on 15 luglio 2010 by DOPPIOTRIKSTER in Archivio, Comments (0)

Dio li fa e poi li accoppia? Complessità e circolarità della relazione di stalking

Un articolo basato su evidenze scientifiche e destinato a porre non pochi dubbi sulla reale natura dello “stalking” e sulla validità e adeguatezza di una lettura unilineare, unilaterale e criminalizzante del fenomeno.

Tratto dalla Newsletter dell’AIPG – Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (clicca qui per andare alla Newsletter dell’AIPG e clicca qui per andare al sito dell’AIPG):


Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.

Questo lavoro, è un tentativo, attraverso una rilettura sistemica, di identificare gli elementi che potrebbero meglio descrivere una possibile complementarietà strutturale tra vittima e persecutore.

Analizzando, infatti, la “coppia” che si struttura tra il persecutore ed il perseguitato, le motivazioni atte a spiegare un tale fenomeno sembrano da ricercarsi, eccetto i casi in cui è presente una psicopatologia conclamata dello stalker, all’interno delle dinamiche relazionali che intercorrono tra lo stalker e la sua vittima, e che spiegherebbero per altro anche la longevità di tali rapporti.

Non essendo possibile darne una spiegazione “semplice”, ci si propone di utilizzare la complessità, un approccio multidimensionale che considera tanto la singolarità che la totalità integratrice, come linguaggio attraverso il quale è possibile descrivere descrivere le dinamiche delle situazioni e degli eventi dei sistemi umani. Pertanto, facendo riferimento alla Teoria generale dei Sistemi e al ciclo di vita, ed esplorando le dinamiche esistenti all’interno dei legami di attaccamento, ci si focalizza sul funzionamento e le dinamiche di questo particolare tipo di coppia. Ponendo l’accento sulle interazioni, piuttosto che sulle caratteristiche personologiche di ciascun singolo individuo, lo scopo è tentare di spiegare come si forma e perché si autoalimenta il peculiare “circuito” che caratterizza la “relazione di stalking”.

La peculiarità e la complessità dei fenomeni umani è data dall’intreccio di una vasta gamma di variabili comportamentali, diverse tra loro, che entrano in gioco tutte le volte che l’individuo si trova in una situazione sociale, indipendentemente dalla sua intenzionalità. Gli elementi comunicativi che emergono all’interno di una relazione, vengono elaborati in base alla struttura degli interagenti e successivamente, dopo aver attribuito ad essi un particolare significato, ciascuno di loro li categorizza secondo un ordine ed infine li trasmette all’altro. Diventa, quindi, pregnante il concetto di autoreferenzialità nella definizione di me, l’altro, me con l’altro, in una relazione triadica, dove entrano in gioco le componenti individuali di ciascun elemento del sistema che disciplinano gli interscambi. Possiamo concludere, quindi, che dall’inter – azione tra due persone nasce la relazione.

Questo inter – scambio consente di far emergere delle qualità individuali, in ciascun elemento facente parte del sistema, che non sono esprimibili al di fuori di quella stessa relazione.

Tali qualità si plasmano in una unità individualizzata, con caratteristiche così peculiari, da differenziarla da

qualsiasi altro sistema.

Nello specifico, in una relazione di coppia, i partner si scelgono reciprocamente e inconsapevolmente mediante una aderenza emotiva e psicologica, creando un sistema nuovo e unico, che è il “sistema coppia”. Tale accoppiamento strutturale si rende possibile, in quanto il comportamento di due o più unità è tale che la condotta di ciascuna di esse è una funzione della condotta delle altre, determinando così, una circolarità reciproca, ove ogni comportamento risulta essere contemporaneamente causa ed effetto.

Le coppie o le famiglie presentanti dei comportamenti tradizionalmente definibili come “disfunzionali”, fino anche a diventare “patologici”, in uno o più membri di esse, si reggono su un giro di transazioni, e quindi di

regole, peculiari a quel tipo di disfunzione/ patologia, e che i comportamenti-comunicazione e i comportamenti–risposta avranno caratteristiche tali da mantenere le regole e quindi le transazioni patologiche.

