Il lesbismo femminismo egodistonico è riconosciuto come invalidità

In Italia il lesbismo è riconosciuto come forma di disabilità ed invalidità tutelata dallo Stato con appositi assegni che vengono erogati dall’INPS.

Più precisamente il modulo “Icd9-cm” (l’elenco ufficiale delle patologie e dei traumi redatto dal ministero della Salute) a pagina 514, capitolo 302, paragrafo “0″ classifica il “lesbismo egodistonico”, classificato dunque a tutti gli effetti come malattia.

Notizia tratta da http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lesbiche-per-lo-stato-sono-malate/2178025

Letto: 1842

Coppia lesbica cerca di negare il papà al figlio

Un uomo gay che ha regalato il proprio sperma, una madre biologica felicemente innamorata di un’altra donna (tecnicamente definita assistente alla concezione) e un bimbo di due anni: questi sono i protagonisti di un contenzioso legale in Gran Bretagna sugli oneri e onori nelle famiglie alternative e che per il momento ha dato ragione al donatore, con una sentenza storica che sancisce la possibilità per un figlioletto di avere tre genitori egualmente coinvolti nella sua educazione. Non vi può essere un mero contratto legale, né il padre può essere considerato un semplice donatore senza alcun diritto: questo il senso della sentenza della Corte d’Appello di Londra che riconosce il ruolo e i diritti del padre anche in una famiglia con due madri. Sottolineando che, come riporta il Guardian, ciascun protagonista della bizzarra famiglia ha un compito primario e cruciale: papà, mamma biologica e fidanzata della mamma.
ACCODI PRE-CONCEPIMENTO – Quel padre si era incontrato in un ristorante con la madre biologica del bimbetto e con la di lei compagna (tutti e tre professionisti londinesi di alto livello) prima del concepimento e aveva chiarito con la coppia i dettagli dell’accordo: il piccolo sarebbe nato e avrebbe avuto due mamme. Per il resto il maschio donatore non avrebbe potuto rivendicare diritti e avrebbe accettato un ruolo marginale o quasi inesistente (cinque ore di frequentazione ogni due settimane). Ma al cuor non si comanda e quel papà particolare ha iniziato a provare sentimenti del tutto simili a quelli di tutti gli altri padri. E ha incominciato a desiderare un ruolo nell’educazione del figlioletto, a voler trascorrere qualche notte con lui e magari le vacanze. A volergli insegnare ad andare in bici e come ci si soffia il naso, a volergli tenere la manina mentre ha la febbre e a giocare alle costruzioni. Ma i patti pre-concepimento non prevedevano questa vicinanza e la coppia di donne si mette contro, racconta il Telegraph, sentendosi tradita.

LA SENTENZA – E così il papà donatore si rivolge alla giustizia, incontrando nel proprio cammino i giudici di appello Lord Justice Thorpe, Lady Justice Black e Sir John Chadwick, che gli attribuiscono un ruolo nient’affatto secondario nel futuro del bambino. Il quarantenne sa bene che si tratta probabilmente dell’unico figlio che potrà mai avere, essendo anch’egli omosessuale, e i giudici gli danno ragione: l’atipico padre ha molto da offrire al bimbo ed è giusto che quest’ultimo possa godere dell’amore paterno, del tempo con il papà e di tutto quanto l’alternativo padre dell’alternativa famiglia avrà da offrire al proprio bambino.

I LEGALI – L’avvocato dell’uomo specifica che la richiesta non è assolutamente un tentativo di rendere marginale il ruolo della compagna della mamma biologica, ma semplicemente si tratta di una volontà di esserci, sempre, nella vita del figlio. Viceversa i legali delle due donne insistono sul patto del ristorante che aveva chiarito fin troppo bene che il nascituro avrebbe avuto una famiglia con due mamme, perché la coppia lesbica, pur nella sua palese atipicità, si dichiara tradizionale e dunque desiderosa che il figlio abbia solo due genitori (poco importa se sono due mamme). Ma i giudici insistono: l’unico elemento da considerare è il bene del piccolo.

OMOSESSUALITA’ E PROLE – I nuclei omosessuali con prole sono una realtà in molti Paesi: in una quota significativa di coppie omosessuali sono presenti uno o più figli, il che comporta la necessità di tutelare i diritti degli omosessuali che scelgono di costruire una famiglia tramite fecondazione artificiale o adozione, ma anche soprattutto il bisogno di proteggere i bimbi di questi nuclei famigliari il cui bene, come spiega dettagliatamente la sentenza, è e rimane la priorità rispetto a qualsiasi altro desiderio o diritto.

Fonte: http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_15/sentenza-londra-tre-genitori-gay-meglio-di-due_42275fb6-6e93-11e1-850b-8beb09a51954.shtml

Titolo originale:  LE DUE MADRI SI OPPONEVANO: «NON ERA PREVISTO DAGLI ACCORDI PRE-CONCEPIMENTO»  Tre genitori (tutti gay) sono meglio di due

Letto: 2102

Il nazi-femminismo spiegato ai bambini

C’era una volta una bambina che cresceva felice nella sua famiglia, con la sua mamma ed il suo papà.

