on 6 marzo 2011 by Lorella in Archivio, Primo Piano, Comments (1)

LA NOSTALGIA DI ANTONELLA.
Crescere senza madre e padre un destino che non auguro a nessun bambino.

Questa è l’introduzione del mio libro, le parole di una donna che ha conosciuto il dolore dell’abbandono dei genitori, e la sofferenza immensa delle adozioni. Crescere senza madre e padre un destino che non auguro a nessun bambino.

Non esiste un destino immutabile, questo sembra dirci Antonella Algia Flati nel corso della conversazione avuta con lei.

Nonostante il macigno del nome (Algia all’anagrafe dal greco Algos, dolore) che grava sulle sue spalle, nonostante la vita avventurosa non per scelta, Antonella ha sempre tenuto viva l’intuizione che dal gorgo del destino cieco si potesse uscire.

Anche una vita fatta di abbandoni, di ingiustizie subite, di scelte funeste, può assumersi la responsabilità di cambiare rotta, di uscire dalla condanna della ripetizione dell’esistere.

Ogni buy levitra online vita sulla terra è fortemente condizionata da chi le da un nome e dall’ambiente che è costretta a vivere, ma ogni vita sulla terra non ha il diritto di attribuire ad altrila colpa della propria infelicità.

Nello spazio che si genera fra questa consapevolezza e questo imperativo c’è tutto il tempo nel quale inventarsi un’esistenza libera o in schiavitù, serena o eternamente infelice, più incline all’amore o più all’odio, forte o debole, dignitosa o meschina, conformista o originale, più materiale o più spirituale.

In tal spazio-tempo c’è un sentimento che di solito accompagna fedelmente l’essere umano: la nostalgia. E certamente Antonella, lo dice lei citando il suo mito Renato Zero, è malata di nostalgia.

Questo sentimento può avere per oggetto Itaca, la lingua materna, l’infanzia o il paese delle origini.

E ci sono sempre delle parole che, eminentemente, evocano quell’oggetto. Perchè quell’oggetto non è solo un luogo o una persona, è qualcosa di concreto e vivente situato proprio dentro la parte più intima e ferita di ognuno di noi; anche se si manifesta come assenza dallo sguardo e dal contatto.

Il sentire della nostalgia si dispiega, inevitabilmente, in alcune parole scritte, dette o cantate da altri e sono, in definitivasolo quelle parole a farci veramente compagnia durante tutto il corso della vita ( Antonella ribadisce tale concetto più volte):una canzone ascoltata più volte perchè evoca il nome della propria città: un’altra che si pone come conversazione col fratello assente ormai per sempre; un’altra ancora parla della madreche si consuma sui marciapiedi.

Le parole del cantautore mito incarnano i fantasmi dell’origine, delle radici, della famiglia.

Da esse si sprigionano forme e suoni, luoghi e stelle cadute, malinconie e silenzio: un tempo contemporaneamente bruciato e ritrovato, guaritore e fonte di delusione.

In definitiva, dalla conversazione con Antonella Algia Flati, scaturisce il sapore di una vita come esperienza della distanza, come un esilio della felicità. Amor de lonh lo chiamavano i poeti provenzali.

La lontananza, attraverso le parole che la evocano, rende ciò che è perduto la cosa più bella e desiderabile al mondo.

Il ritorno, allora, si pone come unica possibilità per governare il destino personale.

Ma il vero ritorno è sempre altrove, in una nuova lingua, in una nuova città, in un nuovo sistema di saperi.

Per cui antonella oggi, può ridiventare Algia, perchè ha recuperato il nòstos, può andarsene dice lei, dalla propria casa e dalla propria memoria, proprio perchè è tornata, ha fatto chiarezza sul luogo delle proprie origini e, quindi ora ha un porto dove approdare. In questo senso, tornare vuol dire tenere in vita la dimenzione dell’avventura.

” L’unico rischio che si corre realmente amando è quello di essere felici ” , dice Antonella.

In queste parole c’e l’apertura infinita del nòstos di Algia.

 

[Fonte http://www.facebook.com/note.php?note_id=176364479077065&id=100000028234160]

 

Link al sito web del libro: http://www.saporeasprodamore.it/

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1 commento

  1. Antonella Flati

    6 marzo 2011 @ 15:12

    Mai permettere che un bambino cresca senza una Madre e un Padre

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