Comunicazionedigenere si dissocia dal femminismo

Un sito femminista ha pubblicato una conversazione privata in apparente violazione dell’articolo 616 del codice penale (*), apparentemente al fine di diffamare il più grande gruppo facebook “no alla violenza sulle donne”.

Puntualizziamo che, sebbene il sito femminista abbia nome simile a questo, nessun legame esiste fra i due siti e che pertanto in nessun modo questo sito può essere associato a condotte del sito omonimo ma femminista.

Questo sito ripudia il femminismo in tutte le sue forme come mezzo di risoluzione dei conflitti familiari e come strumento di offesa contro uomini e bambini innocenti.

 

(*) Articolo 616. Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza. Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire sessantamila a un milione.
Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza

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Maria Serenella Pignotti: attacchi diffamatori contro il prof. Gardner

Maria Serenella Pignotti

Maria Serenella Pignotti, pediatra vicina al Movimento Infanzia, sostiene che “la PAS sarebbe violenza di genere”.

Che senso ha questa frase?

“Violenza di genere” è un termine inventato dal femminismo per far credere che gli uomini siano violenti e le donne vittime.  Gli studi mostrano invece che a compiere violenze è solitamente chi la ha subita da piccolo:  un 5-10% delle persone, donne e uomini in egual misura.

“PAS” sta per (Sindrome di) Alienazione Genitoriale e consiste nel plagiare e terrorizzare i bambini fino a far loro rifiutare un genitore.  L’alienazione genitoriale sembra oggi essere più un disturbo relazionale che una sindrome, ma è innegabile che è un gravissimo abuso sull’infanzia dal quale i bambini devono essere protetti.

La dott. Pignotti tenta di sostenere che, siccome la maggioranza dei genitori alienanti sarebbero donne, in base a qualche oscura logica femminista, l’alienazione genitoriale sarebbe “violenza di genere”!

Idea che sarebbe pure divertente se la Pignotti si limitasse a fare esternazioni contro il “cancro al seno violenza di genere” nel suo simpatico dialetto stretto.

Applicata ad un abuso sull’infanzia, è invece una idea disgustosa, proprio come lo sarebbe un maschilista che tentasse di negare che la pedofilia è abuso sull’infanzia in base all’argomento che le persone accusate sono in maggioranza uomini.

Non contenta, la Pignotti attacca pubblicamente il prof. Gardner (colui che ha inventato il nome PAS) definendolo “attivista della pedofilia”!

È questa una brutta diffamazione dalla quale il professore non può difendersi essendo deceduto nel 2003.   In realtà il prof. Gardner si è battuto conto ogni abuso sull’infanzia, incluso l’utilizzo delle false accuse di pedofilia, entrando così nel mirino delle calunniatrici che devastano i figli pur di possederli, nonché dei soggetti che le aiutano a costruire pedo-calunnie.

Il prof. Gardner ha infatti osservato che i professionisti ripetutamente coinvolti nel sostenere false accuse di pedofilia ai danni di bambini innocenti non lo fanno per soldi ma perché si tratta di “pedofili repressi” che riescono in questo modo a dare sfogo alle proprie tendenze.

Il testo della dott. Pignotti:

«La sua terapia, infatti, così come proposta dal suo scopritore, per altro un attivista della pedofilia, prevede nei casi cosiddetti “gravi” l’allontanamento del bambino dalla mamma (nella stragrande maggioranza dei casi la PAS affligge le donne), a volte con periodi di “istituzionalizzazione” prima di passare sotto la custodia del padre.  E’ evidente come la PAS stessa sia un esempio di violenza di genere »

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato8001161.pdf

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Il femminismo buono esiste, ma è una contraddizione in termini

Ci sono femministe “buone”, cioè persone con obbiettivi giusti e ragionevoli ma messi (non si capisce perché) sotto la bandiera del femminismo.

La “femminista buona” riconosce che esiste un “femminismo cattivo” che chiama “femminismo autoritario”.   Il “femminismo cattivo” è anche chiamato “nazi-femminismo” da chi difende i diritti degli uomini e dei bambini. Ed è chiamato “femminismo” nel linguaggio comune di chi è poco interessato a questi temi e vede il femminismo come un monolite.

Questo “femminismo cattivo” è quello che ha preso campo nei luoghi di potere, che intende mantenere le posizioni in maniera anti-democratica mediante “quote rosa”, che gestisce da giornali e televisioni la multimilionaria industria della propaganda anti-maschile, che inventa termini come “femminicidio” e “violenza di genere” per vendere la falsa ideologia che la violenza è solo uomo cattivo che picchia donna innocente, per fare avere più fondi pubblici ai centri anti-violenza per sole donne che rifiutano gli uomini, che allontanano anche i bambini di più di 12 anni, che usano le false accuse per privare i bambini dei loro papà ed alienarli.  È quello delle odiatrici di uomini che si eccitano a vedere una bambina plagiata fino ad odiare il suo papà.  È quello che usa l’ONU per combattere l’affido condiviso ed ostacolare la protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale.  È quello che promuove iniziative dal sapore nazista, come pozzi per sole donne in Africa, programmi di aiuto economico per sole donne in America del Sud, treni per sole donne in India.  È quello che fingendo di volere la parità lavora per la distruzione della famiglia, l’apartheid di genere e la marginalizzazione degli uomini.

Il “femminismo buono” è una minoranza che ottiene visibilità con blog auto-gestiti grazie ad idee condivisibili.

Ma quando queste idee giuste vengono messe sotto la bandiera del femminismo, anche aggiungendo distinzioni, il risultato è di dare copertura alla maggioranza del “femminismo cattivo”.

Quando una “femminista buona” ha obbiettivi buoni, avrà anche il nostro appoggio.

Ma se queste battaglie vengono messe sotto la bandiera dell’ideologia del femminismo, non è possibile dirle “ok, so che sei una di quelle buone”.

Non può insistere a dirsi femminista, così rifiutando di distinguersi dalle ideologhe depravate ed amorali, sperando che per gli altri non sia un problema il voler mantenere la bandiera dell’odio di genere.