Ma un brutto giorno gli Orchi mangiatori di bambini mandarono streghe brutte e cattive travestite da donne: urlavano per le strade “tremate tremate le streghe sono tornate”.

Odiano i bambini, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “aborto”.

Odiano le famiglie, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “divorzio”. (1)

Amano i soldi, e quindi hanno voluto una cosa chiamata “mantenimento”. (2)

Un giorno dissero: “Una casa per le separatiste”. Credendo che volessero isolarsi per curarsi, i papà gliela costruirono. E invece provarono a invitarci donne normali. Ma le donne non ci andavano. (3)

Le streghe stavano tutto il giorno sole chiuse a fumare, quando una di loro, che non ne poteva più per il puzzo, ebbe un’idea: andiamo in giro a raccontare bugie contro gli uomini: dicevano che sono brutti, cattivi e violenti.

Alcune mamme un po’ tontolone ci credettero e rapirono i bambini portandoli nei centri dove le streghe li spaventavano e gli raccontavano bugie contro i papà: dicevano che sono brutti, cattivi e violenti.

Un dottore capì che i bambini rapiti si ammalavano di una malattia chiamata alienazione, e allora le streghe inventarono bugie contro il dottore: dicevano che era brutto, cattivo e violento. (4)

I papà e le mamme buone aprirono gli occhi, e per proteggere i bambini fecero una legge che dice che i bambini hanno un papà ed una mamma. Ma le streghe inventarono bugie ancora più cattive, chiamate calunnie, contro i papà: dicevano che sono bruttissimi, cattivissimi e violentissimi.

Alcuni giudici un po’ tontoloni ci credevano: tanti bambini vennero allontanati dai loro papà e si ammalarono.

Alla fine i papà presero coraggio e andarono tutti assieme dalle streghe, venne preparato un grande rogo nel cortile. Da allora non si sentì più parlare delle streghe, e i bambini tornarono a vivere felici e contenti.


[Fonte]

Note interpretative:
(1) Il divorzio può essere regolamentato in maniera ragionevole, mentre le attuali leggi sono state progettate per tentare le mogli a sfasciare la famiglia (divorzio senza colpa con mantenimento e possesso dei figli): la distruzione della famiglia è obbiettivo dichiarato del nazi-femminismo.
(2) Il nazi-femminismo si oppone all’affido condiviso ammettendo esplicitamente che i figli sono “copertura” per impadronirsi della casa coniugale e altri mantenimenti.
(3) Le lesbiche separatiste — ovvero quelle donne così accecate dall’odio di genere da diventare lesbiche e vivere separate rifiutando ogni contatto con gli uomini — sono lo zoccolo duro del nazi-femminismo: così come i nazisti anteponevano la razza alle qualità personali, così queste sono contro tutti gli uomini e per tutte le donne, anche le delinquenti. L’effetto di tale razzismo di genere è che le donne normali hanno abbandonato il nazi-femminismo, ormai seguito solo da chi vive ai margini della società (calunniatrici, prostitute, pedo-calunniatrici, anarchiche, black-block…).
(4) È in atto una planetaria campagna di diffamazione ad opera di nazi-femministe contro il defunto prof. Richard Gardner, lo psichiatra che per primo identificò come Sindrome di Alienazione Genitoriale l’abuso sui figli consistente nel levare loro un genitore plagiandoli fino a farglielo odiare.
Letto: 3424

Il lesbismo e la destabilizzazione della società

L’omosessualità femminile o lesbismo, termine coniato dall’isola greca dove si dice fosse ampiamente praticato dalle donne è attualmente un fenomeno sociale sotterraneo estremamente insidioso che se non adeguatamente osteggiato potrebbe determinare nei prossimi decenni dei mutamenti sociali di grande rilevanza che porterebbero l’Occidente ad un totale declino. Riguardo  all’omosessualità femminile o lesbismo, indubbiamente essa è esistita in tutte le epoche storiche, sebbene in determinati periodi storici, come ad esempio il periodo imperiale romano, il numero delle lesbiche sia stato di gran lunga maggiore rispetto ad altri. Attualmente il lesbismo è un fenomeno sociale in gran parte sommerso che si serve di alcuni simboli come segni identificativi che appaiono su magliette, spillette, ciondoli o orecchini.

Il simbolo più usato dalle lesbiche italiane è quello formato da due immagini di Venere che si incrociano. Altro simbolo è la lettera greca lambda e poi c’è il simbolo delle amazzoni rappresentato da un’ascia a doppio taglio.

L’uso di tali simboli è anche un modo per farsi riconoscere dalle altre lesbiche, poiché pochissime persone oltre alle lesbiche sono in grado di riconoscere il significato di detti simboli. Secondo autorevoli autori l’aumento del lesbismo è collegato al femminismo e al neopaganesimo. Il femminismo ha funzionato da ideologia legittimante del lesbismo in quanto numerose omosessuali hanno ammesso di essere state influenzate nella loro scelta di orientamento sessuale dall’azione sociale e culturale del movimento femminista e quindi di essere divenute lesbiche prima intellettualmente e poi eroticamente.

