È possibile curare il lesbo-femminismo?

Mentre i gay sono percepiti come meno aggressivi degli uomini e non pongono problemi particolari, le lesbiche sono percepite come più aggressive e le lesbiche separatiste — quelle donne talmente accecate dall’odio di genere da rifiutare ogni contatto con gli uomini — sono corresponsabili di molte delle depravazioni del femminismo, quali il voler distruggere la famiglia, l’odiare gli uomini, il voler allontanare ed alienare i bambini dai loro papà.

Nei paesi occidentali ed in questa fase storica l’omosessualità è legalmente tollerata;  negli USA nel 1973 l’omosessualità è stata rimossa dal DSM (il manuale dei disordini mentali).   Addirittura c’è chi chiede leggi speciali a favore degli omosessuali, e chi considera l’opporsi all’omosessualità come forma di ottusità retrograda.  Altrove ed in altre epoche storiche l’omosessualità è stata repressa.  Oggi 91 paesi ritengono l’omosessualità illegale; in sei nazioni è punibile con l’ergastolo; in altre dieci la pena può giungere alla morte.  Tali paesi, principalmente situati nel medio Oriente, Asia ed Africa, non hanno ad oggi problemi di femminismo.

Esiste una innegabile correlazione fra lesbismo e femminismo.  Il Centro Ascolto Femministe Maltrattanti ritiene quindi che curare il lesbismo possa contribuire a curare il femminismo.

Ricerche scientifiche dimostrano che esiste nelle lesbiche un complesso di inferiorità nei confronti del proprio sesso, fattore che appare legato al continuo presentarsi come vittime e colpevolizzare gli uomini accusandoli di ogni abominio.

La percentuale dei suicidi di gay e lesbiche è superiore alla media.

Il lesbismo non è una condizione biologica, come indicato da ricerche su gemelle omozigoti con differenti orientamenti, e vi sono casi di persone che hanno abbandonato il lesbismo.

Nei paesi Sud-Americani, come l’Ecuador, esistono cliniche adibite alla cura di tossicodipendenza, alcolismo ed omosessualità, a volte criticate per le pratiche considerate intensive.   In tutti i casi le cliniche devono affrontare il problema etico di operare su persone che desiderano rimanere nella loro condizione.

Dalla letteratura scientifica si ricava che circa un terzo dei pazienti omosessuali, che si sottopongono a un’idonea terapia riparativa, guarisce; un altro terzo cambia progressivamente, nel senso che questi soggetti possono ancora avere, nel corso della vita, sporadiche fantasie omosessuali, ma l’attrazione per l’altro sesso prevale e il modo di relazionarsi con gli individui dello stesso sesso è corretto.  L’ultimo terzo non cambia perché è costituito da persone forzate a sottoporsi alla terapia o non sufficientemente motivate.

La società deve avere rispetto, compassione e delicatezza verso le lesbiche e fornire ogni sostegno per aiutare le lesbiche che vogliono compiere un cammino di liberazione.

 

[La foto è tratta da internet e non ha attinenza con la vicenda]

Letto: 4041

Il lesbo-femminismo misandrico di Artemisia e Gladiatrice viene rifiutato

A ognuno viene data la chiave che apre le porte del paradiso. La stessa chiave apre le porte dell’inferno. Erin Pizzey sollevò il problema della violenza domestica, aprì il primo centro anti-violenza e seppe rifiutare il lesbo-femminismo misandrico. Dai capitoli 1-4 delle memorie di Erin:

«Lasciai Jack con i bambini quando uscii per partecipare al mio primo meeting di Liberazione della Donna. […] “Artemisia” mi disse, porgendomi una fredda mano. I suoi occhi scrutarono la mia faccia, e capii che disapprovava quello che vedeva. Era troppo tardi per levarmi il trucco. […] I giochi dei bambini erano accatastati ovunque ed i lavori domestici erano chiaramente alieni per lei. Pagine di giornali erano rozzamente appese sui muri. Vidi foto di donne con i fucili in spalla, donne asiatiche con il pugno alzato, e in mazzo c’era una foto di Mao.

Sei donne erano presenti e una sola si sentiva fuori posto come me. Artemisia disse che dovevamo formare una cellula locale e chiamarci “compagne” e darle 3.50 sterline per unirci. Obiettai: “sono venuta qua per unirmi ad un movimento di donne, non al Partito Comunista”.

“Stai unendoti ad un movimento di donne. Se non creiamo un nostro movimento continueremo ad essere oppresse dagli uomini. Perché sei qua? […] Sei qua perché tuo marito ti opprime”.

