordialità – Luca

  2. Ezio Marchegiani

    9 ottobre 2010 @ 13:19

    a completamento dell’analisi di Montanelli, due aspetti; militare e fiscale. L’esercito imperiale non ha perso una sola battaglia in campo aperto: Composto da mercenari provenienti soprattutto dalla Gallia, super- addestrati e dotati di armi sofisticatissime, combattevano con il comando di ufficiali addestrati alla scuola di guerra, con lo studio scientifico degli spostamenti dei vari reparti,(studio di Scipione ed Annibale, ecc.). I BARBARI, combattendo con un popolo che avanzava, vennero sempre sterminati; anche gli Unni di Attila, che dovettero aspettare 20anni per ricomporre un esercito, quello che senza ostacoli calò in Italia.
    Le TASSE furono inasprite dopo la decisione a Roma di estendere anche alle province i privilegi riservati ai cittadini romani, in modo non richiesto. Nacquero le ristrettezze ed il malcontento, crescenti sino ad essere intollerabili, con la decadenza del consenso verso l’impero sino alla sua caduta nelle province come nei territori confinanti, che spesso avevano chiesto e non ottenuto l’annessione all’Impero. I barbari, almeno inizialmente, erano visti come dei possibili salvatori per liberarsi dall’oppressione centrale dell’Impero, diviso in in quello d’occidente, e impero d’oriente. Quest’ultimo, con gestione nuova e sana, effettuava spedizioni punitive molto temute, contro i barbari che entravano dentro il territorio dell’impero d’occidente, durando sino alla caduta di Costantinopoli, nel 1453, dopo oltre 1100 anni di vita. Per questo motivo le calate barbariche in italia furono solo tre.
    Ezio Marchegiani
    P.S.per la stesura di questo articolo, si ringrazia l’analisi storica del Prof. Ing. Marchegiani Giuseppe, esperto in storia dell’impero romano.

  3. angelo

    21 dicembre 2010 @ 10:55

    trovo errato orientare una valutazione verso il terreno politico, mentre a me sembra che questo squarcio di vita di Roma antica ci debba spingere a riflessioni di tipo antropologico e sociologico, poste all’interno di quello che sembra essere un vichiano ricircolo di cause ed effetti

  4. Nome

    28 dicembre 2010 @ 21:36

    le donne sono brave a pretendere. E pretendere.

    Gli uomini hanno tirato su la civiltà dal nulla, si sono sempre battuti per le loro idee anche con la vita. Le donne invece chiedono e basta, e se gli uomini sono troppo buoni ne approfittano. Dai un braccio e si prendono tutto il corpo, i figli, metà del tuo stipendio e tutta la civiltà che hai tirato su col sudore della fronte e il sangue.

    Gli uomini costruiscono imprese dal nulla, poi arrivano le femministe e impongono il 50 % dei dipendenti e dei dirigenti donna. Gli uomini tirano su governi dal nulla e le donne pretendono tot percentuali di deputati donna.

    C’è un’assoluta mancanza di vergogna da parte delle donne nel pretendere l’eguaglianza e favori speciali. Vogliono solo. Come uomini ed essere umani è nostro compito opporci ai desideri dei prepotenti.

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