Inoltre è sintomatico il fatto che l’omosessualità femminile sia più frequente e pubblica in nazioni quali i Paesi Scandinavi o gli Stati uniti dove il femminismo è comparso in anticipo rispetto alle altre nazioni. Inoltre la corrente ideologica atea,  neopagana e anticristiana fomenta la diffusione della omosessualità femminile come strumento di lotta ai valori della famiglia tradizionale. Il sito degli atei italiani dà in gran risalto alle news di affido a lesbiche perché ne fa uno strumento di battaglia contro la religione.

Il lesbismo, come affermano autori dell’antichità come Livio, Giovenale, san Paolo, era frequentatissimo e non era affatto praticato in clandestinità ma alla luce del Sole. Nel paganesimo esistevano i riti dei “ misteri femminili”  che prevedevano relazioni sessuali lesbiche. Indubbiamente con la secolarizzazione vi è presso le masse l’indebolimento della visione cristiana del mondo e della morale cattolica che è sempre totalmente ostile alle relazioni omosessuali e questo neopaganesimo di conseguenza elimina molti ostacoli etici e religiosi che anche nel recente passato hanno frenato il diffondersi del lesbismo.  Per quanto riguarda la posizione della Chiesa Cattolica nei riguardi dell’omosessualità essa è estremamente chiara e severa.

Il magistero della Chiesa scaturisce da tre fonti: la Sacra Scrittura, la Tradizione e la legge naturale. Quanto alla Bibbia, la sua dottrina riguardo all’omosessualità è assai esplicita e non tollera interpretazioni ambigue. Qualcuno potrebbe obiettare che la bibbia sia una letteratura debitrice verso la mentalità prescientifica delle varie epoche in cui fu composta. Deve essere tuttavia rilevato che esiste un evidente coerenza all’interno delle Scritture per quanto riguarda il giudizio sul comportamento omosessuale. Una coerenza mantenuta dal Cattolicesimo in 2000 anni di storia.

La Tradizione della Chiesa –e questa comprende non solo il magistero dei papi e dei vescovi, ma anche l’autorevole opinione dei Padri, dei Dottori e dei santi- è stata unanime nel condannare l’omosessualità come peccato gravissimo. Offro una velocissima carrellata di citazioni bibliche e di santi a tale riguardo.

Nell’Antico Testamento il libro del Levitico afferma: “Non accoppiarti con un maschio come si fa con la donna: è cosa abominevole”(18,22). San Paolo nella prima lettera ai corinzi dichiara: “ Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli effeminati, né i sodomiti erediteranno il Regno di Dio”(1Cor.,6,9-10).

Sant’Agostino attesta: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre”(Confessioni, c.III, p.8).

San Giovanni Crisostomo ribadisce: “ Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche”(Homilia IV in Epistola Pauli ad Romanos). San Pier Damiano dice dell’omosessualità: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi”(Liber Gomorrahanus).

Il sommo dei teologi cattolici san Tommaso d’Aquino senza equivoco attesta: “ Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della Natura”(Summa Teologica, II-II,q.154,a.12.).

Santa Caterina da Siena riguardo agli omosessuali e alle loro pratiche erotiche immonde dichiara: “Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono”(Dialogo della Divina Provvidenza).

Concludo la carrellata con san Bernardino da Siena che afferma senza mezzi termini: “Il peccato della sodomia maledetta è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio”(Predica XXXIX).

Ma anche a prescindere dalle fonti soprannaturali, secondo la stessa legge naturale il comportamento omosessuale è obbiettivamente disordinata, dal momento che priva l’atto sessuale dalla sua finalità essenziale e indispensabile che è la procreazione. La vera famiglia come istituzione fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è uno di quei valori non negoziabili dei quali ha parlato tanto Benedetto XVI, cioè fondamentali nel deposito della fede, il cui abbandono implicherebbe l’apostasia.

La Chiesa non può tacere, essa per obbligo di fedeltà alla sua missione divina, riguardo all’omosessualità deve dire che essa non è mai assolutamente lecita. Oggi moltissimi, di qualsiasi appartenenza politica o religiosa,  la pensano come la Chiesa, hanno però paura di intervenire pubblicamente sulla problematica dell’omosessualità che non riguarda solo la sfera psicologica o morale ma il progresso o  la decadenza di una intera società perché hanno paura di essere tacciati di omofobia.

Don Marcello Stanzione

Da http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/consacrati/3180-il-lesbismo-e-la-destabilizzazione-della-societa

Letto: 3632

I feti sono esseri umani. Le nazifemministe no

Samuel Armas, quando era un feto di 21 settimane, è stato temporaneamente estratto dall’utero per ricevere cure mediche per problemi di spina bifida.  Nella foto di quel momento la sua manina sembra stringersi al dito del dottore che lo stava tenendo.  L’operazione ha avuto successo, Samuel è poi nato il 2 dicembre 1999, ed oggi ha 12 anni senza alcun problema.

Il suo papà e la sua mamma dicono “Non era il nostro feto, quello era Samuel”.

Un altro bambino non è stato così fortunato come Samuel.

Sua madre ha deciso di abortirlo.