“Jack non mi opprime. È a casa con i bambini. Paga il mutuo così che io posso stare a casa. Come puoi dire che mi opprime?”.

La donna magra nell’angolo annuiva, e le sorrisi. Mi sentii sollevata che era d’accordo con me.

“Ti ha fatto il lavaggio del cervello” scattò Artemisia “Ecco perché sei qui. Dovete fare un gruppo per far nascere la consapevolezza, e verrò ad aiutarvi quando farete il primo incontro”.

Offrii la mia casa. […] Mi informò che avrebbe portato sei donne ed un’altra “sorella”. […]

Arrivarono assieme e fui felice di vedere la mia amica Alison — quella che mi aveva sorriso. Artemisia ci disse di sederci in semicerchio. La sorella con lei aveva lunghi capelli biondi, occhiali tondi, ed un naso da coniglio che arricciava con disapprovazione. Mi sembrava che mettesse in croce ogni cosa connessa con la stanza, la casa e la mia vita. […]

Ci informò che si chiamava Gladiatrice. Disse che le avevano dato un nome borghese quando era nata e aveva deciso di avere il diritto di cambiarselo. Ci fece una lezione su come non dovevamo usare i patronimici dei nostri oppressori — i cognomi dei nostri mariti. Provai a dire che mi piaceva il cognome di Jack ed ero felice di essere sposata. Non piacque alle sorelle. Iniziarono una menata che in seguito avrei udito molte volte. Dichiararono che la famiglia era un posto insicuro per le donne ed i bambini. Nel nuovo ordine, quando le donne avranno distrutto il patriarcato, gli uomini non comanderanno ed il mondo e le famiglie conterranno solo donne e bambini — gli uomini potranno essere buttati via. Un silenzio inorridito scese sul nostro piccolo gruppo. […]

Vidi gli occhi di Alison allargarsi quando Gladiatrice spiegò che le donne liberate non dovevano avere relazioni sessuali con gli uomini: “vorreste dormire con il nemico?”.

“Mio marito non è mio nemico” replicò Alison.

“E inoltre, ad alcune di noi piacciono gli uomini” aggiunsi.

“Hai mai fatto sesso con una donna, Erin?” chiese Gladiatrice inarcando le sopracciglia.

“È sulla mia lista di cose da fare” risposi scherzando. […]»

Nel successivo incontro le donne normali preferirono riunirsi senza le femministe, e, con l’aiuto del marito della Pizzey, disegnarono il simbolo del loro gruppo: due donne rivoluzionarie attorno ad un cartello, che puntava in due direzioni. La freccia a destra diceva “da questa parte per la rivoluzione” e quella a sinistra “Da questa parte per la distruzione”.»

Letto: 3305

Un figlio di femminista rende pubblica la sua triste infanzia

Ho 45 anni e sono figlio di una delle più note femministe. … Non scrivo per cercare compassione, ma per aprire il mio cuore, sperando che un giorno uomini e donne possano vivere con amore e rispetto, e non solo in mutua eguaglianza legale.

Vorrei che immaginaste quanto è stato difficile per un bambino di 10 anni sentire ogni giorno dalla propria madre che gli uomini sono colpevoli di ogni problema nel mondo, di ogni crimine e guerra e repressione, che tutti gli uomini vanno castrati ed il loro seme surgelato, che devono vivere lontano dalle donne, così che possano ammazzarsi fra di loro e così risolvere il problema della loro eliminazione.

Questo è l’insegnamento femminista che ho ricevuto ogni giorno, e che ha creato in me una profonda sfiducia in me stesso, nell’autorità maschile, ed un sentimento di non poter mai diventare un essere umano buono e capace di amore a causa del mio essere maschio. […] Questo ha anche causato in me odio verso la donne, un odio che potevo solo reprimere perché esprimerlo avrebbe dato ragione a mia madre. Questa repressione mi ha trasformato in un “uomo per bene”, ma con un odio nascosto contro le donne, con fantasie di stupro e violenza.

A causa di questi insegnamenti di una femminista rabbiosa contro suo figlio, ho avuto bisogno di 25 anni di ricerca terapeutica e spirituale per iniziare a ritrovare me stesso ed iniziare ad apprezzare relazioni con uomini e donne. …

Quando mia madre sparava le sue menate femministe su di me bambino, mai una volta si è chiesta l’effetto che avrebbe avuto su suo figlio.