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Femminista contro adozioni gay: “Invidiosi della nostra fecondità”

Alle coppie gay, anzi, soltanto alle coppie gay maschili Luisa Muraro, femminista e filosofa, vorrebbe fare una domanda impertinente e sgradevole. Non è che volete adottare un bambino perché sotto sotto invidiate la fecondità delle donne? E se è così, perché non chiedete ad una donna di diventare la madre dei vostri figli smettendola con questa pagliacciata «anch’io voglio essere mamma», finalizzata a toglierci anche il privilegio della maternità? A Muraro la storia dei maschi che desiderano un bambino non piace per nulla. Se lo desiderano due lesbiche, invece, va benissimo: perché sono donne. Ecco cosa ha scritto i giorni scorsi:

“Le coppie femminili che desiderano figli, possono averli e così già fanno, con il tacito consenso della società circostante. Il problema si pone alle coppie maschili, in quanto naturalmente e ovviamente sterili. 
Qui non prendo posizione pro o contro l’adozione. Affermo soltanto che, quando si ha davanti un problema, conviene dirsi chiaramente come stanno le cose. Il problema dell’adozione è degli uomini, non delle donne. E dietro alla pressante richiesta maschile di poter adottare, potrebbe nascondersi un’antica invidia verso la fecondità femminile. Mi sbaglio? Non lo escludo, ma in tal caso l’uomo dica apertamente: perché non voglio chiedere a una donna il dono di diventare padre? perché voglio fare la madre io? “.

È difficile condensare tanta violenza emotiva in poche parole. Secondo Muraro, infatti, il problema delle adozioni gay non si pone per le lesbiche, che se vogliono figli possono averli di nascosto, perché hanno un utero. Come se una donna sessualmente e affettivamente orientata verso altre donne potesse trovare semplice rimanere incinta naturalmente da un uomo. Forse Muraro intendeva: con la fecondazione assistita. Ma in Italia una donna single non può accedere a questo tipo di tecnica, e diciamo “single” perché naturalmente non esistono normative che proteggano le coppie di fatto quindi, di fatto, una lesbica è sempre single per lo Stato italiano. Allora queste coppie di donne che si amano devono racimolare molti soldi e andare all’estero. Si può. Questo però diventa un problema anche per le single etero. Secondo Muraro, implicitamente, una donna può avere un figlio sebbene non viva una relazione con un uomo. Che ci vuole. Forse il suo pensiero non arriva ad includere quelle donne (etero, single, lesbiche, caste) che non vogliono mettere in campo la propria vagina e il proprio utero soltanto per concepire un bambino con un uomo qualunque. Molte lo fanno. Molte non lo vogliono fare. E vorrebbero l’adozione, senza che qualcuno immediatamente le accusasse di favorire il commercio dei bambini presso coppie omosessuali.

Tuttavia è sulle coppie gay – e dunque sui maschi in generale – che Muraro mostra un pensiero violento. Violento perché schiaccia l’omosessualità escludendo l’affettività. Un pensiero arcaico, che considera il maschile come nemico del femminile. Gli uomini, azzarda, vogliono scimmiottare le donne perché invidiano la loro fecondità. Essendo sterili, vogliono diventare “mamme” pur essendo maschi. Tralasciando gli studi che, ormai da tempo, hanno dimostrato come i figli delle coppie gay non crescano con turbe psichiche legate alla preferenza sessuale dei genitori, occorre riflettere sul fatto che per questa parte del femminismo (Marina Terragni per esempio si dice d’accordo) una coppia di uomini che si amano e che vorrebbero adottare un bambino sono la prova dell’odio dei maschi contro le femmine. Che il maschile sia invidioso del femminile fecondo è una delle spiegazioni che il pensiero femminista ha trovato per spiegare le violenze domestiche e la sottomissione delle donne. Antropologicamente, ha un senso. Ma smette di avere senso quando l’affettività degli uomini, e non solo la loro sessualità, corre verso altri uomini. Quando una coppia gay maschile desidera un bambino non è certo per interpretare il ruolo di mamma e papà, bensì per essere genitori a prescindere dall’orientamento sessuale. Forse per Muraro questa è una aberrazione. Dove andremo mai a finire? Perché un uomo, si chiede, non chiede ad una donna di renderlo padre? Ed è una domanda che pericolosamente si avvicina alla tesi cattolica secondo la quale l’omosessualità è una scelta, se non una devianza. Perché la risposta, per chi conosce anche soltanto minimamente l’omosessualità, è lampante: un uomo affettivamente e sessualmente attratto dagli uomini non potrebbe concepire un bambino con una donna. Può succedere, certo. Ma non per tutti è così. Anzi.

Muraro è certa che un bambino non può avere due padri. Ma non si chiede che cosa sia la genitorialità. Fa bene a porsi domande che molti si pongono, sulla relazione tra un bambino e due papà. Però è questa discriminazione a favore delle coppie di donne che accende l’attenzione: due mamme vanno bene, perché sono donne e le donne sono madri. In controluce a questo ragionamento è facile leggere uno zoccolo duro del femminismo nostrano, un rancore sordo verso il maschile, la convinzione che gli uomini vogliano togliere alle donne il mestiere, e che l’omosessualità nasca dalla vendetta inconscia contro il femminile. Odio, invidia. Ecco perché gli omosessuali chiedono l’adozione. È possibile pensarla in maniera meno retriva?

Fonte: http://www.glialtrionline.it/2012/10/02/la-femminista-che-attacca-i-maschi-gayvolete-adottare-perche-invidiosi-della-fecondita-femminile

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Perché la società penalizza gli uomini? La risposta della teoria economica sessuale

Nel sesso, le donne sono i fornitori e gli uomini costituiscono la domanda (Baumeister e Vohs 2004). Quando le donne sono in minoranza, il mercato sessuale è conforme alle loro preferenze: relazioni stabili, verginità diffusa, partner fedeli, e matrimonio precoce. Ad esempio, i campus americani del 1950 erano conformi a questo modello. Nella nostra analisi, le donne beneficiano di tali circostanze, perché la loro domanda di sessualità supera l’offerta. Al contrario, quando le donne sono la maggioranza, come nei campus di oggi così come in alcune comunità di minoranze etniche, l’equilibrio si sposta verso ciò che gli uomini preferiscono: molto sesso senza impegno, matrimonio in ritardo, accoppiamenti extradiadici, e simili.

E ‘di moda per descrivere tutte le relazioni di genere come oppressione e vittimizzazione delle donne. Quando le donne erano una minoranza fra gli studenti, questo è stato interpretato come indicazione che le donne sono state vittime di discriminazione oppressiva. Ora che le donne sono la maggioranza, sono vittime a causa di non essere in grado di dettare i termini di comportamento romantico e sessuale. Gran parte della discussione di Regnerus rispetta questa tradizione dominante. Come scienziati sociali interessati a entrambi i sessi, useremo questo breve articolo per ridurre lo squilibrio e discutere alcune implicazioni per gli uomini (cfr. Baumeister e Vohs 2004).