Anche lui è stato filmato: una femminista, usando la tecnica ecografica, ha filmato le fasi dell’aborto.  Dopo aver visto il film non ha mai più osato toccare l’argomento dell’aborto, e il dottore che ha praticato l’aborto ha deciso di smettere.

Nel filmato ecografico, il dott. Bernard Nathanson mostra il cuore che batte nel petto del bambino che sta crescendo tranquillo.

Ma quando penetra l’ago aspirante i battiti del cuore aumentano, aumentano i movimenti in maniera agitata, indietreggia, come se provasse ad evitarlo.

Ma non c’è niente da fare.  La punta dell’aspiratore buca il corpo del bambino e lo uccide facendolo a pezzi ed aspirandone gli organi

“Feminazi” — il termine usato negli Stati Uniti per denotare quelle femministe che vogliono vedere abortiti quanti più bambini possibile — viene tradotto in italiano come “nazifemminismo”, e denota anche quel femminismo che vuole allontanare dai papà quanti più bambini possibile, che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito, che plagia i bambini fino a far loro dire “ricordo che quando avevo 1 anni papà mi abusava”.

 

Letto: 3903

Lesbismo: è anormalità? Il parere di uno psichiatra

Secondo quanto scritto sul giornale di NOW, la più potente organizzazione femminista “ogni donna deve essere desiderosa di essere identificata come una lesbica se vuole essere completamente femminista” (articolo a firma della leader femminista radicale Shelia Cronan apparso su National NOW Times, Jan. 1988).

Della situazione omosessuale parla il noto psichiatra e criminologo, professor Francesco Bruno.  Professore, ritiene l’omosessualità uno status normale?

“Come noto, la OMS ha deciso che non si debba parlare di malattia, e sappiamo con quali criteri ha scelto. Io rimango della mia idea e le denunce, o gli esposti dei gay, non mi fanno paura”.

Ossia?

“se la omosessualità non è malattia, come dice la OMS, deve però parlarsi di anormalità. Siamo nel campo, quando la omosessualità non viene scelta volutamente, di anormalità funzionali essendo il sesso volto naturalmente alla procreazione. Per farmi capire. L’omosessuale nato, lo è per una disturbo di personalità legato, probabilmente, ad una errata assimilazione dei ruoli dei genitori, o anche a cause organiche che sarebbe complicatissimo spiegare. Tuttavia, è nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi è handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay è diversamente orientato per la sessualità e quel diversamente la dice lunga sulla normalità”.

I genitori, nella sua lunga esperienza, sono contenti di un figlio gay?

“assolutamente no e ne ho avuta in cura molti. Chi dice che padre e madre sono contenti o accettano la diversità del figlio, mentono sapendo di mentire. Per due genitori, sapere che il proprio figlio ha questa orientazione, è un trauma anche grande. Magari lo superano o riescono ad elaborarlo, ma il colpo è molto forte. Questo fatto denota che anche a livello di comune sentire, e non è roba da poco, la omosessualità va considerata anormalità”.

Letto: 4468

Una mamma riflette sul nazifemminismo

Mentre le nazifemministe vogliono abortire i feti, ci sono mamme che fanno sentire la musica ai bambini nella loro pancia, e pensano…:

«Le feminazi sono le filoabortiste spinte della società americana. Non sposano minimamente la posizione che l’aborto sia una interruzione di una vita, ma si chiedono cosa sia mai questo innamoramento della società per un feto, un grumo di cellule, in fondo.
Non desiderano che la richiesta di interruzione di gravidanza sia accompagnata da problemi di salute per la madre, o da malformazioni congenite del bambino, desiderano invece che la scelta sia sempre possibile, senza che sia mai messa in discussione la motivazione della donna, qualunque questa possa essere. Anche il considerare l’aborto come un metodo contraccettivo come un altro.

Il dilemma morale, per loro, è tutt’altro che naturale, ma addirittura è un atteggiamento da condannare perché impoverirebbe la dignità e i diriti legati alla possibilità di scelta.

Mi chiedo che dirà una antropologa tra qualche centinaio di anni di questi nostri tempi.

Da un lato la posizione “feminazi”, dall’altro tutte le mamme che, appena scoprono di essere in attesa (me compresa), corrono a farsi somministrare acido folico per il benessere del bambino (e fin qui niente di male), ma che comprano CD con canti di balene, musica new age, musica classica, rumore del vento e della pioggia apposta per il piccolo, che vogliono stare tranquille e rilassarsi perché “il bambino sente tutto”… Solo un grumo di cellule? Quando siamo incinte (e ne siamo felici) diciamo di no, un essere in formazione altamente ricettivo agli stimoli esterni ed agli umori della sua mamma con cui avrebbe un legame specialissimo, airittura quasi mentale.»