Versione originale e completa in inglese da http://www.theohumanity.org/storage/articles/son-of-a-feminist.html:
My name is Edgar van de Giessen. I am 45 years old and I am the son of one of the former leading feminists in Holland in the seventies of the last century. My mother was the first woman to receive the Harriet Freezer Award, given out by your organization Opzij for outstanding feminist activism.
I do not write this to seek any personal sympathy. I write this to share my heart, so that maybe one day men and women may live in love and respect, and not just in mutual legal equality.
Before I describe the personal consequences of the feminist upbringing I received as a boy between the age of 7 and 17, I want to express my respect for all women and men who rightfully protest against repression and discrimination on the basis of gender, skin color, or ethnic background.
Therefore I would like you to imagine how it is for an growing boy in the age of ten to hear every day from his mother that men are the cause of all trouble in the world, that men are guilty of all crime and war and repression in the world, that all men should be castrated after their semen has been deep-frozen to ensure the existence of the next generation, that men should live in different cities than women, so that they could all kill each other and so solve the problem of their own existence.
This is the kind of feminist teaching that I received every day, and created in me a deep mistrust in myself, in male authority, and a feeling of never being able to be good or lovable as a human being because of my maleness. This caused in me a reaction of proving my mother that at least I as her son was different than other men. This quickly turned into arrogance against other men that made me lonely and bare of friends for most of my life.
It also caused in me a hate toward women and an anger that I could only repress, because expressing it would prove my mother to be right. This repression thus turned me into a “nice” man as a compensation for the repression who then inevitably held a hidden hate and aggression against women with fantasies of rape and violence.
As a result of all of these effects of a rabid feminist’s effect on her son, I needed 25 years of therapeutic and spiritual search and deep emotional healing to begin to find my own self-value and to start to experience fulfilling relationships with myself, men and women.
The war between the sexes is still unsolved. Divorce rates speak their own sad truth. Violence between men and women still fills the newspapers and feminism has not been able to solve this problem. In my personal case, feminism itself, as it is expressed in ways your organization specifically espouses, in large part created the problems and not prevented them. And if feminism causes men to hate women by cursing the darkness and not lighting an effective candle, feminism needs to ask itself if it is aware enough of the human heart and its complexity to be able to solve the problems it describes.
When my mother was giving her feministic lectures and tirades to me as a boy, she never felt once, in all those years, how her words and energies were landing in her own son. Personal love transacts through the ability to feel what the other person is feeling while (s)he is feeling it. The emotional wounding that my mother gave me did not come only from her words, but also in her not-feeling how her words impacted me as a little boy. In these ways, my mother had her own emotional wounding that turned her into a proudly man-hating, feministic unfeeling woman whose antipathy against men in ways supported by your organization turned in me as a hate against myself and against women.
What I want to say, is that however some aspects of feminism have an important role in creating equal rights for women, feminism does not have a positive contribution to how men and women can live in respect and love for each other. My intensive feminist upbringing created exactly the opposite. An emotionally healthy man will never have any wish to oppress a woman. An emotionally healthy woman will never have any wish to beat the man with his own weapons.
The feminism of the seventies and eighties whose legacy you inherit is a reactive movement that used the same oppressive energy as it was trying to fight against, instead of working with, the real issues, and therefore can never be successful in creating an atmosphere where loving and powerful femininity could blossom in a trusting and respectful atmosphere towards male strength. I do feel and understand that women can only respect male strength if that is rooted in openhearted vulnerability, but feminism and the emancipation movement failed to bring forth a generation of such men and in itself does not have the means to do so.
In that way, the feministic movement does not and cannot acknowledge the seminal repercussions of the fact that every man is raised in large part by a woman, and that his adult relationship to women consciously and unconsciously is determined in this large part by his relationship to his mother. Why hasn’t feminism created a vision on how to raise boys into loving and strong men, upon whom women can trust and love? How can it happen that boys turn into men that repress, hate, despise or do not respect women? I am convinced, that if a boy receives healthy emotional love from his mother, this cannot happen!
It that sense, feminism has always lacked a vision of what emotional health is, how emotionally healthy love can be transacted from one human heart to the other, from mother to son, from father to daughter, from man to woman and from woman to man.
Without this vision, whose lack can never be addressed within the myopia feminism has about the human heart, regardless of gender, feminism remains a mere reactive movement that thus incorporates the very themes in men it teaches are wrong, and sadly will never allow it to ever achieve its own purpose.
Sincerely,
Edgar van de Giessen
Letto: 3893

Donne contro la calunnia femminista su papà e bambini

In genere siamo abituate a leggere di femministe che manipolano la verità per diffondere come un cancro la loro ideologia di genere, che scrivono di essere “solo per le donne, per tutte le donne”, senza fare distinzioni fra “donne per bene e donne per male”: per loro prostitute, assassine, calunniatrici, pedo-calunniatrici sono Donne e quindi vanno aiutate, fanno parte di un unico branco.

