L’Ami, il Suo Presidente Gian Ettore Gassani ed una pervicace ostilità al DDL 957

Sono molte le associazioni di avvocati che si occupano di diritto di famiglia e minori. Le sigle sono altrettante e forse troppe quasi a significare una percezione del problema “famiglia” tutt’altro che univoca.

In questi anni si è fatto un gran parlare di interesse superiore del minore ma, stando alle diverse posizioni e sigle sotto le quali operano i professionisti che si affannano al capezzale della moribonda famiglia, questo slogan accoglie le tesi piu’ diverse, a volte avviluppate in un insanabile contrasto, quasi sempre frutto di una visione parziale del problema.

Tra queste associazioni c’è anche la “AMI Avvocati” (Avvocati Matrimonialisti Italiani) della quale, fin dalla sua fondazione, è presidente l’Avvocato Gian Ettore Gassani. Persona dotata di spiccatissima sensibilità umana, il Presidente della Ami Avvocati pare essersi dedicato specificamente al diritto di famiglia giungendo recentemente (e dopo aver osteggiato il disegno di legge N. 957 in discussione al Senato ndr) ad affermare che sara’ essa stessa (l’Ami Avvocati) a presentare un proprio disegno di legge per una riforma del diritto di famiglia.
In molti non condividono questa volonta’ di avvocati e magistrati di interferire con il processo legislativo, ma tant’è.

Le critiche dall’Ami al DDL 957 in sostanza sembra si propongano di fermare un disegno di legge che avrebbe dovuto rendere piu’ stringente (e quindi applicabile e applicata) quella legge 54/2006 sull’affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei loro genitori che, varata nell’ormai lontano 2006, e che, purtroppo, è rimasta finora disattesa nei tribunali italiani dove operano, seppure con ruoli diversi, magistrati, avvocati, periti.

Ma cosa critica l’AMI di quanto previsto dal Disegno di Legge di per sé nato, non per correggere i principi delle norme in essere, bensì per riparare alla mancata applicazione di una legge dello Stato (legge 54/2006)?

In un documento presentato in Commissione Giustizia del Senato il 26 luglio scorso, l’Ami (di questo pare giusto prendere atto) riconosce i guai della malagiustizia familiare infatti sottoscrive in questo modo le lagnanze popolari:

“La necessità di una riforma del processo di separazione è innegabile: occorrono in materia norme chiare, non equivoche, complete, che sostituiscano prassi disomogenee e molto spesso contraddittorie e che consentano al nostro Paese di uniformarsi agli ordinamenti europeo ed internazionale, pur nel rispetto della specificità della propria realtà e della propria cultura. Il disegno di legge n. 957 è stato occasione di studio e discussione in sede di Consiglio Direttivo nazionale già nell’ottobre dell’anno 2010; successivamente, si è preso atto anche del ddl n. 2454. Le premesse esposte nelle relazioni introduttive sono assolutamente condivisibili. Le criticità che vengono evidenziate in ordine alla sostanziale disapplicazione della legge n. 54 del 2006 nascono da un indubbio esame della realtà e, dunque, da dati di fatto che tutti noi possiamo quotidianamente verificare. In più di un’occasione l’AMI ha espresso disappunto e preoccupazione per la disomogeneità di prassi ed orientamenti nei 165 Tribunali italiani. Non si contestano, quindi, i principi e le motivazioni che ispirano le modifiche, ma si propone da subito una formulazione letterale chiara, che non apra le porte, ancora una volta, a difficoltà interpretative ed applicative.”.

Da qui parrebbe potersi desumere che l’Ami sia d’accordo con il principio che il legislatore volle stabilire ormai oltre 5 anni fa con una norma varata proprio per attuare il principio di bigenitorialità, fatto salvo che, così come spesso avviene per il principio del “superiore interesse del minore”, anche per il principio di bigenitorialità non sia possibile procedere ad interpretazioni diverse, magari anche numerose e fantasiose.

Proseguendo la lettura del documento presentato in Commissione Giustizia del Senato il 26 luglio scorso, è necessario prendere atto che, nonostante l’apprezzamento del principio della bigenitorialità, tutti gli istituti previsti dal legislatore per calare il principio nella realtà non sono di gradimento dell’Ami che sembra sì qualificarsi come paladina della bigenitorialità, ma di una bigenitorialità da intendersi principalmente come principio astratto e non come regola capace di incidere nelle prassi di affidamento.

Nessun cenno – vale la pena evidenziarlo – alla necessità di tutelare le relazioni familiari in quanto tali, in quanto costituenti esse stesse un quid inviolabile nella sua stessa esistenza sacrale e dalla costante violazione delle quali derivano quelle istanze per frequentazioni genitori figli equivalenti (non uguali, ma equivalenti!!!), mantenimento diretto e mediazione familiare.

Quelle relazioni “genitore-figlio, di cui il Sistema Giustizia si vuole invece impossessare: quando direttamente, come fa attraverso i TdM e i SS, quando indirettamente, come avviene nei procedimenti di separazione e divorzio, nei quali il Giudice espropria i genitori del loro legame genitoriale, assumendolo in prima persona per rendere padri e madri meri esecutori dei suoi disposti.“.

L‘Ami di questo non parla quasi il problema fosse inesistente o comunque rappresentasse qualcosa di ineluttabile su cui sarebbe inutile provare a misurarsi.