Anche un comportamento, come le molestie assillanti, che, in diversi modi, riduce all’impotenza chi ne è apparentemente vittima, non è un comportamento – potere, ma un comportamento – risposta. Eppure chi ha la meglio crede di essere il solo a detenere il potere, così come il soccombente è convinto di essere il solo a non avere il potere. In realtà, queste convinzioni sono errate, perché il potere non appartiene né all’uno né all’altro. Il potere è nelle regole del gioco che si sono stabilite nel tempo, nel contesto pragmatico di coloro che vi si sono ritrovati coinvolti (Selvini Palazzoli et Al., 2003).

La relazione di coppia, inoltre, può essere definita come il risultato dell’incontro tra due vissuti relazionali,

nei quali sono presenti i modelli introiettati della relazione genitoriale.

Il partner, quindi, verrebbe scelto, non a caso, ma compatibilmente all’opportunità di soddisfare alcuni bisogni fondamentali di ciascun individuo, quali: attaccamento – accudimento e sessuale.

Sembra quindi che si tenda a scegliere un partner con una configurazione compatibile con la propria, ovvero

una persona che conferma la percezione di sé e degli altri e convalida la ripetizione dei propri modelli relazionali, dando origine ad una diade in cui ognuno soddisfa le aspettative dell’altro. Non di rado, in queste relazioni di coppia che assumono la forma di un rapporto tra “inseguitore” ed “inseguito”, è possibile riscontrare la presenza di un partner evitante ed un partner ambivalente (Loriedo, Picardi, 2000) .

La funzionalità di una relazione o la sua disfunzionalità sono legate, infine, non solo alla coerenza individuale, al tipo di relazione stabilita, allo spazio ed al tempo; ma anche alle caratteristiche di flessibilità – rigidità. La relazione vittima – persecutore è caratterizzata da una complementarietà rigida che costituisce un incastro all’interno del quale, la vittima (one – down), con ruolo apparentemente passivo, non può cambiare, in nessun caso ed in nessuna area della relazione, la sua posizione rispetto a quella del persecutore (one – up), che al contrario riveste un ruolo apparentemente attivo, dominante (Cirillo, Di Blasio, 1989).


Ipotesi di ricerca

Dalla premessa teorica, ne deriva che le caratteristiche di una relazione sono riconducibili in parte agli stili di

attaccamento dei singoli individui, ed in parte a qualità emergenti di quel peculiare sistema e ai modelli di relazione di appartenenza.

Il metodo adottato si rifà ad uno studio preliminare condotto in un Centro Antiviolenza di Messina (Siracusano, 2009), in cui è stata rilevata la possibilità, per la vittima, di una effettiva influenza, tra un particolare modello di relazione di appartenenza e il modello di relazione con il partner.

Il presente studio, si pone l’obiettivo di verificare l’ipotesi sopra esposta, estendendo la numerosità del campione, stratificandolo sia geograficamente che per età anagrafica, e somministrando il test sia alle vittime

di stalking che agli offender,di entrambi i sessi, con l’intento di verificare se anche la tipologia familiare percepita e ideale dello stalker coincida con quella della vittima, permettendo così di chiudere il cerchio. Inoltre, ritenendo che lo stile di attaccamento posseduto sia un fattore fondamentale nell’indirizzare i processi di selezione nonché di mantenimento di una relazione, si è pensato anche di misurare lo stile di attaccamento posseduto tanto dalle vittime che dagli offender, correlandolo con i modelli relazionali di appartenenza e futuri.


Campione –

Il contributo di ricerca si inserisce in un progetto più ampio la cui popolazione è stata costruita grazie alla collaborazione di diversi Centri Antiviolenza sulle Donne e ad alcuni Istituti penitenziari. Per l’obiettivo dell’indagine il campione di convenienza è costituito un numero pari a 140 soggetti così suddivisi: 50 vittime di sesso femminile, 20 vittime di sesso maschile, 50 stalker di sesso maschile, 20 stalker di sesso femminile.


Strumenti – Pur riconoscendo l’importanza delle dinamiche interne che sottendono gli aspetti comportamentali di un individuo, in questa sede si è scelto di concentrarsi maggiormente su aspetti sovrastrutturali, quelli relazionali quindi, utilizzando come strumenti, il Faces III versione famiglia (Olson, Portner, Lavee, 1980; Olson, 1986; 1995) e l’Adult Attachment Scale (AAS, Hazan & Shaker, 1987).