La calunnia femminista è come Gomorra, è come la camorra che ammazza Don Peppe Diana e poi, per non farne un martire, cerca di infangarlo. Appena muori in terra di camorra, l’innocenza è un’ipotesi lontana, l’ultima possibile. Sei colpevole sino a prova contraria. E così il femminismo spara calunnie contro uomini innocenti, accusati di violenze inesistenti, di stupri inesistenti, di schifezze che esistono solo nella malvagia mente femminista, cercando di gettare quanto più letame possibile sperando che qualcosa si attacchi, perché l’uomo è colpevole fino a prova contraria.

La calunnia femminista si reitera grazie all’omertà, ad un sistema di manipolazioni, di falsificazioni di dati statistici, fino alla più orrida feccia dell’aberrazione umana: il tentativo di negare che plagiare i bambini coinvolgendoli in calunnie per alienarli fino a far loro odiare i papà è un abuso pedo-criminale.

Il femminismo è rifiutato da 99 donne su 100, donne normali che non vogliono la guerra di genere. E allora le femministe le chiamano disertrici. Donne come quelle del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale che hanno organizzato una manifestazione nazionale per dire NO al rapimento di bambini, alle calunnie contro i loro papà, ai privilegi delle mantenute

Magistrate che dicono che ormai l’80% delle accuse di maltrattamenti sono false e strumentali quando portate avanti in sede di separazione. Perché le persone oneste riconoscono che esistono due problemi: uno, di violenza domestica, che non ha sesso. Ed uno, 4 volte maggiore, di finta violenza finalizzata a rapire bambini, a ridurre i papà a babbomat.

La calunnia femminista è uno scempio che devasta le vite di piccoli bambini innocenti. Combatterla è compito di tutti. Insieme.

[Se questo post sembra esagerato si veda: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/10/10/uomini-contro-la-violenza-maschile-sulle-donne/#more-12671]

Letto: 3152

La lettera di una femminista pentita

Sono una ragazza di 27 anni, e vorrei parlarvi della mia esperienza nonché esprimere dei pareri e delle considerazioni sulla condizione maschile.

Innanzitutto questo sito è ben fatto e ha dato conferma a molti miei dubbi.

Sono una femminista pentita: sono uscita dalle maglie di questa follia solo da qualche anno, e, sinceramente, sto psicologicamente molto meglio. Anzi, a dirla tutta, sono rinata. Premetto che non voglio assolutamente lodare il genere maschile e svilire quello femminile.

Devo ammettere che non è stata tutta colpa mia sia in quanto ho subito un radicale lavaggio del cervello fin da piccola, in quanto il contesto sociale e culturale a cui appartengo, come tutti voi ben sapete, ha sempre messo in primo piano la donna e le sue esigenze. Ciò è accaduto soprattutto negli anni 90, quando ero poco più che ragazzina; o forse esisteva anche prima, ma non me ne rendevo conto.

Sono cresciuta in un ambiente di sole donne composto da mia madre, mia nonna materna, mia sorella maggiore. Mio padre era sempre fuori per lavoro, e quel poco tempo che trascorreva a casa non si occupava direttamente di noi (comunque non ho nulla contro di lui, quando ho bisogno di un suo consiglio, c’è sempre).

Da bambina per me la società era composta da femmine, che giocavano con i giochi adatti a loro e da maschi, che giocavano a pallone, giravano in bicicletta e combinavano qualche malanno…e da qui cominciò il lavaggio del cervello.

I maschi per il semplice fatto di essere tali in aggiunta al loro modo di stare assieme, al loro cameratismo, al fatto che erano sempre sudati e sporchi di terra, erano negativi, un qualcosa da cui stare distante. Noi bambine invece rappresentavamo ( o meglio: eravamo costrette a rappresentare) la totale positività, e tramite questa, dovevamo dare buon esempio e convertire il maschile alla retta via.

 

A casa mia madre e mia nonna ringraziavano il cielo perché non c’erano maschi: le famiglie a maggioranza maschile erano viste con compassione, mentre quelle a maggioranza femminile glorificate al massimo.

Quando avevo circa 8 o 9 anni mia sorella aveva un fidanzato che si trovava a Tolmezzo per il servizio di leva. Ogni sera pregava per lui e baciava la sua foto. Per me era un gesto incomprensibile e quando le ho chiesto il perché di quel rito ridendo, mi ha risposto con tono greve: “Adesso lui è in caserma ed è dura.”

