E’ tutta colpa del complesso di Edipo.
Dall’assenza della figura paterna fino al successo di Berlusconi.

In fondo potrebbe essere tutta colpa di Edipo e della mancata esperienza del complesso che porta il suo nome, resa sempre più difficile dalle complicate dinamiche familiari di oggi. Perché, a distanza di oltre un secolo, la teoria psicanalitica di Sigmund Freud è ancora alla base di uno sviluppo armonioso della personalità. E non solo: è anche la chiave di lettura per tanti fenomeni sociali, dai delitti passionali alle dipendenze giovanili, passando perfino per il successo di Berlusconi.

Questa la tesi di Vittorio Luigi Castellazzi, psicologo clinico e psicoterapeuta, dal 1976 docente di Tecniche proiettive e psicodiagnosi della personalità all’Università Pontificia Salesiana di Roma e autore di diversi saggi, tra cui “Dentro la solitudine. Da soli felici o infelici?” (Edizioni Magi, 2010).

Professore, come è cambiata la struttura familiare in Italia negli ultimi decenni?
Ha subìto, più o meno, gli stessi cambiamenti che hanno interessato l’intero mondo occidentale, a partire dall’avvento della prima industrializzazione nella seconda metà dell’Ottocento, quando il padre per motivi di lavoro esce di casa e diventa progressivamente invisibile agli occhi della moglie e dei figli. Successivamente, con l’espandersi del lavoro femminile, è la stessa madre a diventare invisibile ai figli. A loro volta i figli, impegnati negli studi e nelle loro molteplici attività legate al tempo libero, diventano estranei ai genitori. Si è passati così da una famiglia centripeta a una famiglia centrifuga, in cui il padre non è più il centro decisionale. Contemporaneamente, si afferma l’emancipazione femminile con la conseguente ristrutturazione dei ruoli uomo-donna, marito-moglie. Si fa strada un modello di coppia non più fondata sulla legge, ma sull’amore e viene avviata la defamilizzazione dell’educazione, che diventa sempre più appannaggio di svariate agenzie esterne alla famiglia.

Come la mancanza del padre influenza lo sviluppo della personalità?
Per mancanza non ci si deve certo riferire semplicemente a un’assenza fisica del padre. Quello che oggi si constata e preoccupa è l’assenza psichica della figura paterna. Il padre, così come Freud lo ha delineato all’interno della struttura familiare dell’inizio del Novecento, non c’è più. Oggi, in famiglia, il padre è sempre meno presente come rappresentante della legge, della norma, della proibizione. Purtroppo si registra una figura paterna appiattita sulla figura materna. Non a caso si parla di “padre-mammo”. Ciò comporta, dall’ottica freudiana, che nella famiglia ma, di riflesso, anche nella società, tenda a prevalere il principio di piacere sul principio di realtà, dal momento che l’esperienza del complesso edipico si fa sempre più problematica.

Cosa significa crescere senza vivere il complesso di Edipo?
Molto sinteticamente. Freud colloca l’esperienza del complesso di Edipo tra i tre e i cinque anni di vita. In questa fase, il bambino/la bambina tende a volere instaurare una relazione privilegiata con il genitore del sesso opposto e a volere eliminare il genitore del proprio sesso. Perché possa serenamente superare tale conflittualità, e quindi rinunciare al soddisfacimento del suo desiderio di morte del rivale, accettando il genitore del proprio sesso come modello d’identificazione, deve potere avvertire positivamente la scoperta e la presenza del terzo, il padre, e prendere atto dell’esistenza di una coppia coniugale e genitoriale stabile e affiatata. Una simile presa di coscienza determina il superamento del legame esclusivo con la madre, favorendo così il processo di autonomia, l’identificazione con il genitore del proprio sesso, l’instaurazione del Super-Io come istanza intrapsichica che modula la pulsionalità primitiva sia affettiva che aggressiva. In particolare, il riconoscimento e l’accettazione della realtà, la coppia genitoriale, ridimensiona la primitiva immagine narcisistica e onnipotente del bambino, gettando le basi della differenziazione tra le generazioni e tra i sessi, della razionalità, dell’apertura all’altro, del confronto con il diverso da sé, del pluralismo. Purtroppo, nella famiglia attuale sono carenti sia l’esperienza della figura paterna come rappresentante della legge che la percezione, da parte del bambino, di una coppia stabile e affiatata. E questo rende difficile il passaggio dal registro materno a quello paterno, dal principio di piacere al principio di realtà.