I mercati sessuali prendono la forma che hanno perché la natura ha biologicamente costruito uno svantaggio negli uomini: un enorme desiderio per il sesso che rende gli uomini dipendenti dalle donne. Il maggior desiderio dell’uomo lo pone in una situazione di svantaggio, come quando due parti stanno negoziando una possibile vendita o affare: quello che è più desideroso di fare l’affare è in una posizione più debole. Anche le donne desiderare sesso – ma fino a quando la maggior parte delle donne lo desiderano meno della maggior parte degli uomini, le donne hanno un vantaggio collettivo, ed i ruoli sociali e le interazioni seguirà un sistema che dà alle donne un vantaggio rispetto agli uomini (Baumeister et al 2001.). Abbiamo anche concluso che la soppressione culturale della sessualità femminile in gran parte della storia e in molte culture diverse è in gran parte aveva le sue radici nella ricerca di vantaggio sul mercato (cfr. Baumeister e Twenge 2002). Le donne hanno spesso sostenuto il loro vantaggio sugli uomini, esercitando pressioni su altre donne per limitare l’offerta di sesso a disposizione degli uomini. Come con qualsiasi monopolio o di cartello, restringendo l’offerta il prezzo sale.

Vale la pena di sottolineare che la soppressione culturale della sessualità femminile è una vittoria particolare per la teoria sessuale economica. Le due prospettive teoriche dominanti sul sesso, la psicologia evolutiva e la teoria femminista / costruzionista, entrambi fortemente prevedono il contrario. Entrambe le concezioni propongono che le culture reprimono la sessualità femminile per servire gli interessi degli uomini. La teoria dell’evoluzione ha detto che la soppressione culturale della sessualità femminile deriva dal fatto che gli uomini volevano frenare la sessualità delle donne, in modo da essere sicuri che il loro partner sarebbe stato fedele (così che gli uomini potessimo essere fiduciosi nella paternità). La teoria femminista quasi sempre si rifà all’oppressione maschile, e quindi la soppressione culturale della sessualità femminile riflette i desideri degli uomini di dominare le donne, di possederle e/o di impedire loro di trovare l’appagamento sessuale. In entrambi i casi, la soppressione culturale della sessualità femminile dovrebbe venire dagli uomini. Eppure l’evidenza schiacciante indica che la soppressione culturale della sessualità femminile nasce ed è sostenuta da donne (Baumeister e Twenge 2002). Solo la teoria dell’economia sessuale prevede questo risultato. Similmente a come l’OPEC cerca di mantenere un alto prezzo del petrolio sul mercato mondiale, limitando la fornitura, le donne hanno spesso cercato di mantenere un prezzo elevato per il sesso, limitando la reciproca volontà di fornire agli uomini quello che vogliono.

A volte gli uomini hanno cercato di migliorare le loro possibilità per il sesso mantenendo le donne in una posizione di svantaggio in termini di economici, educativi, opportunità politiche, e altri (Baumeister e Vohs 2004). Per esempio, i ricercatori hanno scoperto che a New York nel 1800, numero sorprendentemente elevato di donne occupate ricorso alla prostituzione occasionale di integrare i loro magri salari (Elias et al. 1998). Ma in generale questa strategia maschio fallito. Le donne sembrano aver realizzato collettivamente che il sesso è la cosa principale che avevano da offrire gli uomini, al fine di ottenere un pezzo di ricchezza della società, e quindi limitato l’accesso sessuale tanto quanto possibile, per mantenere un prezzo elevato. Studi recenti hanno scoperto che in un ampio campione di paesi oggi, la liberazione economica e politica delle donne è positivamente correlata con una maggiore disponibilità di sesso (Baumeister e Mendoza 2011). Pertanto, l’accesso degli uomini al sesso si è rivelato essere massimizzato non tenendo le donne in una condizione economicamente svantaggiata e dipendente, ma consentendo loro di avere accesso abbondante e opportunità. In un senso importante, la rivoluzione sessuale degli anni 1970 in sé era una correzione del mercato. Dopo che alle donne sono state concesse ampie opportunità per l’istruzione e la ricchezza, non avevano più interesse a tenere in ostaggio il sesso (Baumeister e Twenge 2002).

Che cosa significa tutto questo per gli uomini? Le tendenze sociali suggeriscono l’influenza continua di un fatto stabile, vale a dire il forte desiderio dei giovani per l’attività sessuale. Poiché l’ambiente è cambiato, gli uomini hanno semplicemente adattato il loro comportamento per trovare il modo migliore per raggiungere questo stesso obiettivo. Prima del 1960, era difficile fare sesso senza sposarsi o almeno impegnarsi, e così gli uomini preferivano sposarsi presto.  Per qualificarsi come materiale da matrimonio, l’uomo doveva avere un lavoro o almeno una forte prospettiva  (ad esempio sulla base di un diploma di laurea imminente). L’obiettivo primario dell’uomo di ottenere sesso lo motivava a diventare un cittadino rispettabile contribuendo alla società.

Il fatto che gli uomini divenissero membri utili della società a causa dei loro sforzi per ottenere il sesso non è banale, e può contenere indizi importanti per quanto riguarda il rapporto fondamentale tra gli uomini e la cultura (cfr. Baumeister 2010). Anche se questo può essere considerata una caratterizzazione poco lusinghiero, e non può attualmente essere considerato un dato di fatto, non abbiamo trovato alcuna prova in contraddizione con il principio generale di base che gli uomini faranno tutto ciò che è necessario per ottenere il sesso, e non molto più.   Se, per ottenere sesso gli uomini devono diventare pilastri della comunità, o accumulare ricchezze, o essere romantici o divertenti, molti uomini faranno proprio questo. Ciò pone la corrente sessuale free-for-all nei campus universitari di oggi in una luce un po ‘meno attraente di quanto possa sembrare a prima vista. Dare ai giovani un facile accesso ad abbondanti soddisfazione sessuale priva la società di uno dei suoi modi per motivarli a contribuire risultati preziosi per la cultura.

I cambiamenti nella politica di genere dal 1960 può essere visto come uno scambio, in cui entrambi i sessi hanno ceduto qualcosa di minore importanza per loro, al fine di ottenere qualcosa che volevano di più (Baumeister e Vohs 2004). Come afferma Regnerus, gli uomini desiderano il sesso, più che le donne (Baumeister et al. 2001). Le donne, dal canto loro, vogliono non solo il matrimonio ma anche l’accesso alle carriere e trattamento preferenziale nei luoghi di lavoro.