 

Qualche tempo dopo ho chiesto a mia madre se solo i maschi facevano il militare; la risposta un si piuttosto soddisfatto. Ho osato così esprimere il mio dispiacere perché gli uomini vivevano lontano da casa, da loro famiglia, dalla fidanzata e dagli amici.

 

Lei mi ha zittito facendomi capire che non era nulla di tanto grave, che anzi se lo meritavano.

Da ragazzina ho inoltre assistito a una situazione famigliare a dir poco imbarazzante e tremendamente raccapricciante a livello psicologico. Sono stata in vacanza in montagna con un gruppo di amici con cui condividevo la passione per uno sport; con noi c’era un bambino, di 8-9 anni parente di una persona che era con noi.

Era molto aggressivo verbalmente e manesco perché in famiglia era maltrattato.

Appena me lo avevano riferito, io ero rimasta esterrefatta: nella mia ingenuità, pensavo che storie di maltrattamenti contro i bambini appartenessero all’ immaginario televisivo legato al “Telefono Azzurro”o al massimo al programma “Chi l’ha visto” e poi, erano cose che succedevano distante, in altri paesi e a persone che non conoscevo. Invece era li, a pochi centimetri da me.

 

Ribollivo di rabbia ogni volta che mi offendeva, e solo ora mi rendo conto che non era diretta a lui, ma a coloro che lo avevano reso così. Perché poi? Cosa ci poteva essere di sbagliato in un bambino sano e intelligente? Ovvio: il sesso.

La madre voleva a tutti i costi una femmina e fin dalla nascita lo ha umiliato il più possibile: offeso di continuo, senza affetto, senza aiuto morale, senza rispetto e una sana educazione. Ma la cosa che più mi urtava era il fatto che tutti appoggiassero la madre (“non aveva avuto una femmina, bisognava capirla povera…”, questo era il ritornello-spiegazione all’epoca) nonostante sembrasse loro assurdo maltrattare un figlio in quel modo. Voi adesso vi starete chiedendo se c’era un padre. Certo che c’era, ma cosa aspettarsi da una persona senza spina dorsale?

 

Nonostante questi fatti che mi avevano colpito, ho proseguito la mia strada in una confusione totale: i maschi c’erano, esistevano e noi dovevamo eliminarli e rifiutarli per il fatto che non erano donne.

Sono poi venuti ad aggiungersi tutti quegli insulsi rotocalchi (che all’epoca per me sembravano un’illuminazione divina su come vivere, cosa dire e cosa fare ecc.) che cominciavano allora a non occuparsi più solo di moda, ma anche della condizione femminile e dei problemi ad essa correlati.

Ammetto però che era un qualcosa a tinte pallide, non aveva ancora raggiunto i livelli di aggressività patologica tipici di molte riviste di oggi.

Così ho cominciato a rivedermi in quelle situazioni, che a volte nemmeno ero in grado di capire, tutto a causa del lavaggio del cervello fatto in famiglia e dai mass media, il tutto condito da una bella dose di immaturità.

In questo modo mi ero completamente alienata da me stessa, dalla mia femminilità che c’era eccome, ma mi rifiutavo di vederla perché mi ero trasformata in un ragazzo mancato. Scopo nella vita: distruggere gli uomini far vedere che si vale più di loro (anche se, ad essere onesta, non li ho mai insultati tanto quanto fanno certe ragazze oggi, un limite alla cosa c’era, eccome). Lo so: grande follia, come l’annullamento dei generi. Ho avuto qualche relazione in questi anni e l’ultima è stata cruciale, perché al suo termine mi ha gettato in una confusione tale che mi ha fatto capire, fortunatamente in tempo, quando avessi io stessa smarrito la retta via.

Ho cominciato così a interrogarmi sulla mascolinità e i suoi valori, su quello che è un uomo effettivamente. E non corrisponde a mio avviso a tutto ciò che si legge nelle rubriche e nei giornali dove viene svalutato e attaccato. Per nulla.

Da quel momento mi si è tolto il velo di Maya e ho visto tutta la realtà con altri occhi, perciò quanto i ragazzi in realtà fossero imbavagliati, quanto le ragazze sfoggino superiorità a destra e a manca (salvo poi scimmiottare comportamenti maschili alquanto esecrabili come bestemmiare e ubriacarsi all’impossibile; atteggiamento che onestamente non ho mai condiviso), si ritengano tanto brave, fedeli, e intelligenti (ovvio che il più delle volte sono proprio loro a fare le corna all’ignaro fidanzato e sono sempre giustificate; quanto all’intelligenza… non che manchi ma non emerge da altri discorsi) e nonostante si ritengano moderne e emancipate, molte considerano il fidanzato uno status symbol con annessi e connessi.