Faces III: tale strumento consiste in un questionario di autovalutazione che permette di evidenziare la percezione che il soggetto intervistato ha delle proprie relazioni familiari, sia rispetto alla Famiglia Percepita, che a quella a cui vorrebbe tendere Idealmente. Il modello di Olson permette così di analizzare i due movimenti opposti del sistema familiare, attribuiti dall’autore alle dimensioni di coesione e di adattabilità: è dalla loro combinazione – i punteggi vengono distribuiti su due assi ortogonali – che Olson giunge ad identificare 16 diversi tipi di sistemi coniugali e familiari. Pertanto, le intersezioni di questi due parametri tenderebbero, quindi, a fornire informazioni utili sull’intero funzionamento familiare (Mazzoni, Tafà, 2007).

Adult Attachment Scale: Questo test misura come le persone vivono le relazioni di vicinanza rispetto alle tre

tipologie di attaccamento: sicuro, evitante e ambivalente.

Ai soggetti viene richiesto di stimare quanto ciascuna delle 3 proposizioni presentate, descriva il loro stile di attaccamento.

Alla luce del punteggio ottenuto è possibile identificare lo stile di attaccamento dominante per il soggetto.


Risultati preliminari: dalle analisi finora condotte su un campione parziale di vittime – donne, composto da

24 soggetti selezionati casualmente, provenienti da diverse regioni d’Italia, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, appartenenti a tutti livelli socio- culturali, è emerso:

1. Per il FACES III: la categoria Percepita rigida/disimpegnata si manifesta con una maggior frequenza rispetto alle altre (41,7%); mentre per quanto concerne la categoria Ideale quella che è maggiormente rappresentata è la caotica/connessa (25%);

2. Per L’AAS: la categoria che si presenta con maggior frequenza è quella evitante (62,5%);

3. La correlazione tra i due test mostra una tendenza alla correlazione negativa, ovvero alla tendenza a percepire il proprio modello di relazioni di appartenenza come rigido/ disimpegnato corrisponde uno stile di attaccamento di tipo evitante.

In conclusione, dall’analisi di un campione preliminare di vittime – donne, emerge che, in linea con le nostre ipotesi, la vittima di stalking, percepisce, in media, la propria famiglia di origine come tendenzialmente “rigida/disimpegnata”, e che invece desideri, idealmente, una famiglia che tenda allo stile “caotico/connesso”.

Questa caratteristica sarebbe un fattore facilitante nella ricerca da parte della vittima di un partner controllante e fortemente bisognoso di affetto, caratteristiche tipiche di uno stalker. Compatibilmente con l’idea che esista una correlazione causale reciproca tra il fatto di essere o esser stata una vittima di stalking e il fatto di ricercare un tipo di relazione invischiata, si prevede che questa predisposizione possa collimare con la tipologia familiare percepita e ideale dello stalker, a prescindere dal suo genere sessuale, ovvero percepire la propria famiglia come “caotica/invischiata” e tendere ad uno stile a sua volta invischiato.

Dai risultati 1 finora ottenuti, emerge inoltre, uno stile di attaccamento di tipo evitante per le donne vittime di

stalking ed in linea con le nostre ipotesi ci aspettiamo quindi, proseguendo la ricerca, di trovare uno stile di

attaccamento ambivalente/ invischiato nello stalker.

Infine, la correlazione tra il FACES III e l’ AAS, evidenzia, che per la vittima possedere uno stile di attaccamento di tipo evitante/distanziante, corrisponde l’appartenenza ad uno stile di funzionamento familiare di tipo “rigido/ disimpegnato”. Ciò che ci si attende relativamente allo stalker, pertanto, è rilevare una corrispondenza tra uno stile di attaccamento di tipo ambivalente ed un modello di relazione di appartenenza di tipo “caotico/invischiato”, ipotesi che, se si rivelasse fondata consentirebbe di poter dimostrare la sussistenza di una complementarietà strutturale tra vittima e persecutore, e quindi che “Dio li fa e poi li accoppia”.