Come influiscono le attuali dinamiche familiari sulle nuove generazioni?
Innanzitutto, mancando figure genitoriali di riferimento solide, i ragazzi e i giovani di oggi faticano ad acquisire una chiara identità. Inoltre, sono sempre più numerosi i ragazzi e i giovani che vivono all’insegna della dipendenza. Una dipendenza che tende a sfociare in condotte distruttive e/o autodistruttive. Oggi tra l’altro, oltre alle “vecchie” dipendenze, come quelle della droga, c’è tutta una serie di “nuove dipendenze”, dal cellulare al gioco d’azzardo, da Internet al sesso, che finiscono per minare seriamente il futuro delle nuove generazioni. Si è di fronte a ragazzi e giovani che continuano a vivere sotto il dominio iniziale del principio di piacere, le cui connotazioni sono: la prevalenza dell’irrazionale sulla ragione, l’imperativo del tutto e subito, l’illusione di onnipotenza e quindi del rifiuto del limite, l’egocentrismo e quindi il disinteresse del bene dell’altro, la resistenza a fare l’esame di realtà, l’insopportabilità delle pur minime frustrazioni, il bisogno del nido, la passività, l’assenza di progettualità. I ragazzi e i giovani d’oggi tendono cioè a comportarsi entro un quadro fantasmatico pre-edipico, dove le figure familiari sono sostanzialmente ai loro piedi.

Che tipo di rapporti affettivi si instaurano oggi?
Ci si sta avviando verso la strutturazione di rapporti affettivi instabili. Se l’altro non è più funzionale al proprio piacere, lo si lascia senza alcun senso di disagio o di colpa. In casi estremi, si giunge anche ad eliminarlo. Sono quindi in aumento relazioni caratterizzate dall’aggressività e dalla distruttività. Ciò vale soprattutto sul versante del maschio che, continuando a coltivare il legame arcaico con la madre, è alla sistematica ricerca di una partner che alimenti tale fantasma. Di riflesso, di fronte alla ricerca di autonomia da parte della propria compagna, non è disposto ad accettare pacificamente di essere lasciato. Alla maniera di un bambino di pochi anni, incapace di pensarsi senza genitore, la separazione è da lui percepita come un abbandono mortale che deve a tutti i costi contrastare. Se non gli riesce, reagisce in modo distruttivo e, talvolta, anche autodistruttivo. Nell’uccidere e nell’uccidersi, egli non fa altro che rappresentare il suo dramma interiore che lo porta a fantasticare che non c’è possibilità di vita nella separazione dalla madre.

Dal micro al macro-sociale: il comportamento delle masse?
Il mancato passaggio dal registro materno a quello paterno e, conseguentemente, la fissazione al principio di piacere sembrano avere delle notevoli ripercussioni anche sul piano socioculturale. Si ha l’impressione che i nostri adolescenti e i nostri giovani siano condannati a vivere una sorta d’immaturità sociale cronica. Avvolti in un incessante e caotico blob del superfluo, gli adolescenti e i giovani crescono infanti (dal latino infans = colui che non parla). Sono altri che parlano al loro posto e stabiliscono il soddisfacimento dei loro bisogni e desideri. Gli oggetti di gratificazione sono infatti messi a loro disposizione prima ancora che li possano desiderare.
Come osserva Bauman, poi, la nostra è una società che “si sta preparando a vivere una condizione d’incertezza permanente e irresolubile”. Oggi “la precarietà non è oggetto di scelta; è destino”. E là dove c’è incertezza c’è più difficoltà di crescita. Si afferma sempre più, infine, una società maternalizzata che si presenta sotto il volto ingannevole della gratificazione istantanea e perenne. Risultano in tal modo compromesse sia l’esperienza della frustrazione costruttiva che l’acquisizione del senso di responsabilità.

Perfino la “dittatura morbida” di Berlusconi si inserisce in questa analisi.
Premesso che ogni spostamento dal micro al macrosociale è rischioso e suscettibile di pericolose semplificazioni, Berlusconi è la proposta politica della permanenza del principio di piacere. In tutti questi anni non ha fatto altro che incarnare l’imperativo del tutto e subito e senza sacrifici. Ha ingigantito il modello che imperversa nelle nostre famiglie, dove i genitori non sono più in grado di chedere sacrifici ai loro figli. Si pensi ai famosi slogans ripetuti come un mantra: “Meno tasse per tutti” e “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. O a quello, ancora più sfacciato, pronunciato in occasione dello scandalo delle escort: “Tutti gli italiani vorrebbero fare come me”. Soprattutto, Berlusconi aiuta ad evadere dall’esame della realtà e, conseguentemente dalla frustrazione e dall’angoscia che talvolta questa provoca. Va sempre tutto bene e non ci si deve preoccupare del futuro. Chi sostiene il contrario è nemico del popolo. Anche perché Berlusconi si presenta agli italiani alla maniera di una madre nei confronti del suo bambino smarrito che lo rassicura con un: “Ghe pensi mi”.