Fonte: http://spezzaincantesimi.splinder.com/home?from=3057

Letto: 1788

Gianna Jessen, feto sopravvissuto all’aborto, parla alle femministe che tentarono di sopprimerla

“Se l’aborto riguarda solo i diritti della donna come la mettiamo con i miei di diritti?  Nessuna femminista radicale manifestava per i miei diritti, il giorno che la mia vita veniva soppressa nel nome dei diritti della donna.  Non soffrirei di paralisi cerebrale se non fossi sopravvissuta”

Sono le parole di Gianna Jessen, nata il 6 aprile 1977 in una clinica per aborti, che aveva consigliato alla madre di Gianna di abortire con aborto salino una tecnica abortista usata prevalentemente dopo il terzo trimestre. Essa consiste nell’iniettare nell’utero una soluzione salina che corrode il feto e porta alla sua morte. In seguito, a causa delle contrazioni uterine, il feto viene espulso morto entro le seguenti 24 ore.

Nel caso di Gianna, la tecnica non funzionò e la bambina nacque viva, dopo 18 ore, mentre il medico abortista era assente. Gianna venne quindi trasferita in ospedale e riuscì a sopravvivere, nonostante pesasse solo nove etti; tuttavia la carenza di ossigeno causata dall’aborto le ha procurato una paralisi cerebrale e muscolare. Nonostante la paralisi cerebrale Gianna Jessen imparò a camminare con tutore all’età di 3 anni.

La bambina fu adottata a tre anni. A vent’anni, grazie alle cure mediche, riuscì a ottenere la capacità di camminare senza tutore, seppure con notevoli difficoltà.  Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’aborto, nel 2006 è riuscita a partecipare e a completare la maratona di Londra, nonostante la difficoltà a correre.

http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/4500022.stm

http://www.giannajessen.com/main/octoberbaby.html

 

Letto: 3479

Sono contenta di avere una famiglia e di essere una casalinga

Sono figlia del femminismo. […] Oggi mia madre è lo stereotipo della odiatrice di uomini.  Divorziata tre volte, sola. […]  Trova offensivo che io sia soprattutto una casalinga.  Offensivo.  […]

Mia madre non vede valore nel mio essere mamma a tempo pieno.  Vede solo i rischi. […]

Ho un mucchio di cose da dire sul femminismo.  Ha portato a molte cose negative, l’offerta di lavoro è aumentata e gli stipendi sono scesi.   Prima era normale che un uomo potesse guadagnare abbastanza per tutta la famiglia.  Ora questo è un lusso.  Vedo persone che si ammazzano dal lavoro, senza pensione né risparmi per la famiglia.   Vedo persone che pagano migliaia di euro ad altre persone per stare con i loro figli, in modo da lavorare.

Queste sono solo ripercussioni economiche.  Non mi importa che gli uomini mi aprano la porta.  Io voglio un compagno per la vita, che dia fiducia, stabilità e comprensione.  Ed in cambio abbia una donna che lo tratta con rispetto, che no lo demonizza in pubblico (perché è così comune?  Perché?) e che si interessa di più alla famiglia che agli status-symbol.

Testo originale completo in inglese da http://www.elephantjournal.com/2010/08/on-femininity-candice-garrett.

La foto è tratta da internet e non ha attinenza con la vicenda

I am the child of the feminist movement.

I grew up a latch-key kid, with two working parents. My mother cooked and sewed and struggled to keep work while raising three daughters. My mother also remembers having to wear skirts to school, standing in the snow, waiting for a bus in a plaid skirt and knee-highs. She remembers the day it was permissible to wear pants to school. My mother was raped at a laundromat, in front of her daughter, when she was in her 20′s. She was long married to a porn addict and repetitive cheater. And today my mother is a stereotypical man-hater. She is thrice divorced, alone and bitter. My mom’s had a tough life. But it’s not my life experience.

Fast forward to today. My mother finds it offensive that I am mostly a housewife. Offensive. From her point of view, I am vulnerable.

“What if he leaves you?” she says.  “What if he dies?” (My husband is a firefighter.)

“I can’t live that way mom, always from what-if,”  I respond.

My mother doesn’t see the value in being a full-time mother. All she sees is the risk. But I am seeing a wonderful, new shift in femininity. I see women who are educated and hold degrees and careers. I also see those same women take several years off to raise their children (really it’s only five years before your kids are in school.) I see, for the most part, that this arrangement makes for happier marriages and parents. While there maybe those moms who don’t want to stay home, most do, at least for a while, when the baby is small. I see gender roles that are clearer and not at all demeaning. Women who support their men, men who support their women.I see gender roles that are shifting: men who tackle parenting and cooking and cleaning right along side their wives, who themselves are fixing sinks and balancing the checkbook and leading stellar careers. I see balance happening.

I also see more people reviving the real lost arts of femininity: knitting, cooking, sewing and writing. In short, the things our ancestors did because the had to, those are the things women are doing to connect with the legacy of their steadfast, strong female ancestors.

Now don’t take this as a sweeping stereotype. There are many different sides to each story, to each relationship. Some dads are staying home and the wives are breadwinners. But in the end I see people communicating and sharing the load.

It’s not about what a woman looks like. It’s not about sailing a boat or playing a violin. It’s not aboutkeeping clothes on or taking them off. It’s not even about being a housewife or working mom. What it is about is finding balance. It’s about a woman being able to do whatever the hell she wants to without being told what to do, how to dress, how to act.