Per il resto le osservazioni che chiunque puo’ leggere, paiono piu’ dettate dalla volonta’ di opporsi ad una reale applicazione del condiviso non avendo nel loro insieme particolari caratteristiche di novità e ribadendo concetti tra l’altro ampiamente superati da tempo grazie ad importanti studi effettuati in ambito scientifico.

Troviamo quindi l’Ami contaria all’attuazione di tempi uguali (ma nel DDL in discussione al Senato non si parla di tempi uguali ma equivalenti e non è la stessa cosa!) così come contraria resta l’Ami di fronte al mantenimento diretto dei figli opzione quest’ultima gia’ prevista dalla legge in vigore ma che l’Ami ritiene giusto disattendere in quanto, come si evince dalla lettura del documento, diverrebbe difficile l’eventuale recupero coatto del credito (precetti e pignoramenti ndr).

Ma l’ami è anche contraria al doppio domicilio perché (ma non spiega perché) andrebbe in direzione opposta all’interesse del minore.

Dalla lettura del documento, in un carosello di neologismi e affermazioni sostanzialmente acritiche, scopriamo poi che il vero affidamento condiviso corrisponderebbe ad una visione adultocentrica.

una logica che non deve essere “adultocentrica” non si pensi che rimedio utile ed efficace possa essere, ad esempio, la previsione del doppio domicilio, che decisamente procede in direzione opposta rispetto alla tutela dell’interesse del minore.

Ma l’Ami, forse senza accorgersene, entra anche in contraddizione con sè stessa quando per respingere l’istanza del mantenimento diretto fa riferimento ad un contesto sociale economicamente debole afferma che:

Sarebbero inevitabili le difficoltà che si incontrerebbero nell’attuazione della norma, soprattutto nella maggior parte delle separazioni caratterizzate da un contesto sociale ed economico debole, così come le difficoltà a garantire tutela al diritto di credito del beneficiario nell’ipotesi di inadempimento.

per poi, immediatamente sotto, dichiararsi decisamente contraria

in ordine alla proposta abolizione del riferimento al tenore di vita in precedenza goduto dal minore nella determinazione del quantum dell’assegno, che contrasta con i principi e le norme vigenti in materia.

In tempi di recessione economica alla quale si aggiungono l’incremento dei costi legati ad una separazione (doppio alloggio, doppie utenze, spese legali, peritali ecc.) viene da chiedere all’Ami:

CHI PAGA SE IL TESSUTO SOCIALE, NELLA MAGGIOR PARTE DELLE SEPARAZIONI, E’ ECONOMICAMENTE DEBOLE?

A raccontare le cose diversamente, in un ottica non “adultocentrica” ma, ad avviso di chi scrive, piu’ realistica, sembrano averci pensato altri che, senza alcun riferimento all’Ami in particolare, rilevano la costante avversione di qualsiasi associazione di avvocati e magistrati ad una vera riforma del diritto di famiglia nella direzione attesa dalla gente ormai esausta e insofferente per il clima in cui viene precipitata di fronte all’eventualità di una separazione.

Larticolo che consigliamo di leggere per comprendere la tragica realtà italiana in cui sembra essere sprofondato il diritto di famiglia è raggiungibile a questo link ed ha un titolo abbastanza significativo:

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2 risposte a L’Ami, il Suo Presidente Gian Ettore Gassani ed una pervicace ostilità al DDL 957

  1. Mirco scrive:

    So che probabilmente raggiungeranno lo scopo di dividermi da mio figlio. Fino a ora non ci sono riusciti con le Ctu e con gli assistenti sociali. Domani ci riusciranno, perchè sarei nella materiale impossibilità di versare l’assegno di mantenimento impostomi a seguito di un provvedimento assurdo e abnorme. Le ripercussioni giudiziarie saranno inevitabili. Eppure… c’è un momento in cui devi scegliere da che parte stare. C’è un momento in cui devi scegliere tra l’orgoglio e la dignità. C’è un momento in cui devi condividere con gli altri la tua esperienza e non ti puoi più nascondere, vergognarti. Non puoi subire tutte le ingiustizie in silenzio. Non puoi non denunciare le “incapacità”, l’incompetenza di chi ti deve tutelare applicando la legge. Massacrato sì, ma vigliacco no. Devo avere il coraggio di guardare mio figlio negli occhi con fierezza. Perderò la mia battaglia, ma almeno ci avrò provato.

  2. Federico scrive:

    Assolutamente d’accordo con Mirco. La legge n. 54\2006 conteneva nella sostanza i principi di cui il disegno di legge n. 957. Purtroppo giudici ed avvocati, sulla pelle dei minori (e non certo nel loro superiore interesse!), continuano a darne una applicazione restrittiva e distorta. L’affidamento condiviso resta una sterile (ed odiosa) affermazione astratta, rilevando invece (nel superiore interesse dei minori, che hanno diritto a non perdere un genitore a causa dei loro litigi) il collocamento e l’effettivo (e continuativo, così la L.n. 546) apporto umano ed educativo di entrambi. Così in tutto il mondo occidentale!
    I Tribunali, in linea di massima, continuano (perché non potrebbero fare altrimenti!) a dichiarare che l’affido è condiviso… con collocamento però presso la madre (!), riducendo il padre ad un “visitatore”!!!!!
    Sosteniamo il disegno n.957, perché i bimbi non siano “merce di scambio o di ricatti”, ma figli di due genitori. Dalle cui vicende personali hanno diritto di restare fuori.

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