on 30 dicembre 2011 by news in Archivio, Comments (1)

I SOLDI DELLE DONNE (costituzione / famiglia / pari opportunità)

Andando in giro per le città è facile vedere come oggi il mondo sia socialmente cambiato. Le donne lavorano. E molto. Sono il 75% degli impiegati pubblici. E anche nel privato, in qualunque ufficio o negozio è facile vederne in maggioranza. E’ normale anche che in una coppia o famiglia oggi lavorino entrambi i partner o sia lei sola a lavorare, o comunque a guadagnare più di lui. Tutto ciò è molto normale e avviene in un qualunque paese democratico.

Cio che è strano però è cosa accade nei tribunali: ogni giorno nelle circa 500 separazioni (quasi duecentomila/anno) una buona fetta di uomini che si trova a separarsi è disoccupato, o guadagna molto meno della compagna. Dovrebbe dunque scattare la ovvia solidarietà famigliare e quindi la maturazione di un assegno per l’uomo, che in 2 separazioni su 3 oltre che ex.compagno d’amore è anche padre di uno o più figli.

Ma questo non avviene. Se andiamo a vedere l’ISTAT sugli assegni divorzili leggiamo che i giudici obbligano a pagare solo gli uomini (95,5% del totale), e mai o quasi le donne (1,5%). Modalità lontane dalla realtà e dallo stato dei fatti.

Se è una donna o madre disoccupata l’uomo è obbligato a mantenerla con assegni (spesso per decenni, vitalizi) se è un uomo o padre disoccupato la donna non è obbligata, e nei rari davvero rarissimi casi in cui eroga un assegno appaiono in sentenza espressioni bizzarre come il “mantenimento a tempo” (6 mesi, poi ti arrangi..), talvolta addirittura umilianti rimarcando come sia “disdicevole” tale situazione e che per “dignità” il signor uomo o padre ricevente dovrà quanto prima adoperarsi.

E la solidarietà? La parità? E la Costituzione che prevede trattamento uguale tra uomini e donne? Ma non basta, mentre ciò accade nei tribunali, in politica tra ideologie e classe dirigente si sentono girare affermazioni del tipo “i soldi della donna” (*), “indipendenza della donna”, ??, cioè un po’ come a dire guai a chi tocca i guadagni, i capitali femminili.

Insomma quando i soldi li portava il padre erano “della famiglia”, ora che li porta la madre sono “della donna”. E poi ci chiediamo perchè oggi viviamo in un mondo individualista..

(lettera firmata)

 

 (*) Recente il caso delle pensioni innalzate a 65 anni anche per le donne (che pur vivendo di più, potevano lavorare di meno). Subito un gruppo di deputate (di sinistra e di destra, il solito partito rosa, trasversale) hanno protestato e fatto pressione a tutti i livelli perchè quei soldi fossero investiti non per i cittadini tutti ma solo per le femmine. Una richiesta clamorosamente incostituzionale. Una pagina nera e vergognosa per la democrazia e per il femminile. Con questo ragionamento allora i soldi dello Stato (le tasse) dovrebbero essere spesi prettamente in servizi ai cittadini maschi in quanto sono sempre stati (e sono tutt’ora) i maggiori contributori fiscali.

 

 

Fonte: http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=219730

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1 commento

  1. JOHN 52

    3 gennaio 2012 @ 22:39

    Purtroppo ciò che affermate non ha dirittoo sd essere diffuso dai media nel nostro paese.
    Purtroppo esiste quel …. sito dei femminismoasud che mistifica continuamente….. W la Censura!

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