I have a lot to say about feminism. There were some pretty negative things that happened as a result: the job market flooded and pay went down. It used to be normal that a man could support a whole family on one income. Now that is the luxury. I see people working to the bitter end, with no retirement and no savings and no family. I see people paying thousands of dollars to pay other people to watch their kids, just so they can go to work to pay the mortgage and put a little food on the table.  But these are economic repercussions. I don’t really give a damn about a man opening the door for me. I want a life partner who can provide trust and stability and communication. And in trade he gets a woman who treats him with respect, who doesn’t demean him in public
(c’mon ladies! Why is this so common? WHY?!) and who cares more about relationships than shiny things.

That is the lost art of femininity and masculinity. Moving beyond the current stereotypes of women whose value lies in the flatness of their bellies and the size of their bra cup; past the stereotype of men as brainless oafs whose intellect lives in their pants and who can be undone by a titillating photo of nudity. Moving into the ability to be in a stable relationship, supporting each other in whatever roles you fall into.

Now have at me, angry defenders. But I give you this tidbit with love and hope that we can move past some of these stereotypes and realize it’s about being real, authentic people.

Naked, clothed, male, female, whatever.

Letto: 2621

Femminista denuncia i crimini del femminismo

“Per via dell’ideologia femminista entrata nel sistema legale un mucchio di uomini sono stati diffamati, incarcerati e/o condannati per via di false accuse fatte da donne. Per questa ragione, un mucchio di avvocati divorzisti incoraggiano le loro clienti donne ad accusare falsamente i loro ex di stupro, pedofilia e/o violenza domestica”. Aaron Larsen

“Quando ero un pubblico ministero, ero sconvolto dal vedere quante false accuse di stupro venivano fatte. Ero incredulo e sorpreso. Se non lo vedete non ci credete. Ogni onesto investigatore esperto in materia vi dirà che lo stupro è uno dei crimini con il maggior numero di false accuse.” Craig Silverman.

“I moventi per fare false accuse sono molteplici ed includono la confusione mentale, l’influenza di terapeuti, la menzogna compulsiva, l’avvantaggiarsi in dispute per la custodia dei figli, vantaggi economici e l’ideologia femminista radicale”. Frank. S. Zepezauer

“Per via delle immensa pressione delle femministe rabbiose, lo stato ha dovuto processare quante più persone possibile per stupro, o affrontare assalti ed abusi da femministe della seconda ondata”. Aaron Larsen

A citare questi esperti è una femminista: quando le calunnie femministe colpiscono i propri cari, anche le femministe si pentono e si chiedono: “chi proteggerà i nostri figli” dalle calunnie femministe?

Il figlio della signora era stato educato agli ideali femministi, ma un giorno una donna in cure psichiatriche lo denuncia: “penso che possa avermi stuprata”. Prova a difendersi esponendo l’assurdità dell’accusa senza prove “io ho sempre lottato per i diritti delle donne…”, ma il sistema femminista è implacabile: l’uomo si trova alla sbarra e rischia decine di anni di carcere.

La mamma trova allora il coraggio di parlare come mamma, piuttosto come femminista, e denuncia gli orrori del femminismo:

I cannot tell you my name because what I am about to talk about is an ongoing legal matter. I will tell you that I am a feminist. That I fought for the rights of women to be believed. I worked for a rape crisis center in the 80s. I helped organize and participated in Take Back the Night events. I am friends with therapists and activists who have worked tirelessly for the rights of women and children. I was sexually abused as a child, and it defined my life for a number of years.

I am also a mother. I have raised a beautiful son, now a beautiful, caring man. He is honorable and strong. He has a deep spiritual practice. He is a man sensitive to the needs of women. Because of my involvement in “the movement” and because at some point he became aware of my own painful history, he is empathetic to women who have been abused.

Last year a woman, we’ll call her Sarah, accused my son of attempted sexual assault. She said, shethinks he tried to rape her. She and my son had been dating for a couple of months, but mostly they were consoling each other, I think. He, brokenhearted over the recent breakup of a long term relationship, she, confused over her on again, off again boyfriend who didn’t treat her very well.

This woman was also feeling a lot of conflict between her purported Christian beliefs and being attracted to two men. Discussions with her therapist didn’t help because, as she told my son, (let’s call him Robert), the therapist said, “what’s wrong with being attracted to two men?” But she couldn’t deal with that, and came to Robert’s house and told him she didn’t want to see him anymore. It wasn’t quite as clear cut as that because she lay down on the bed with Robert and there was flirting and fondling before she came to her decision. When she did, Robert agreed, and got up, walked her to the door. They hugged and he walked her to her car.

I know a lot of this because my son and I are friends. He had reservations about this relationship and had voiced his concerns to me. Sarah had told him that her father had abused her as a child and she had been in therapy for a long time. She had been on serious medications for bi-polar disorder for most of that time. Last summer while they were dating, she decided to get off of her meds. She told Robert she was experiencing blackouts. “Is that normal?” she would ask him. She had exhibited some strange behavior through the course of their relationship, but he had great empathy. I think seeing this reflected his own damaged soul and mine. But he was relieved when she called it off.