Ho realizzato inoltre quanto il femminismo abbia così rovinato la società, anziché rivendicare dei diritti giusti modificando la relazione tra i sessi, ha inutilmente imitato il maschilismo estremo, annullando i valori maschili (che non sono stati ridimensionati e messi in discussione, ma proprio annientati) e la paternità.

Mi infastidisce molto vedere i ragazzi e gli uomini non rispettati o continuamente derisi e ancor di più mi urtano tutti quei romanzi insulsi dove si propone l’addestramento del maschio o la “mammizzazione” del padre. La prima cosa che ho pensato di fronte ai sempre più frequenti casi di bullismo è stata l’abolizione della figura paterna. Mentre tutti danno la colpa alle famiglie, alle madri, alla scuola io ho osato dare la colpa all’assenza della figura paterna.

A cosa serve il padre? L’unica risposta che verrebbe data è: a mantenere la famiglia. Certo, perché no. Ma possibile che non abbia nient’altro da dire o da fare? Non può parlare, dare un consiglio? O dare uno scapaccione quando serve? No, è imbavagliato anche lui, e spesso ha paura di farsi valere con stuoli di madri appoggiate da nonne onnipresenti, baby sitters e qualsiasi cosa contenga estrogeni (premetto che a molti uomini vanno bene queste situazioni, salvo poi rendersi conto dei malanni tardi, quando i figli non li considerano e li umiliano e, soprattutto in caso di separazioni o divorzi, si trovano in trattative più con la suocera che con l’ex moglie…).

L’uomo, come è già ben stato detto in un articolo di questo sito è portatore d’ordine e regole. Noi donne tendiamo essere influenzate da eventi esterni o interni in modo molto differente dagli uomini: questi ultimi se ne distaccano più facilmente, tendendo a guardare la situazione con più obiettività e a volte realismo, “tenendo i piedi per terra”. Riescono in questo modo a fare da contenitore all’ansia e alle esagerazioni tipicamente femminili. Quando è una donna a dare uno schiaffo può essere, a seconda della situazione un avvertimento o un sorpasso del limite. Quando è un uomo, invece, indica solo un sorpasso del limite ed è una punizione vera e propria.

Il padre è perciò colui che pone i limiti e aiuta i figli a svincolarsi dall’”onnipotente” figura materna: è colui che guida il figlio/a verso il mondo esterno, glielo presenta e gli/le fornisce gli strumenti per affrontarlo. Per i maschi, ovviamente il discorso è più complesso: il padre è il simbolo della mascolinità e indica loro l’uomo che saranno un domani. Ho visto cosa succede quando i ragazzi non hanno un punto di riferimento maschile: diventano psicologicamente delle donne (con in più un senso di colpa per essere maschi) con una notevole diminuzione dell’aggressività (quella positiva che è presente anche nelle donne per scopi diversi) e delle caratteristiche tipicamente maschili. Se poi in queste famiglie fossero presenti altre donne oltre alla madre, che, anche se non lo colpevolizzano per il fatto di essere maschio, non ascoltano i suoi problemi cercando di offrire delle soluzioni intelligenti adeguate al carattere della persona, e di stimolare comunque l’incontro con altri maschi, il ragazzo/bambino in questione rischia di non riuscire né a capire né a incanalare le proprie emozioni negative o positive che siano, mascherando le proprie fragilità dietro la figura del bulletto (cfr. il personaggio Nelson dei “Simpson”) o isolandosi dagli altri. In entrambi i casi potrebbe cercare sollievo in alcool o droghe.

Wow, gran bella prospettiva!! Coraggio, che anche noi donne ce la possiamo fare: adesso sono saltate fuori le bulle che picchiano le malcapitate coetanee perché hanno le scarpe più belle delle loro. Meno male che le donne sono solidali e empatiche tra loro.

Il bullismo è comunque un problema complesso, che dipende anche dalla mancanza di insegnanti uomini e dalla costante presenza di insegnanti donne che non fanno altro che reprimere e incriminare le caratteristiche maschili (con questo non voglio dire che se due o più maschi si azzuffano non si debba intervenire, intendo dire che è scorretto che a SCUOLA vengano ridicolizzate le qualità maschili, e che i maschi non ottengano nessun ascolto per i loro problemi).

