Sarah Scazzi scaricata dalle femministe?

La stampa italiana dedica al giallo dell’omicidio di Sara Scazzi anche troppe prime pagine: sovraesposizione mediatica cui avevano inizialmente contribuito le femministe, con fiaccolate e lenzuola insanguinate.

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Ma da quando ha preso corpo l’ipotesi che Sarah sia stata uccisa dall’amica e non dallo zio (eventualità di cui la stampa discute in attesa che la magistratura chiarisca), è calato il silenzio nella stampa femminista, come ai bei tempi della Pravda.

Perchè?

Ci aiuta a capirlo un macabro sito femminista dedito alla cronaca nera, ma che raccoglie solo storie di femmine vittime di maschi: l’ultima notizia su Sarah Scazzi risale a quando venne imputata l’amica. Gli slogan “l’assassina non bussa: ha le chiavi del gineceo” non interessano alle femministe?

Un lato positivo di questa triste storia è ci fa riflettere sulla vera natura umana: la violenza non ha sesso ed è pericoloso lasciare che a difenderci siano persone con pre-concetti anti-maschili.

Gli inquirenti hanno continuato ad investigare con professionalità anche dopo la confessione del sedicente orco. Ma cosa sarebbe successo se le indagini fossero state coordinate da una femminista?

Da più parti si sottolinea la pericolosità di lasciare che i centri anti-violenza siano gestiti solo per donne solo da donne, dedite all’ideologia femminista. E non piuttosto, come dovrebbe essere, da uomini e donne alle dipendenze dello Stato e capaci di collaborare sulla base dell’etica professionale, al di fuori da ideologie sessiste, tenendo conto del bene dei bambini spesso coinvolti in vicende di violenze o di calunnie.

Il primo di questi centri, per aiutare ogni vittima di ogni violenza, potrebbe essere dedicato a Sarah: perché ci aiuti a ricordare che, anche se non sapremo mai se è vittima di un uomo o di una donna, sarebbe stata accolta comunque.

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