In sostanza gli uomini hanno dato dato alle donne non solo un facile accesso, ma anche un trattamento preferenziale nelle istituzioni che compongono la società, create dagli uomini. Oggi la maggior parte delle scuole, università, aziende, organizzazioni scientifiche, governi, e molte altre istituzioni hanno politiche esplicite per proteggere e promuovere le donne. E ‘una pratica standard di assumere o promuovere una donna davanti a un uomo altrettanto qualificato.    La maggior parte delle grandi organizzazioni hanno politiche e cani da guardia che tutelano gli interessi delle donne e garantiscono che le donne ottengano un trattamento preferenziale rispetto agli uomini. Politiche o strutture per proteggere gli interessi degli uomini sono in gran parte inesistenti e in molti casi sono espressamente vietate.  Qualunque nuova legge è attentamente esaminata da giuristi femministe che criticano rapidamente ogni aspetto che potrebbe essere problematico o svantaggioso per le donne, e così tutte le nuove leggi sono a favore delle donne. Nessuno favorisce gli uomini, e così i cambiamenti strutturali che favoriscono le donne e penalizzano gli uomini hanno accelerato (Baumeister e Vohs 2004).

Tutto questo è un po ‘ironico, nel contesto storico. Le istituzioni di grandi dimensioni sono state quasi tutte create dagli uomini. L’idea che le donne fossero deliberatamente oppresse da essere escluse da queste istituzioni necessita di un abile, modo selettivo, e motivato di guardarle. Ancora oggi, il femminismo è una storia di donne che esigono trattamento preferenziale nelle strutture organizzative e istituzionali che gli uomini creano, e non donne che creano organizzazioni ed istituzioni loro stesse. Quasi certamente, ciò riflette una delle differenze fondamentali motivazionali tra uomini e donne: la socialità femminile si concentra pesantemente su rapporti uno-a-uno, mentre la socialità maschile si estende a reti più grandi di relazioni (per esempio, Baumeister e Sommer 1997 , Baumeister 2010). Le donne quasi mai creano grandi organizzazioni o sistemi sociali. Questo fatto può spiegare la maggior parte della storia delle relazioni di genere, in cui il sesso nei pressi della parità delle società preistoriche è stato gradualmente sostituito da una progressiva disuguaglianza, non perché gli uomini si sono uniti per opprimere le donne, ma perché il progresso culturale nasce dalla sfera maschile con le sue reti di grandi dimensioni di rapporti superficiali, mentre la sfera delle donne è  rimasta invariata in quanto la sua struttura sociale ha sottolineato intensi rapporti uno-a-uno con l’esclusione di tutto il resto (vedi Baumeister 2010). In tutto il mondo e nel corso della storia (e preistoria), il contributo di grandi gruppi di donne al progresso culturale è stato irrisorio.

L’ironia è che gli uomini collettivamente si mettono in svantaggi strutturali nelle organizzazioni che gli uomini stessi hanno creato.  Le grandi strutture sociali che compongono il mondo degli affari, del governo e della politica, le relazioni economiche, la scienza e l’innovazione tecnologica, e simili, sono creazioni di sesso maschile, ma i giovani che entrano in uno di essi sono tenuti ad accettare la norma formale che le donne saranno trattate preferenzialmente ad ogni passo. Come possiamo spiegare questa notevola ironia della storia?

In effetti, il mondo del lavoro è un posto scoraggiante per un giovane di oggi. Le femministe osservano il continuo dominio degli uomini in cima alla maggior parte delle organizzazioni, ma questo è fuorviante, se non addirittura in malafede. Gli uomini creano la maggior parte delle organizzazioni e lavorano sodo per il loro successo. In effetti, uno studioso cerca invano di trovare nella storia grandi organizzazioni create e gestite da donne, che non hanno contribuito nulla al di là di lamentarsi degli uomini e richiedere una parte più grande dei frutti del lavoro maschile.

Perché gli uomini tollerano di dare alle donne il sopravvento nelle istituzioni della società? Spetta agli uomini creare la società (perché le donne quasi mai hanno creato grandi organizzazioni o sistemi culturali). Sembra sciocco e controproducente per gli uomini poi cedere docilmente il trattamento vantaggioso in tutte queste istituzioni alle donne. Inoltre, nonostante molte eccezioni individuali, in generale, in media gli uomini lavorano di più in queste istituzioni rispetto alle donne, in modo che sono gli uomini a salire ai vertici. Di conseguenza, le donne continuano a guadagnare meno soldi e hanno uno status inferiore rispetto agli uomini, fatto che paradossalmente è interpretato nel senso che il trattamento preferenziale delle donne deve essere continuato e persino aumento (vedi recensione di molte prove in Baumeister 2010). La società moderna non è lontano da abbracciare politiche esplicite di “parità di retribuzione per meno lavoro”. Indipendentemente da questa prospettiva, sembra che il trattamento preferenziale delle donne in tutta la forza lavoro sia abbastanza stabile. A causa della minore motivazione ed ambizione delle donne, probabilmente mai le donne otterranno risultati simili agli uomini, ed i minori risultati sono presi dalla politica come motivazione per continuare e possibilmente aumentare il trattamento preferenziale per le donne.

Ma questo modello di comportamento maschile ha più senso se si tiene presente che ottenere il sesso è una priorità assoluta per gli uomini, soprattutto giovani. Essere in posizione di svantaggio permanente prospettive di occupazione e la promozione, a causa di politiche di azione affermativa che favoriscono le donne, è certamente un costo per i giovani, ma forse non uno particolarmente saliente. Che cosa è saliente è che il sesso è abbastanza facilmente reperibile. Come riporta Regnerus, anche un uomo con prospettive di carriera tristi (ad esempio, dopo aver abbandonato la scuola superiore) può trovare un vasto assortimento di giovani donne disposte a condividere il suo letto.

Ricordamo, inoltre, che la motivazione apparente per la carriera di molti uomini è il desiderio per il sesso. Cioè, uno scopo principale del lavoro è stato quello di rendersi attraente per le donne come un partner sessuale potenziale, compreso come marito fino a quando il matrimonio era la strada principale al sesso. Al giorno d’oggi i giovani possono saltare la strada stancante di ottenere prospettive di istruzione e di carriera per qualificarsi per il sesso. Né devono sposarsi ed accettare tutti i costi, compresi il condividere i loro guadagni a vita e rinunciare per sempre altre donne. Partner sessuali femminili sono disponibili senza tutto questo.

Quindi forse i giovani non si preoccupano più di tanto di come le maggiori istituzioni sociali nel mondo del lavoro sono diventate sempre più sbilanciate a favore delle donne. Il sesso è diventato facile e gratuito. Questa è la versione odierna dell’oppio per le masse maschili. Il maschio che si porta a letto più donne si sta godendo la vita, e quindi non può notare che il suo sviluppo educativo e professionale è vagamente ostacolato da tutte le leggi e le politiche che spingono le donne davanti a lui. Dopo tutto, una delle ragioni principali per cui voleva fare carriera era stato quello di fare sesso, che ha già.  Fare carriera può avere ancora un certo fascino, ma senza dubbio era più convincente quando era di vitale importanza per ottenere sesso. Il successo non è così importante come una volta, quando era un prerequisito per il sesso.