Tuttavia, essendo questi dati preliminari, benché promettenti, necessitano di ulteriore approfondimento con l’aumento della numerosità del campione.

1 Vedi Tabelle in Appendice pag. 16


Autrici:

Serena Mastroberardino

Psicologa, Professore a.c.Università “La Sapienza” di Roma

Ricercatrice RACIS

Membro Esperto AIPG


Arianna Proietti Valentino

Psicologa,Ricercatrice RACIS

Ricercatrice AIPG


BIBLIOGRAFIA

  • Cirillo, S. & Di Blasio, P. (1989). La famiglia maltrattante. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Haley, I. (1985). La terapia del problem solving. Roma: La Nuova Italia Scientifica.
  • Hazan C. & Shaver P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality
  • and Social Psychology, 52, 511- 524.
  • Loriedo, C. & Picardi, A. (2000). Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento. Percorsi e modelli
  • della psicoterapia sistemico – relazionale. Milano: Franco Angeli.
  • Malagoli Togliatti, M., Angrisani, P. & Barone, M. (2000). Psicoterapia con la coppia. Milano: Angeli.
  • Mazzoni, S. & Tafà, M. (2007). L’intersoggettività nella famiglia. Procedure multi metodo per l’osservazione e la valutazione delle relazioni familiari. Milano: Franco Angeli.
  • Olson, D.H. (1986). Circumplex Model VII Validation studies and FACES III. Family Process, 25, 337-351.
  • Olson, D.H. (1995). “Il modello circonflesso dei sistemi coniugale e familiare”. In Walsh, F. (a cura di). Ciclo vitale e dinamiche familiari. Milano: Franco Angeli.
  • Olson, D.H., Portner, J., Lavee, Y., (1985). FACES III Family Social Science, University of Minnesota, 290 McNeal Hall, St Paul, Minnesota
  • Selvini Palazzoli, M., Boscolo, L., Cecchin, G. & Prata, G. (2003). Paradosso e controparadosso. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Siracusano, P. (2009). Stalking, un’oscura complessa circolarità. Rivista di Psicoterapia Relazionale, 29, pp. 87-103

Articolo tratto dalla Newsletter dell’AIPG – Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (clicca qui per andare alla Newsletter dell’AIPG e clicca qui per andare al sito dell’AIPG)

Per dovere di completezza scientifica, riportiamo qui l’abstract di un altro interessantissimo articolo sullo stalking, che riporta i dati di una ricerca scientifica condotta nel 2009.

L’articolo è citato nella bibliografia su riportata, ed è acquistabile presso il sito della Franco Angeli Edizioni (http://www.francoangeli.it/Home.asp)

 

Siracusano, P. (2009). Stalking, un’oscura complessa circolarità. Rivista di Psicoterapia RelazionaleABSTRACT:

In questo lavoro viene descritto e affrontato il fenomeno dello stalking, all’interno del quale si esprimono e si mettono in atto dei curiosi e pericolosi giochi relazionali, che vedono protagonisti tanto la vittima quanto il persecutore. In particolare, viene punteggiato sull’identificazione di elementi che potrebbero meglio descrivere una possibile complementarietà strutturale tra vittima e persecutore, nel tentativo di poter ridisegnare la relazione vittima-stalker, in un’unità individualizzata.

Mediante l’uso della scala di valutazione FACES III è stato condotto una preliminare indagine, dalla quale sono emersi dei dati interessanti.

Gli elementi strutturali, riconducibili alla coerenza e ai modelli d’appartenenza nella vittima, che emergono, ruotano, in base ai risultati ottenuti, intorno al bisogno di vicinanza affettiva, reso possibile, secondo il modello di origine, solo attraverso il controllo, dal quale chiaramente si vuole sfuggire.

Tali esigenze si connettono, in termini di accoppiamento strutturale, con le esigenze dello stalker, che tende a controllare il proprio oggetto d’amore per timore del rifiuto o dell’abbandono.

Stalker e victim stalker sarebbero, così, intrappolati in una  complementarietà rigida espressa attraverso un gioco reciproco e ricorsivo.


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