on 10 dicembre 2010 by SilvioA in Senza categoria, Comments (1)

«L’imputato non ha l’obbligo di dimostrare la propria innocenza»

Così recita l’articolo 48 della Costituzione russa.  Dopo la caduta della dittatura comunista i russi non vogliono più venire rinchiusi nei gulag.  Il premier russo Putin può quindi definire “ipocrita ed anti-democratico” l’arresto del fondatore di WikiLeaks: “Perchè è stato messo Assange in prigione? È questa la democrazia?”.
L’arresto di Mr. WikiLeaks sulla base della sola parola di un accusatrice solleva un grave problema del mondo occidentale: il femminismo misandrico sotto la copertura della difesa della donna ha introdotto la presunzione di colpevolezza, sovvertendo le fondamenta della normale giurisprudenza: un processo onesto, un confronto alla pari, la presunzione di innocenza, il principio del “meglio dieci colpevoli a piede libero che un innocente debba soffrire”.
Principi che gli uomini si erano già posti dall’alba dei tempi (Genesi 18:23-32), che facevano parte del diritto romano (Digesti 48.19.5, Sed nec de suspicionibus debere aliquem damnari diuus Traianus Adsidio Seuero rescripsit: satius enim esse impunitum relinqui facinus nocentis quam innocentem damnari) e del DNA della moderna giurisprudenza (W. Blackstone, Commentaries on the Laws of England, 1760).  Principi talvolta violati dai regimi dittatoriali, ed oggi dalle femministe che pretendono che lo Stato scenda al livello dei criminali ed applichi quella che chiamano Deuce’s law:
La presunzione di innocenza non deve applicarsi ai reati sessuali. […] Chi viene accusato di reati sessuali avrà l’onere di provare la propria innocenza. [..]. Le vittime decideranno se il crimine è avvenuto. La pena sarà la castrazione immediata ed irreversibile
Le femministe credono quindi che le donne non siano delle persone con uguali diritti e doveri degli uomini, ma delle bambine che devono essere protette, a costo di sospendere i diritti umani, almeno fino a quando nulla di male potrà più accadere ad una donna. Alla lunga l’odio femminista, la loro isteria nel propagandare false statistiche, disgusterà le persone intelligenti e per bene allontanandole dall’interessarsi delle poche vere vittime.
Per intanto la  legge americana già ha espliciti doppi standard che favoriscono chi fa accuse o calunnie di stupri sopra chi è costretto a difendersi: solo per questi reati si può venire condannati sulla base della “preponderanza dell’evidenza” (mentre per le accuse non femministe vige invece la normale formula della “condanna solo se la colpevolezza è provata oltre ogni ragionevole dubbio”).  Anche così, su sei casi, uno solo risulta vero: secondo le statistiche dell’FBI, le false accuse  sono molto più frequenti per i reati politicizzati dal femminismo che per gli altri reati (“false reporting of rape is multiple times greater than the average for all crimes”). Il numero di carcerati americani è decuplicato salendo a circa due milioni negli anni dell’esplosione del femminismo, tanto che gli americani hanno coniato il termine feminazismo.
In Italia vale il “libero convincimento del giudice”. Che vuol dire?  Vuol dire che se una donna è brava a mentire e/o al giudice piace condannare, può mandare un uomo in galera con la sola sua parola, senza nessuna prova oggettiva.  Se il Giudice vuole, la sua Propecia whithout prescription parola ha valore probatorio.  Le femministe avevano anche ottenuto la carcerazione preventiva per alcuni reati di loro gradimento, ma il decreto legge in materia è stato dichiarato contrario alla Costituzione.
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1 commento

  1. anonimo

    28 dicembre 2010 @ 21:24

    il femminismo si basa sulla superiorità della donna, almeno dal punto di vista legale. Certe leggi mi fanno vomitare.

    Bello come le femministe si lamentino di pornografia o pubblicità che “oggettificano le donne” mentre gli uomini possono essere sbattuti in carcere a discrezione di un giudice (magari tirato su a pane e propaganda femminista) a seguito di una falsa accusa di stupro.

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