Se gli uomini non hanno bisogno di una carriera di successo per fare sesso, allora per cosa necessitano di successo? Alcune ricerche indicano che la motivazione nella carriera si intensifica davvero per gli uomini quando diventano padri. Infatti, è noto da tempo che la transizione alla genitorialità ha effetti opposti per sesso. Le nuove madri recedono dal loro lavoro e dalle loro carriere, mentre i nuovi padri abbracciano il lavoro e la carriera con serietà e motivazione maggiore (per una rassegna vedi Baumeister 1991).

Molti di questi cambiamenti sono fuori del controllo di chiunque, e così i nostri commenti qui non hanno lo scopo di prescrivere un cambiamento radicale nelle politiche. Eppure, è istruttivo considerare come questi cambiamenti possono influenzare il futuro della società.

Per quanto riguarda il lavoro, i cambiamenti della società stanno producendo meno contributo di uomini e di più contributo da parte delle donne. Queste cose potrebbero compensarsi, con pochi o bassi costi per la società. Eppure, sostituire i lavoratori con le lavoratrici può portare ad alcune modifiche, nella misura in cui i due generi hanno un approccio diverso al lavoro. Rispetto agli uomini, le donne hanno più alti tassi di assenteismo, cercano ricompense sociali più di quelli finanziari, sono meno ambiziose, lavorano di meno in generale, sono più inclini a prendere estese interruzioni di carriera, e si identificano meno con le organizzazioni per cui lavorano. Esse sono più avverse al rischio, con conseguente minor numero di imprenditori e di invenzioni. (Baumeister 2010, ha osservato uno squilibrio spaventoso di genere nei nuovi nuovi brevetti, nessuno sta seriamente suggerendo che l’ufficio brevetti operi una discriminazione sistematica nei confronti delle donne, ma le donne semplicemente non si applicano per i brevetti come gli uomini.) Le donne sono meno interessate nei settori scientifici e tecnologici. Creano meno ricchezza (per sé e per gli altri).

Nel frattempo, le implicazioni dei cambiamenti sociali degli ultimi anni per il matrimonio potrebbe riempire un libro. La teoria sessuale economica ha evidenziato una grande quantità di dati che descrivono il matrimonio come una transazione in cui il maschio contribuisce alle risorse, mentre la donna contribuisce sesso (Baumeister e Vohs 2004). Cosa accadrà nei prossimi decenni? Il contributo femminile del sesso al matrimonio è evanescente: con l’età le donne, che perdono il loro fascino sessuale, molto più velocemente di come gli uomini perdono il loro status e le risorse, e alcune prove allarmanti indicano anche che le mogli piuttosto rapidamente perdono il loro desiderio per il sesso (Arndt 2009). Per sostenere un matrimonio in diversi decenni, molti mariti devono adattarsi alla realtà di dover contribuire con il lavoro e altre risorse per una moglie il cui contributo di sesso si riduce drasticamente in quantità e qualità e che può anche disapprovare fortemente di lui che cerca la soddisfazione in alternativa punti vendita come la prostituzione, la pornografia, e flirt extraconiugale.

Noi ipotizziamo che i giovani di oggi possano essere eccezionalmente mal preparati per una vita di fame sessuale che è la sorte di molti mariti moderni. La visione tradizionale che una moglie debba soddisfare sessualmente il marito senza la propria mancanza di desiderio è stato erosa, se non demolita, dall’ ideologia femminista che ha incoraggiato le mogli e mariti ad aspettare pazientemente fino a quando la moglie vuole in realtà il sesso, con il risultato che il matrimonio è un episodio prolungato di fame sessuale per il marito.  I giovani di oggi passano la loro giovane età adulta a fare sesso con partner multipli, e ci sembra essere una preparazione estremamente povera per una vita di fame sessuale.

Articolo pubblicato su

http://www.springerlink.com/content/vg7322727mgl1875/fulltext.html?MUD=MP

a firma di Roy F. Baumeister e Kathleen D. Vohs

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Divorzi e paternità: ecco come la donna violenta l’uomo – di Nadia Francalacci

False denunce e false accuse tra violenze fisiche, verbali e paternità negate. Nella coppia la donna diventa sempre più violenta. Ecco i risultati sconcertanti del questionario.

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“Sono prive di fondamento le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice”. Ad affermarlo è la psicologa forense Sara Pezzuolo, dopo aver condotto in Italia la prima “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”.

“Dal questionario emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche – continua a spiegare a Panorama.it, l’esperta- che trasformano il soggetto di genere maschile in vittima”.

Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, come è stato rilevato da numerose ricerche condotte in altri Paesi, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.
Non solo. “I dati dimostrano che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare – continua la psicologa – anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili”.

Ma la maggior parte dei soggetti intervistati da Sara Pezzuolo che hanno dichiarato di avere figli, ha fatto emergere l’effettiva strumentalizzazione che i bambini hanno all’interno della coppia in crisi.

“E’ proprio la separazione e la cessazione della convivenza, specialmente in presenza di bambini a costituire un terreno particolarmente fertile per comportamenti che implicano una violenza psicologica”.

Quali sono le pressioni più frequenti attuate dalle donne che si trasformano in vere e proprie violenze?
Il 68,4% del “gentil sesso” minaccia costantemente il compagno di chiedere la separazione, togliergli casa e risorse e di ridurlo in rovina; il 58,2% lo minaccia di portargli via i figli mentre il 59,4% di ostacolare i contatti con il proprio figli. Il 43,8% delle donne addirittura minaccia il compagno di impedirgli definitivamente ogni contatto con i figli.

Ma questa violenza femminile talvolta non travolge solamente il compagno: “La violenza psicologica- continua Pezzuolo – si estende spesso all’interno ambito parentale paterno. La minaccia implica pertanto che i figli non potranno avere più alcun contatto non solo col padre, ma nemmeno con nonni, zii, cugini”.

L’utilizzo strumentale dei figli come mezzo di rivalsa emerge in percentuali rilevanti, indifferentemente nelle coppie coniugate, conviventi o separate, sia prima, durante e dopo la separazione.

Inoltre dall’indagine emergono tipologie di violenze psicologiche sul maschio anche nell’atto della procreazione.