Direi che la società occidentale ha combinato un gran pasticcio con l’appoggio delle donne: non possiamo allevare i figli da sole (chiedete a vedove e ragazze madri quanto difficile sia) e nemmeno procreare da sole.

Tra coloro che tanto sbandierano la procreazione senza cellule maschili, c’è qualcuno che si è preoccupato della salute del bambino nell’arco della sua stessa vita? Mancando i cromosomi maschili, sarebbero compromessi i corretti funzionamenti degli organi e delle ghiandole? E la salute psichica? E il cervello stesso? Non è che a un certo punto potrebbe impazzire senza motivo?

La soluzione a mio avviso è ridurre l’onnipotenza e la superiorità femminili (favorita come ben sapete tutti dai media e dai giornali per poi essere contraddetta in modo stupido e volgare in certi programmi che gli italiani sembrano apprezzare) e rivalutare la mascolinità e la figura maschile in generale senza buonismi e false lodi ma considerarla per ciò che vale nella realtà e nella società.

Fonte: http://www.uomini3000.it/573.htm

Letto: 4305

Una figlia di femminista rende pubblica la sua triste infanzia

Rebecca, figlia della icona femminista A.W., ha così narrato la propria infanzia: “quasi rinunciavo a diventare mamma, per via di essere stata cresciuta da una femminista rabbiosa che pensava che essere mamma fosse la peggior cosa che può capitare ad una donna. Vedete, mia madre mi insegnava che i bambini schiavizzano le donne … Da bambina non mi permetteva nemmeno di giocare con le bambole o con giochi che solleticassero l’istinto materno. Mi aveva fatto credere che essere madre, accudire i figli, mantenere una casa era una forma di schiavitù. … Quando avevo 16 anni scoprii una poesia in cui mi confrontava a varie calamità che hanno impedito a donne di fare le scrittrici”.

A 8 anni i genitori divorziarono: “Il femminismo è il principale colpevole per aver denigrato gli uomini ed incoraggiato le donne a cercare l’indipendenza, senza interessarsi di far pagare qualunque costo alle famiglie.”

A 13 anni la madre la lasciava sola ed iniziò a fare sesso: “credo che per mia madre fosse un sollievo, perché così la impegnavo di meno. E credeva che essere sessualmente attiva fosse per me un atto di empowerment. … A 14 anni rimasi incinta, e abortii. Non ricordo che mia madre fosse scossa. … Cercavo una madre tradizionale. La seconda moglie di mio papà, era una donna materna, che amava i suoi cinque figli. C’era sempre cibo in casa sua, e faceva tutte le cose che mia madre ignorava, come fare foto ai figli e dire loro quanto erano fantastici”.

Da adulta decise di avere un bambino, e da allora la madre femminista troncò ogni contatto con lei, scrivendole di non essere più interessata a farle da madre. Conclude: “il femminismo ha ridotto una intera generazione di donne ad essere senza figli. È devastante. … Ho scoperto quello che realmente è importante: una famiglia felice”.

Fonte: http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1021293/How-mothers-fanatical-feminist-views-tore-apart-daughter-The-Color-Purple-author.html#ixzz1S94yyV4n

Letto: 3858

Parla Melissa, feto sopravissuto all’aborto

Quando sua madre decise di abortirla, stavano per buttarla via con gli altri: ma si salvò grazie ad un dottore che notò che il feto dava segni di vita.

I dottori temevano che il tentato aborto le avesse procurato danni cerebrali irreparabili, ma una famiglia cattolica volle comunque adottarla. Melissa è cresciuta sana.

A 14 anni sua sorella era in dubbio se abortire, ed allora la loro madre decise di dirle tutta la sconvolgente verità sulla sua nascita. Dopo 9 anni di ricerche riuscì a rintracciare il suo papà biologico: gli scrisse una lettera che non ebbe mai risposta. Scoprì che era morto poco dopo averla ricevuta, ma la conservava in un cassetto.

Oggi Melissa ha un sito web dove parla per i bambini, è felicemente sposata, ed è mamma di una una bambina, nata nello stesso ospedale dove lei sopravvisse.