I have talked to therapists about bi-polar disorder, the meds that treat it and what happens when a person goes off those meds without a doctor’s supervision. None of it is good. One therapist I talked to said that false accusations skyrocket when someone decides to go cold-turkey. But because of rape shield laws that have been in place since the early 80s and because of defense lawyers’ fear of seeming to be “victim bashing,” these things more than likely will not be brought up. Nor can we bring up her litigious nature and her perception that a lot of other people, including a massage therapist, are out to hurt her.

That was the last of it for a month and then she began to think that Robert had ‘tried’ to rape her. She contacted the police. A policewoman wired her up and had her call Robert at 9pm one night. I have seen the transcript of that call and through the words on the page you can feel her desperation as she begs Robert to admit to something, anything that will “prove” her allegations.

You can hear Robert’s bewilderment as he denies over and over again her false accusations. At one point, he calls her sweetie (as he calls all his close friends), “Sweetie, I know you’re in pain.”

Despite no evidence, despite the fact that she is obviously a troubled woman, despite other attempts by her in the past to accuse people of hurting her in some way, despite her own admissions of wanting to sue others still, despite my son’s spotless record and the support of myriad women who have known him for years, the state has chosen to pursue this “case.”

If you think that women don’t lie to get back at men, how naive can you be? Yet we live in a culture of “women don’t lie,” a culture fostered by women’s groups since the 70s. A culture I helped create and support. A philosophy I believed.

Because why would women lie? The process of coming forward, going through the legal system was so horrific, so humiliating, why in the world would a woman put herself through it?

But that was then. Then, sexual abuse was hidden and women were maligned and humiliated if they dared come forward. And strong, brave women stood up for the rights of their children and themselves.

Now there are women’s groups with a strong political voice. There are women in political office, policewomen, and so on. Men and women now are predisposed to believe women when they accuse someone of rape. It is sometimes a knee jerk reaction that we have not evaluated for its veracity. We have not wanted to hear that women sometimes lie. The system has supported all women even those who lie. They’ve made it easy for them. If it is proven that a woman has lied, they are not prosecuted. They are at most sent to counseling. And being a “victim” can be intoxicating to some. It can let them off the hook for being responsible for their own actions.

But who is going to protect our sons? We who were on the front lines in the 70s when things were bad for women, we have raised good sons. Men we are proud of. Who will stand up for them?

I am now appalled to think that I was one of these women who thought that women don’t lie…and where there smoke there’s always a fire. Despite having raised a beautiful son, I was a sexist. Then I started doing research. There have been studies done since the 80s citing the percentage of rape allegations that are false. Some studies say as high as 60%. People who have been dealing with this for years have tried to tell us that women do lie. But we haven’t wanted to hear.

(I will quote these studies but will not footnote them. They are listed at the end of this article.)

In a 1996 study published by the U.S. Department of Justice, “Convicted by Juries, Exonerated by Science” Peter Neufeld and Barry C Scheck co-founders of the Innocence Project stated:

“Every year since 1989, in about 25 percent of the sexual assault cases referred to the FBI where results could be obtained, the primary suspect has been excluded by forensic DNA testing… These percentages have remained constant for 7 years.”

Colorado’s own Craig Silverman, a former Denver DA and a zealous prosecutor of rapists, was also critical of what he calls the “politically correct victims advocate’s view” held by many prosecutors who want to “always believe the woman.” Silverman states:

“During my time as a prosecutor who made case filing decisions, I was amazed to see all the false rape allegations that were made to the Denver Police Department. It was remarkable and surprising to me. You would have to see it to believe it. Any honest veteran sex assault investigator will tell you that rape is one of the most falsely reported crimes that there is. A command officer in the Denver police sex assaults unit recently told me he placed the false rape numbers at approximately 45 percent.”

Feminist rhetoric has merely replaced the old stereotypes. Now instead of being humiliated and scorned when we come forward, we are welcomed with an all-encompassing “Women Don’t Lie.”

“Due to the institutionalization of feminist ideology within the legal system – along with the political correctness that pervades our society – a lot of men have been defamed, imprisoned and/or fined due to the false accusations that were made against them by women. For this reason, a lot of Divorce lawyers encourage their female clients to falsely accuse their husbands of rape, child abuse and/or domestic violence.” – Aaron Larsen

We have systematically refused to consider the possibility that women lie. We have even attacked those who wanted to discuss the possibility. Law professor Alan Dershowitz reports that he was accused of sexual harassment for discussing in his law class the possibility of false rape allegations. Some colleges with speech codes have equated talk of false rape allegations with “discriminatory harassment.”

Why would women lie?

Why wouldn’t women lie? They lie to protect themselves, to alleviate guilt, or because they are delusional. They lie because they can. For all the reasons that people lie, women lie.