Ma non finisce qui.
Quel che è peggio, una delle caratteristiche del principio di piacere è il misconoscimento della legge. Come il bambino, nei primi anni di vita, cerca con tutte le sue forze di evitare di fare i conti con il no, con la proibizione, con la legge, per potere continuare a vivere sull’onda del principio di piacere, così Berlusconi di fronte a un ostacolo giuridico, che gli impedisce di raggiungere il soddisfacimento di un suo obiettivo, o alla minaccia di una condanna è pronto a farsi una legge ad personam. Non a caso il partito di Berlusconi si chiama Partito delle libertà. Ci sarebbe molto da dire sull’adozione del plurale. Il bambino inoltre fatica a riconoscere i suoi limiti, i suoi errori. Verrebbero messi in crisi il suo narcisismo e la sua illusione di grandiosità. Se, ad esempio, va a sbattere contro lo spigolo del tavolo, è il tavolo che è cattivo e non lui che ha calcolato male le distanze. Giunge perfino a picchiarlo, dichiarandolo cattivo, ed è ben contento se la madre sta al suo gioco. Alla stessa maniera, Berlusconi non sbaglia mai: se qualcosa gli va male è sempre colpa degli altri, posibilmente dei comunisti, che ormai esistono solo nella sua fantasia, o della magistratura politicizzata. E come la madre per il bambino, ha attorno a sé tutta una schiera di cortigiani e di opportunisti pronti a rassicurarlo che le cose stanno veramente come le pensa lui. Nel berlusconismo è bandito il dubbio e ancor di più la critica.

Come è messa l’opposizione?
L’opposizione in un simile quadro, al di là dei suoi limiti oggettivi di cui è responsabile, ha ben poco spazio e ben poca udienza. O, per lo meno, non l’ha dalla maggioranza degli italiani. Di quegli italiani, cioè, che chiedono a Berlusconi di continuare a farli sognare. Di continuare a tenerli nell’illusione infantile del bengodi. Sembra che abbiano paura di uscire fuori dal sonno e dal sogno in cui la propaganda mediatica li ha immersi. Come i bambini preedipici, immersi nei “vantaggi” del principio di piacere, si ostinano a non volere riconoscere la realtà, così molti italiani resistono al rischio della delusione. Sembrano i lotofagi del poema omerico alla ricerca di un costante nirvana, che li esima dal fare i conti con la realtà. Anche quando questa realtà è fatta di scandali e di corruzioni.

In altri Paesi d’Europa la struttura familiare tradizionale si è disgregata molto prima che in Italia, eppure non sembrano esserci state le stesse conseguenze per la società (soprattutto a livello politico). Qual è la differenza?
A ben vedere, pur se minoranze, anche in altri Paesi d’Europa sono presenti tentazioni di volere una società modulata sul principio di piacere. La differenza, rispetto all’Italia, sta nel fatto che là non c’è un altro Berlusconi. Inoltre, ci sono strutture politiche e sociali che parano sufficientemente il rischio di una salita al potere di uno che è proprietario di un impero mass-mediatico.

Vede prospettive per il futuro?
Grazie a Dio non tutti gli italiani sono succubi di tali incantamenti. Va comunque osservato che, se per superare una crisi economica basta progettare un piano di risanamento e in poco tempo se ne esce, per superare una crisi di questo genere è tutto molto più complicato. Per risalire la china, in questo campo, non ci sono ricette miracolistiche. Ho comunque fiducia che ci si riuscirà. Senz’altro è necessario elaborare nuovi modelli educativi. La giustificazione dell’accesso immediato e compulsivo al soddisfacimento dei propri desideri, qualunque essi siano, va fortemente contrastata. E va contrastato il dilagare del nuovo Super-Io che, rispetto a quello freudiano che esigeva la rinuncia pulsionale, ha come comandamento indiscusso il soddisfacimento del piacere ad ogni costo.

 

http://affaritaliani.libero.it/cronache/dall_assenza_figurapaterna_berlusconi_Castellazzi300710.html

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