Qu’avez-vous fait de la libération sexuelle?

[…] Molte delle leggi attuali non trattano allo stesso modo uomini e donne. Anzi, sono decisamente a favore delle donne.

“Le femministe francesi mi danno della collaborazionista“, commenta Iacub con un’alzata di spalle, “ma ormai mi sono abituata a questo genere di insulti”. La tesi della Iacub è la seguente: negli ultimi trent’anni si è assistito a un totale ribaltamento dei ruoli all’interno della famiglia. Con conseguenze devastanti per il sesso maschile. “Nel XIX secolo la famiglia si strutturava intorno a un uomo, il capofamiglia, e a una donna, la moglie o riproduttrice”, spiega. “I ruoli erano precisi e chiari, ovviamente discriminanti nei confronti della donna che non aveva diritti. Oggi, nel nucleo familiare il pater familias è una donna. È lei che detiene i diritti. Abbiamo formulato delle leggi e dei diritti fondandoli su delle supposte competenze biologiche. Oggi la maternità è una questione di scelta, mentre la paternità è diventata un obbligo. La donna può scegliere di fare o meno un figlio, di non portare a termine una gravidanza, di non riconoscere un figlio, ma anche di reclamarne la custodia, che quasi sempre ottiene, in caso di divorzio”.

Per un uomo è diverso. “Un uomo non può intervenire nella decisione di un’interruzione volontaria di gravidanza ma è costretto a riconoscere sempre e comunque un figlio di cui magari non conosceva neanche l’esistenza. In caso di divorzio deve pagare alimenti di entità spesso ingiustificata, ma ottiene difficilmente la custodia. Se questa non è discriminazione…”.

In effetti la scrittrice critica una situazione che si ritiene politicamente scorretto affrontare: la conquista della libertà sessuale (intesa in questo senso come riappropriazione del proprio corpo) che si è fatta a detrimento degli uomini. Secondo lei i due sessi, invece di arrivare a elaborare una vera parità, sarebbero stati semplicemente capaci di ribaltare alcuni diritti e doveri, senza però cancellare le differenze.

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“La società costruiva i propri valori intorno alla famiglia patriarcale, oggi che questo modello è scomparso, la procreazione diventa la nuova forma costitutiva della società”. Se accettiamo questo postulato, è facile capire che l’atto sessuale non può essere concepito separato dalla maternità. E qui Marcela Iacub lancia un sasso ancora più pesante nello stagno: la sacralizzazione del sesso ha spinto i legislatori a concepire delle leggi che puniscono in modo sproporzionato le violenze sessuali.

Le recenti leggi in materia di stupro prevedono pene di molto superiori a un omicidio colposo: ma come possiamo accettare che il “prezzo” di una vita sia inferiore al prezzo di una violenza sessuale? In quale società si può accettare che il valore più importante e assoluto non sia la vita?”. Con queste affermazioni Iacub si è fatta immediatamente accusare di difendere gli stupratori, ma forse bisognerebbe prestarle attenzione: “Che cosa vogliamo proteggere con le leggi sulle violenze sessuali e lo stupro?

In effetti, trent’anni fa, parallelamente alla liberazione sessuale, la sessualità avrebbe potuto scomparire come problema giuridico specifico. E invece, con motivazioni diametralmente opposte, femministe e conservatori hanno voluto mantenere la sfera della sessualità come qualcosa a parte, attinente alla psiche. Dunque oggi, una violenza sessuale è valutata in base al danno psicologico. Il crimine sessuale è diventato un crimine psicologico, per estensione incommensurabile.

Quindi la pena da scontare deve essere particolarmente lunga per essere “visibile” e proporzionata alla “sofferenza psicologica”. Ma questo implica una deriva pericolosa della maniera di concepire il diritto: la distanza sempre più grande tra la legge e l’approccio psicologico della valutazione delle pene”. Per Iacub l’emergere, nel diritto, di termini quali psicologico, mentale e morale segnala una trasformazione politica importante: l’intervento dello Stato nella sfera più privata dell’essere umano, cioè la psiche. Come se lo Stato volesse farsi garante -arbitrariamente – del benessere psicologico dell’individuo.

“Fino a oggi, nei Paesi occidentali lo Stato ha cercato di garantire la vita, la salute, la vecchiaia, insomma, un certo benessere fisico. Oggi, lo Stato cerca di proteggere la psiche. Basta osservare come vengono mediatizzati e giudicati i crimini sessuali, ma anche le molestie sessuali, le pressioni psicologiche sul posto di lavoro, o sul vicino che ti importuna, le nuove leggi sulle sette. Come se tutto d’un tratto si chiedesse allo Stato non solo di punire i “cattivi” ma di trasformarli in buoni. Insomma assistiamo alla volontà di trasformare le persona invece di accontentarci di fissare delle regole e di punire chi le trasgredisce”. Forse le femministe francesi non hanno ascoltato fino in fondo Marcela Iacub, o forse hanno fatto confusione di termini: Iacub non è una collaborazionista, sta organizzando la resistenza.

[Fonte http://dweb.repubblica.it/dweb/2003/04/19/attualita/attualita/051don34751.html]

 

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