“La paternità imposta con l’inganno comprende perlopiù casi in cui la gravidanza non è frutto di un rapporto consolidato. La partner (114 risposte, in 21 casi la moglie o compagna stabile, in 93 casi una compagna occasionale) matura la decisione di procreare e ne tiene all’oscuro l’uomo – prosegue la psicologa – mettendo in atto strategie ingannevoli, mentendo sulla sua fertilità e/o sull’uso di anticoncezionali, per poi chiedergli di “assumersi le proprie responsabilità”.

Questi atteggiamenti come vengono subiti e vissuti dagli uomini?
“Tale assunzione di responsabilità, quando è frutto di una scelta unilaterale imposta all’altro con l’inganno, risulta essere vissuta – e descritta nelle domande aperte – come una grave forma di violenza e prevaricazione; va detto che in alcuni casi la descrizione avviene anche attraverso toni particolarmente aspri, rabbiosi, offensivi”.

L’interruzione della gravidanza contro il parere paterno si verifica nel 9,6% dei casi, la paternità imposta con l’inganno nel 10,7% mentre l’attribuzione fraudolenta di paternità, o tentativo di attribuzione nel 2,7% dei casi presi in esame.

Altro fenomeno emergente che il questionario ha rilevato è proprio quello delle false denunce o accuse costruite nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza.
Tale problematica emerge in 512 casi sul totale 1.058 casi esaminati proprio ad appannaggio dei soggetti appartenenti alle categorie in questione. E la domanda posta agli uomini da Sara Pezzuolo che ha raccolto il maggior numero di risposte positive con il 77,2% riguarda proprio le provocazioni fisiche e verbali.

Ecco alcune delle domande del questionario che Panorama.it, vi mostra con il numero dei soggetti e la percentuale di risposta.

1 – è capitato che una tua partner si sia arrabbiata nel vederti parlare con un’altra donna (Risposte: 726) 68,6%.

2 – è capitato che una tua partner ti abbia umiliato o offeso di fronte ad altre persone, trattandoti da sciocco, mettendo in ridicolo le tue idee o raccontando tuoi fatti personali (99) 66,1%

3 – è capitato che una tua partner ti abbia criticato sgradevolmente perché non riesci a  guadagnare abbastanza(538) 50,8%

4 – è capitato che una tua partner ti abbia invitato sarcastica a trovare un secondo o terzo lavoro (373) 35,2%

5 – è capitato che una tua partner ti abbia criticato perché le fai fare una vita modesta (526) 50,2%

6 – è capitato che una tua partner ti abbia paragonato, irridendoti, a conoscenti, colleghi, mariti di amiche etc., che godono di posizioni economiche migliori della tua (405) 38,2%

7 – è capitato che una tua partner  abbia rifiutato di partecipare economicamente alla gestione familiare in maniera proporzionale al suo reddito (511) 48,2%

8 – è capitato che una tua partner abbia criticato e/o offeso i tuoi parenti pur sapendo che questo ti ferisce (767) 72,4%

9 – è capitato che l’atteggiamento di una tua partner sia diventato ostile quando non era lei ad avere l’ultima parola sulle scelte comuni (726) 68,2%

10 – è capitato che una tua partner ti abbia criticato, in pubblico o in privato, per difetti fisici (bassa statura, calvizie, occhiali) (311) 29,3%

11 – è capitato che una tua partner ti abbia criticato, in pubblico o in privato, per abbigliamento, calzature, pettinatura, barba incolta, aspetto in generale (519) 49,1%        

12 – è capitato che una tua partner ti abbia criticato per come ti occupi della casa o per come educhi i figli, ad esempio dicendoti che sei un incapace, un buono a nulla etc. (650) 61,4%

13 – è capitato che una tua partner ti abbia ignorato, non ti abbia parlato, non abbia preso in considerazione ciò che dici o non abbia risposto alle tue domande (720) 68,1%

14 – è capitato che una tua partner ti abbia insultato o preso a male parole in un modo che ti ha fatto stare male (798) 75,4%

15 – è capitato che una tua partner abbia cercato di limitare i tuoi rapporti con la tua famiglia, i tuoi figli o i tuoi amici (728) 68,8%

16 – è capitato che una tua partner ti abbia impedito o cercato di impedirti di fare sport, di coltivare un hobby o altre attività da svolgere fuori casa (471) 44,5%

17 – è capitato che una tua partner ti abbia imposto o cercato di importi come vestirti, pettinarti o comportarti in pubblico (418) 39,5%

18 – è capitato che una tua partner abbia messo insistentemente in dubbio la tua fedeltà e/o la tua sincerità (638) 60,3%

19 – è capitato che una tua partner ti abbia seguito e/o abbia controllato i tuoi spostamenti (389) 36,7%

20 – è capitato che una tua partner abbia controllato costantemente quanto e come spendi il tuo denaro (349) 32,9%

21 – è capitato che una tua partner abbia danneggiato o distrutto i tuoi oggetti o beni personali, o minacciato di farlo (498) 47,1%

22 – è capitato che una partner abbia fatto del male o minacciato di farlo ai vostri figli (282) 26,6%

23 – è capitato che una tua partner  abbia fatto del male o minacciato di farlo a persone a te vicine (243) 22,9%

24 – è capitato che una tua partner abbia fatto del male o minacciato di farlo ai vostri animali domestici (85) 8,1%

25 – è capitato che una tua partner abbia minacciato di uccidersi, o altri gesti di autolesionismo (343) 32,4%

26 – è capitato che una tua partner abbia minacciato di chiedere la separazione e/o sbatterti fuori di casa e/o volerti vedere ridotto in rovina (724) 68,4%

27 – è capitato che una tua partner abbia minacciato di portarti via i figli (615) 58,2%

28 – è capitato che una tua partner abbia minacciato di non farti più vedere i figli o di farteli vedere se e quando vuole lei (631) 59,4%

29 – è capitato che una tua partner abbia minacciato di non farti avere più alcun contatto con i tuoi figli, nemmeno telefonico, escludendo definitivamente dalla loro vita te e la tua famiglia (464) 43,8%

30 – è capitato che una tua partner ti abbia  negato la paternità, interrompendo una gravidanza che tu avresti desiderato fosse portata a termine  (102) 9,6%

31 – è capitato che una tua partner ti abbia imposto una paternità con l’inganno (114) 10,7%

32 – è capitato che una tua partner ti abbia fatto credere o abbia tentato di farti credere che fosse tuo un figlio concepito con un altro uomo (29) 2,7%

33 – è capitato che una tua partner abbia  provato a costruire false accuse di molestie e/o percosse nei tuoi confronti, nei confronti di tuoi familiari o nei confronti dei vostri figli (512) 48,4%

34 – hai mai avuto l’impressione che una tua partner provasse a provocarti, verbalmente e/o fisicamente, con l’intento di scatenare una tua reazione (816) 77,2%

35 – non ho mai subito violenze psicologiche o economiche da parte di una donna (22) 2,1%

http://news.panorama.it/cronaca/Divorzi-e-paternita-ecco-come-la-donna-violenta-l-uomo

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Femministe in rivolta contro l’empowerment maschile

 

Un uomo ha esibito i propri attributi in solidarietà con il concetto di “slut walk” (“marcia delle zoccole”), e cioè quelle manifestazioni in cui femministe urlano per il proprio diritto a spogliarsi.

