COL KAMIKAZE KE CI KAPITE….!

buy online drugs class=”alignleft size-full wp-image-641″ title=”FURLY2″ src=”http://www.centriantiviolenza.eu/comunicazionedigenere/wp-content/uploads/2010/07/FURLY2.jpg” alt=”” width=”468″ height=”443″ />Il nostro simpaticissimo e folkloristico sito-“rivale” di Femminismo a Sud ne ha (volutamente?) …equivocata un’altra delle sue.

Le sorelle in questione – che noi non riusciamo proprio a considerare nemiche, date la simpatia che i loro stereotipi ideologici, moralistici, e comunicazionali ci ispirano – hanno oggi pubblicato un bel post nel quale, come al solito, urlano, tra lo sdegnatissimo e il terrorizzato/ante, contro le minacce di morte che avrebbero ricevuto sulla Pagina “No alla violenza sulle donne” – pagina che si occupa veramente, come possiamo dimostrare, di donne da tutelare, ma non di donne da utilizzare per i propri scopi – ideologici e non (ricordiamo che altrove non è stato dato sostegno a donne vittime di tragedie terribili solo perché segnalate dal nostro sito!).

Dicevamo, dunque: le nostre simpatiche sorelline leggono una frase, e subito evocano minacce di morte. La frase è questa.

Se l’intenzione era quella di usare il terrore (vedi minacce di vario tipo) credo che adesso quei soggetti CRIMINALI siano giunti al capolinea. In questi anni di politica avversa e disumana nei confronti di uomini coinvolti in separazioni conflittuali condite con false accuse e falsi abusi, si sono formate vere e proprie squadre di potenziali kamikaze che delle minacce di eventuali sedicenti femministe se ne sbattono proprio perché non hanno più niente da perdere. Credo che non molti tengano presente questo dato capace di modificare sensibilmente i progetti di queste menti perverse e contrarie ai bisogni di ogni uomo e donna degni di questo nome. Ripeto: se la tattica era quella di minacciare, questi/e hanno il loro percorso già’ segnato dalla sconfitta. La vita continua e dei criminali che minacciano (LA VITA) se ne fotte! Alla grande!!!“.

E loro subito ne scrivono.

Ne scrivono – bene, perché scrivono bene, con stile colto e incisivo, e modi …signorili? pacati? – sul loro blog, subito evocando – appunto – minacce mortali. E lasciando intuire che – da quel che pensano loro – gli odiatissimi esponenti maschilisti già sono pronti a caricarsi di bombe per farsi veramente esplodere, in qualche modo, davanti a qualche gruppo femminista o alla redazione di qualche blog (dove, al massimo, scrivono in due, redattrici che evidentemente – stando alla produzione che mostrano – hanno tempo da perdere e nessun bisogno di lavorare, essendoci – qualcuno? qualcuna? – che lo fa al posto loro).

Non sappiamo se il “pensiero femminile”, quando estremizzato, riesca a concepire la metafora come modello comunicativo e, soprattutto, rappresentativo del mondo, e non sappiamo nemmeno se in certe situazioni di tensione emotiva si sia portati a leggere tutto e sempre – volutamente o meno? – come un riferimento persecutorio e minaccioso.

Di gente che si sente sempre al centro di incredibili persecuzioni e continui attacchi, è pieno il mondo (e in qualche caso ci stanno i farmaci adatti).

Ma non è sicuramente questo il caso: ne siamo certi. Però il fatto, incontrovertibile, è che – nel loro scritto – le sorelle di “Femminismo a Sud” non hanno minimamente preso in considerazione l’ipotesi che il “kamikaze” fosse riferito ad altro, come difatti era (il pensiero di chi aveva scritto andava al padre di Torino, Angelo Grasso, che ha promosso uno sciopero della fame e della sete per protestare contro l’ingiustizia che ritiene di subire.

Non hanno nemmeno preso nella benché minima considerazione il fatto che – nel parlare quotidiano (e forse solo ora, con il terrorismo islamico, il senso si sta modificando) – il termine “kamikaze” evochi esclusivamente la dimensione suicidaria e disperata del gesto di una persona, e non quella aggressiva e distruttiva:

http://it.wiktionary.org/wiki/kamikaze?rdfrom=Kamikaze&redirect=no

pagina di Wikipedia (che almeno in questo caso sembra sufficientemente informato) nella quale si legge quanto segue circa i significati del termine:

“kamikaze (Wikipedia approfondimento) m inv

  1. (storia) aviatore giapponese che, nelle operazioni militari, in particolar modo durante la seconda guerra mondiale, si sacrificava per la propria patria lanciandosi con il proprio aereo contro navi o postazioni nemiche

  2. (per estensione)(nel linguaggio moderno) attentatore suicida, con particolare riferimento ad una tecnica usata dal terrorismo fondamentalista islamico

  3. (per estensione)(senso figurato) persona che si “getta” in un’impresa ardita e/o disperata o in una situazione difficile o di difficile soluzione”

Ci sembra pertanto ovvio concludere che le simpatiche sorelle di Femminismo a Sud, FORSE non avendo… l’estensione a portata di mano o di pc, hanno volutamente frainteso l’uso del termine per evocare fantasmi e mostruosità che giustificano tutte le violenze del loro linguaggio.

Sappiamo benissimo come funziona: per esigere ordine e autorità contro un “nemico”, si comincia a sempre a evocare la presenza, continua e fissa, di un pericolo contro cui agire.

E piano piano si creano le premesse per mettere a tacere il dissenso.

Con buona pace della metafora, e, fatto strano, della vera creatività femminile.

KOMMUNIC@TION

p.s.: andate a leggere il post, per favore. L’arte è arte anche quando mistifica: per come la pensiamo noi, cioè, è arte, pur se con un suo fascino “trash”, tutto ciò che è voluta mistificazione volta a convincere il passante di turno circa congiure, nemici, criminali perennemente in agguato per vendere poi le proprie ideologie.

Arte pura e, in qualche modo, a buon mercato. E su un sito che ha ben pochi, e annoiati, lettori…

* * *

A FUTURA MEMORIA LO SCREENSHOT COMPLETO DEGLI ALTRI INTERVENTI CHE DANNO UN SIGNIFICATO E RIFERIMENTO DIVERSI A QUELLI SEGNALATI DAL BLOG IN QUESTIONE

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