Melissa ci racconta la sua storia in questo video:

 

Per il femminismo, basta negare che aborto e alienazione genitoriale sono abusi, e va tutto bene. Negli Stati Uniti sono 35 milioni i bambini abortiti, più di tutte le guerre messe assieme. Nel mondo sono 42 milioni ogni anno. Questo mette il femminismo in prima posizione nella classifica delle ideologie dell’odio:

Letto: 4143

Una figlia di femminista scrive alla madre

Ho 26 anni e odio fortissimamente mia madre. Lo so che pensi che non sia giusto, ma credimi l’ha voluto lei. Adoravo mio padre e all’età di 11 anni i miei si sono separati. Ricordo con la morte nel cuore quando mio padre se n’è andato via. Mia mamma odiava mio padre e ha fatto di tutto per non farci frequentare e spesso ha tentato di parlarmi male di lui. Io fingevo di ascoltarla e dentro il mio cuore piangevo e desideravo vederlo e sentirmi rassicurata da lui, mentre il mio astio per lei cresceva a dismisura. Ben presto mio padre fu costretto, si COSTRETTO ad allontanarsi da me. Quando ho avuto 18 anni sono corsa da lui, ma era ammalato e poco dopo è morto.

Maledetta mamma voglio dirti che ti odio profondamente, e che spero con tutta me stessa che i tuoi ultimi anni siano mostruosi e pieni di rimorsi e che tu non possa vivere mai in pace con il tuo secondo marito. Maledetta tu e maledette tutte quelle donne che si comportano come te. Cosa credete di fare separandoci dai nostri padri? Pensate forse che il richiamo del sangue non conti? Pensate che noi figli siamo proprietà soltanto delle madri? Mi hai rovinata cara mamma, come figlia, come moglie e come madre. Non voglio figli, per me è stato brutto essere una figlia, solo ed esclusivamente per colpa tua. Ho paura di diventare madre perché potrei diventare come te.

Fonte: http://familiafutura.blogspot.com/2006/06/mamma-ti-odio.html

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Coppia lesbica picchia a morte bambina di 3 anni

Una coppia lesbica è stata condannata all’ergastolo per aver picchiato una bambina di 3 anni per giorni, fino a quando la piccola non ha più retto ed è morta.

“È quasi impossibile descrivere a parole ciò che quelle donne hanno fatto alla povera piccolina” ha detto l’assistente procuratrice.  “La hanno picchiata in continuazione sia con una cinghia che con un appendi-abito.  Non c’è una zona del corpo della bambina che non avesse segni, eccetto che le piante dei piedi”.

La spiegazione che hanno dato è che la piccola si era fatta la pipì addosso per via di un problema fisico: “Non sapevamo che quello che le facevamo la avrebbe uccisa”.

La Giudice ha detto che nulla la aveva mai colpita così tanto come le foto del corpo della bambina picchiata e che “aver ignorato i pianti strazianti della piccola è la cosa che più sconcerta questa Corte. Quindi, la Corte ritiene appropriato che entrambe vengano condannate al carcere correzionale a vita”.

Le due lesbiche, alla lettura della sentenza hanno accusato un malore.  Hanno dovuto quindi essere raccolte dal pavimento dai funzionari di corte e portate fuori dalla stanza su delle sedie a rotelle.  Entrambe 25enni, passeranno adesso il resto della loro vita in prigione  per aver picchiato a morte S.R. nel 2009, mentre la piccola era loro affidata.

Fonti:

  • http://www.bellenews.com/2011/11/06/world/us-news/south-carolina-lesbian-couple-collapsed-in-court-when-heard-the-life-sentence-for-killing-a-toddler/
  • http://www.justice4caylee.org/t3904-serenity-richardson-3-yo-2009-summerville-nc
  • http://www.postandcourier.com/news/2011/nov/04/2-get-life-terms-in-childs-death

 

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Installiamo il pulsante anti-femminista

Assecondando le false accuse di una cameriera contro Strauss-Kahn, le femministe pretendevano un assurdo pulsante anti-molestia per ogni cameriera, come se tutti gli uomini fossero criminali. Leggere il Corriere per credere: “Cameriere con pulsante anti-molestie negli alberghi”.

Le ultime notizie sui giornali sono ben diverse: la cameriera dell’hotel a 5 stelle Sofitel sarebbe una prostituta che si è fatta intercettare mentre chiedeva ad uno spacciatore quanto poteva ricavare con una calunnia femminista contro il ricco cliente dell’albergo. Le accuse contro DSK sono cadute, ed un video avvalora l’ipotesi del complotto

La catena di hotel Sofitel potrà rimediare a questo tremendo danno di immagine offrendo ai suoi clienti un pulsante che azioni un sistema audio-video capace di proteggerli dalle calunnie femministe.

DSK ha perso la direzione del Fondo Monetario Internazionale, al suo posto è stata messa una donna.

Un papà rischia di perdere i figli.

Il CAFM consiglia a ogni padre che teme di venire coinvolto in una separazione conflittuale di proteggere i figli installando un tale sistema: la false accuse femministe sono ormai usate a tappeto nelle separazioni.

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