Di fronte ad un uomo che sorridendo abbracciava la loro ideologia praticando l’empowerment maschile liberandosi dalle costrizioni del patriarcato, le femministe non hanno capito l’ironia ed è esplosa l’isteria misandrica: come un branco di scimmie, si sono messe a gridare, a sbattere borsette con modalità scimmiesche, a tirargli bottiglie mancandolo da una distanza di 3 metri insieme ai pochi maschi-pentiti che partecipavano alla manifestazione femminista.

 

«Sorelle, aspettate il vostro turno»

 

Uomo attaccato da scimmie antropomorfe femministe

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USA: polemica sull’opportunità del voto alle donne

La dichiarazione di Janis Lane, ex manager e figura politica di rilievo:

«Il nostro paese andrebbe meglio se fossero solo gli uomini a votare.  Non c’è niente di peggio di un gruppo di donne piene di odio.  Sono diaboliche quando attaccano le persone»

L’attuale modello di democrazia vuole essere il più possibile inclusivo, e così il voto venne prontamente esteso alle donne poco dopo che gli uomini ebbero conquistato il suffragio universale.

Esiste tuttavia una diffusa insoddisfazione rispetto a tale scelta.

Da un lato, le donne tendono a votare partiti (solitamente di sinistra) che garantiscano “diritti” quali aborto ed assistenza statale — in sostanza vogliono che lo Stato faccia da marito.   L’alto indebitamento pubblico è arrivato ad un punto di crisi che rende insostenibile tale pratica.  Ma soprattutto tale pratica ha portato alla crisi della famiglia, con effetti sociali disastrosi sui bambini e quindi sulle future generazioni.

Dall’altro lato tante donne, appena elette, si occupano solo di moltiplicare privilegi femminili (mantenimenti, quote rosa, favoritismi nei concorsi pubblici, minori tasse…) portando avanti una guerra di genere.  Le più spietate femministe arrivano addirittura a cercare di impedire la protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale, credendo che ne siano in massima parte colpevoli le donne.    Le grandi leader come Maragaret Thatcher e le leader capaci come Angela Merkel rimangono più l’eccezione che la regola, per cui gli elettori, sia uomini che donne, preferiscono votare per uomini avvezzi invece a pensare al bene comune di uomini e donne.

Parte del problema forse deriva dal fatto che tante associazioni femminili e femministe sono state più o meno nascostamente fondate e guidate da partiti ex-comunisti con lo scopo di attirare il voto femminile, ma portando nel femminismo l’abitudine alla totale falsificazione della realtà che caratterizzava giornali comunisti quali la Pravda.

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“Impossibile conciliare lavoro e maternità”: le donne non reggono i ritmi di lavoro maschili

Le donne si stanno rendendo conto che il femminismo le ha rese infelici, proponendo loro un modello irrealistico ed innaturale:

«ANNE MARIE Slaughter si è cullata nella promessa di un certo femminismo, soprattutto americano, secondo il quale bisognava avere tutto: realizzare ambizioni famigliari e professionali. Poi un giorno, passati i cinquant’anni, ha deciso che non era più possibile. Il pentimento è arrivato dopo aver faticosamente raggiunto i suoi sogni. Madre di due figli, lavorava al Dipartimento di Stato, prima donna nominata Director of Policy Planning, tra le collaboratrici più in vista di Hillary Clinton. Orari massacranti, riunioni e trasferte continue, e il tormento di non essere mai davvero in pari con la vita. Qualcosa che manca sempre, in ufficio ma anche a casa. “Ho detto basta e non me ne pento” racconta ora Slaughter che oltre a essersi dimessa con fragore dal suo incarico governativo ha deciso di fare un suo personale outing dalle colonne dell’Atlantic Monthly.

Non è la sola. “Faccio politica per migliorare la vita degli altri, non per peggiorare la mia” ha detto Axelle Lemaire, trentenne deputata socialista che ha rifiutato di diventare ministro nel governo francese perché troppo indaffarata con i pargoli.

È come una controrivoluzione silenziosa, un movimento di donne in carriera che si arrendono, a metà corsa, schiantate da quello che Slaughter chiama “tempo macho”: l’organizzazione del lavoro ancora basata sui ritmi maschili. “Credo che sia venuto il momento di essere sincere  –  spiega a Repubblica la professoressa di Princeton  –  e ammettere che, a certi livelli di responsabilità, la conciliazione tra professione e famiglia diventa impossibile “.

Una posizione iconoclasta, quasi una dichiarazione di resa, proprio mentre tante donne arrivano ai vertici politici e imprenditoriali. Il lungo articolo di Slaughter pubblicato a luglio, Why women still can’t have it all, è stato uno dei pezzi più letti e commentati nella storia del magazine statunitense, ripreso in decine di paesi, con reazioni spesso critiche. “Mi aspettavo le critiche delle femministe della mia generazione sul fatto che sto dando un cattivo esempio oppure che propongo riforme irrealizzabili. Ma non avevo previsto che l’articolo sarebbe diventato “virale”, attraverso il web e altri giornali, scatenando una conversazione planetaria tra persone di ogni età”. Persino Hillary Clinton si è schierata qualche giorno fa contro il “piagnisteo” di certe working women, anche se poi ha precisato che non si riferiva a Slaughter. […]»

da http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/10/24/news/impossibile_conciliare_lavoro_e_maternit_sempre_pi_donne_in_fuga_dalla_carriera-45214599/

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Sesso e psiche: quando le donne violentano gli uomini – di Nadia Francalacci

Sono sempre di più gli uomini che denunciano violenze fisiche e psicologiche da parte delle compagne

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Uomini violentati, uomini perseguitati. Anche loro vittime di stalking. Oltre il 30% degli uomini subiscono danneggiamenti, pedinamenti, telefonate indesiderate da ex mogli o compagne.
Non sono solamente le donne ad essere minacciate, violentate anche psicologicamente e ridotte in fin di vita da uomini malati d’amore e di desiderio di possesso. Dietro la violenza si nasconde anche la sofferenza di molti uomini.

