Bentornato, Dominique Strauss-Kahn

Ad Aprile era uno degli uomini più potenti del mondo: presidente del Fondo Monetario Internazionale e molto probabile futuro primo ministro della Francia.

A Maggio sembrava destinato a decenni di galera: l’accusa di stupro sulla base della sola parola di una cameriera, amplificata dalla forza distruttiva del femminismo, è bastata a costringerlo ad una umiliante detenzione, dopo essere stato esibito in manette davanti ai giornalisti di tutto il mondo, ingiuriato pubblicamente in un falò delle racchie, fotografato nudo, costretto a subire ripetute indagini corporali, messo in cella d’isolamento.

3 mesi dopo l’incubo femminista è finito, e oggi può tornare da uomo libero nella sua Francia. Infatti:

Ancora oggi, femministe vogliono la testa di DSK. Il Giornale commenta: “lo schieramento contro il maschio supera ogni limite […] C’è da avere paura, e da evitarle sul piano umano”.

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A differenza di una persona comune, DSK ha potuto pagare investigatori. Un uomo comune, vittima di calunnie femministe, sarebbe stato sbranato dalle femministe rabbiose, come ben sanno i papà separati che, loro malgrado, sono in prima linea.
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