“La “normalizzazione” pubblica della violenza femminile attraverso messaggi pubblicitari, spettacoli  televisivi, cinema, stampa, video web sta creando assuefazione ed abbassando l’allarme sociale- spiega a Panorama.it, Sara Pezzuolo psicologa forense e autrice della ricerca “Violenza verso il maschile”– la scena di un uomo che schiaffeggia una donna in un reality suscita sdegno e scatena, giustamente, la condanna pubblica ma a ruoli invertiti, la stessa scena non suscita uguale sentimento ed uguali reazioni. Anzi, viene minimizzata diviene “normale”, perfino ironica”.

Perché? Quali sono le differenze? E poi, gli episodi di violenza diventano “proponibili” anche pubblicamente, solo se ne sono vittime gli uomini? I dati della prima ricerca  condotta in Italia sulle violenze sul sesso maschile sono sconcertanti, tanto quanto quelle sulle donne.

Il 58,1% degli oltre mille uomini intervistati (1058), dichiara di subire violenze fisiche dalla propria partner con modalità tipiche maschili ovvero con percosse come calci o pugni.

“Oltre il 63% degli uomini hanno dichiarato di subire la minaccia di violenze fisiche da parte della compagna e nel 60,5% dei casi, la violenza fisica risulta essere stata effettivamente messa in atto con modalità tipicamente femminili come graffi, morsi, capelli strappati – continua la psicologa – mentre il lancio di oggetti si attesta poco oltre il 50%”.

Molto inferiore risulta la percentuale (8,4%) di coloro che dichiarano che una donna abbia posto in essere un’aggressione alla propria incolumità personale attraverso atti violenti che avrebbero potuto causare il decesso, come ad esempio il soffocamento, avvelenamento oppure ustioni.

Resta però, l’utilizzo di armi proprie ed improprie che appare in circa un quarto (23,5% dei casi) delle violenze femminili. Il 15, 7% degli uomini di un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, invece, ha dichiarato di essere stato vittima di altre forme di violenza non contemplate nella ricerca come ad esempio: tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte (in un caso nel cassetto), spinte dalle scale.

Ma ad essere inquietanti per quanto sorprendenti sono i dati relativi alle violenze sessuali subite dagli uomini.

Infatti, l’8,6% sono gli uomini vittime di violenza sessuale attraverso l’utilizzo della forza o delle minacce. In questi casi l’uomo denuncia di essere costretto ad avere rapporti sessuali in forme a loro non gradite come ad esempio rapporti sado-maso oppure rapporti nel periodo mestruale. Non solo, il 4,1% dei soggetti intervistati dichiara di essere stato forzato ad avere rapporti sessuali con altre persone incluso sesso di gruppo o scambi di coppia.

“Ma ad essere risultate interessanti sono le note che hanno inserito negli spazi, previsti in ogni batteria di domande, per l’aggiunta facoltativa di ulteriori dettagli”, continua la psicologa.

Tra le costrizioni sgradite, infatti, figurano alcune richieste “estrose”, ma vissute con disagio, vergogna o turbamento da parte degli uomini. E quali sono? La pretesa di accoppiamenti in luoghi aperti pur potendo disporre di un’abitazione, la presenza sul letto dei due gatti della partner, la richiesta da parte della moglie di solo sesso orale escludendo per 18 mesi la penetrazione.

“Ed alcune richieste più “violente” in merito alle quali non sembra opportuno scendere nei dettagli – precisa Pezzuolo – ma che comunque comportano lesioni visibili, in alcuni casi permanenti come piccole cicatrici ed ustioni”.

Solo il 2,2% degli uomini ha dichiarato di non aver mai subito alcun tipo di violenza sessuale

“Affrontando nella ricerca l’argomento della sessualità, risulta evidente come la difficoltà maschile nel riconoscere di aver subito violenza sessuale sia sensibilmente minore rispetto alla percezione di subire violenza fisica o psicologica – prosegue Sara Pezzuolo – infatti nessun item sulla violenza sessuale registra risposte positive in percentuali superiori al 50%”.
La percentuale maggiore, il 48,7% dei casi, riguarda il rapporto intimo avviato ma poi interrotto dalla partner senza motivi comprensibili.

“Gli uomini, pur riconoscendo alla donna la libertà di interrompere il rapporto sessuale in qualsiasi momento, riferiscono di rimanerne mortificati, umiliati, depressi. Nessun maschio afferma di pretendere la continuazione di un rapporto non più desiderato dalla donna, o tanto meno di costringerla a portarlo a termine; i soggetti intervistati esprimono la libertà di non essere costretti a fingere indifferenza e/o a negare la frustrazione che deriva dal rifiuto, nonché le conseguenze sul piano fisico ed emotivo.  La gamma di turbamenti riferiti va dal malessere fisico all’insonnia, dalla mortificazione nel sentirsi rifiutato al dubbio di non essere più desiderato; dal timore di non essere in grado di soddisfare la partner al dubbio che in precedenza la stessa abbia simulato un desiderio ed un piacere che non ha mai provato; dal dubbio del tradimento alla sensazione di inadeguatezza; dal timore per la stabilità della coppia al calo dell’autostima

Insomma forme di violenza fisiche che violentano anche la mente.

Ma la violenza che colpisce i 3/4 degli uomini è quella psicologica ed economica.

Oltre il 75,4% dichiara di essere insultato, umiliato e di provare sofferenza dalle parole utilizzate dalla propria compagna.

Ma quali sono le forme di “controllo e costrizione psicologica” più frequenti? Il 68,8% degli uomini subiscono limitazioni o impedimenti nell’incontrare i figli o la propria famiglia d’origine mentre il 44,5% per le attività esterne: sport, hobby, amicizie; il 39,5% denuncia imposizioni in merito ad aspetto e comportamento in pubblico; controllo sul denaro speso, quanto e come  nel 32,9% dei casi.

Ma la forma più frequente è atteggiamento ostile della donna qualora non avesse l’ultima parola sulle scelte comuni. E questo accade nel 68,2% dei casi.

L’uomo è costretto a subire, a differenza delle donne, le “minacce trasversali” ovvero aggressione verso oggetti personali della vittima, persone care e persino animali domestici.

“Altro fenomeno emergente rilevato dal questionario è quello delle false denunce o accuse costruite nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza – conclude la psicologa Pezzuolo – tale problematica compare in 512 casi sul totale dei casi esaminati (48,4%) proprio ad appannaggio dei soggetti appartenenti alle categorie in questione.La domanda che ha raccolto il maggior numero di risposte positive riguarda le provocazioni fisiche e verbali nel 77,2% dei casi”.

http://news.panorama.it/cronaca/Sesso-psiche-donne-violentano-uomini

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