“Empirical evidence does not support the widespread belief that women are extremely unlikely to make false accusations of male sexual misconduct. Rather the research on accusations of rape, sexual harassment, incest and child sexual abuse indicates that false accusations have become a serious problem. The motivations involved in making a false report are widely varied and include confusion, outside influence from therapists and others, habitual lying, advantages in custody, disputes, financial gain and the political ideology of radical feminism.” – Frank S. Zepezauer

But there is another reason women lie about rape. Rape is a deeply personal crime. Some women even harbor rape fantasies. Falsely accusing a man of rape can be deeply satisfying because it is sexual and even romantic. And it cuts to the heart of a male/female relationship. In his paper, Patients Who Make False Accusations, Dr. Richard C. W. Hall cites a particular case in which:

“We talked to a young borderline woman, who reported that she had made allegations to her county medical society that her psychiatrist had been sexually inappropriate with her. She reported that she was angry at him, that he had not given her the attention that she wanted, and that she made up the charges to get even. Although she candidly reported that he had never touched her, she said that she ‘was sure that he wanted to.’”

I have watched my son for 40 years. I have watched him grow from boy to man. I have seen him in his interactions with women and men. I have marveled at his sensitivity, his empathy. Many times I have thought, “Wow, he is a feminist’s dream. A man who listens. Who cares. Who is strong and deeply spiritual. A man who can be a woman’s friend. Who can comfort another in time of need. He is truly a good and decent man.

But if you would discount the word of a mother, what about all the women in his life? The girlfriend that has known him since high school to his most recent girlfriend? All have come forward on his behalf. All have remained his steadfast friend even after their romantic relationship ended.

And what of the word of their parents who have come forward? Including two psychotherapists who work with battered women. What of the casual dating partners and friends from far and wide, both male and female who have all come forward on his behalf? They too have spoken out for him. This man is not capable of doing this thing.

Never have I been to visit him that someone did not congratulate me on raising such a fine man.

Our good men are being harmed. This good man is being harmed.

“Due to immense pressure from rabid feminists, the state was placed in the position of convicting as many accused rapists as possible, or face an onslaught of abuse from second-wave-feminists….” – Aaron Larsen

The current climate in Colorado appears to be: Try them all. Let God sort them out. I have been told that there are political reasons for that. Reasons that have nothing to do with the validity of a particular case but with the fear of an attack by an opponent in an election. The District Attorney is an elected official. But doesn’t the state have better things to do than try meritless cases? Isn’t there a voice of reason somewhere?

Dr. Richard C. W. Hall in his paper, Patients Who Make False Allegations, The Role of the Forensic Psychiatrist, has created a checklist for the evaluation of patients’ allegations. It follows:

1) Is accuser creditable?

2) Is story consistent and believable?

3) Is there a motive for revenge or mischief?

4) Have other allegations been made previously? Does a pattern of allegations exist?

5) Has the patient been counseled in their charges by some professional who has a vested interest?

6) Is there any physical evidence of misdeed?

7) What is the reputation of the accused?

8) How does the accused respond to the charges?

9) Are there issues of custody, property settlement, divorce, or suit involved?

10) Is there a history of personality disorder – antisocial, narcissistic, borderline – in either party?

11) Is there a history of alcohol or substance abuse in either party?

If the state were to apply this or any reasonable checklist to the allegations against my son, this “case” would have gone in the trash bin months ago, we wouldn’t be out thousands of dollars, countless sleepless nights and the feeling that the system simply doesn’t work.

If anyone can accuse a good man of something like this and cause him so much grief, then what has our system become? The terms rape, sexual assault, sexual abuse have become so ubiquitous as to be meaningless (although still very much emotionally charged). We have cast such a wide net that laws and statutes that were devised to protect us from the worst of the worst, the serial rapists, sexual predators and pedophiles are now being used to punish men who urinate near school yards or a boyfriend who takes the arm of his inebriated girlfriend to get her out of a party.

An article titled Feminists Fallacies Hurt Police Trainingstates:

“If every incident between a man and a woman can be framed as a prelude to an atrocity, then all men can be branded as predators. The error in logic, that all men are potential rapists, allows feminists to link attitudes and behaviors for which there is NO connection and allows them to condemn the mild-mannered man given to the occasional caustic comment to sharing an axis with O.J. Simpson.”

That is not to say that there are not terrible crimes committed against women and children every day. According to Believe Her! The Woman Never Lies Myth, Frank Zepezauer says:

“This growing gap – between the anguish suffered by the victims of traditionally defined sex crimes and what is suffered by victims of ideologically defined crimes – suggests that the crisis we face is not the result of a sexual misconduct epidemic but of the crisis mentality itself, an ever more hysterical vision of a ‘rape culture.’”

This hysterical crisis mentality has created a gap between our awareness of the now highly visible victims of sexual misconduct and the almost invisible victims of false allegation. The lesser known victims have their own stories to tell, enough to reveal another long ignored injustice that demands remediation. False allegations of sexual misconduct have deprived a rapidly growing number of men and women of their reputations, their fortunes, their children, their livelihood and their freedom. Wasting the time and money of families and communities, and have left some so desperate that they have taken their own lives.

Zepezauer concludes:

“For that reason, in the current revision of our sexual misconduct code, we must retain as a guiding premise the realization that women can lie because we know that, for several reasons, more than a few women have lied, more often than idealogues have admitted….too often, in any event, to be ignored by our jurisprudence, feminist or otherwise.”

It’s time that we admitted what is right in front of us. Not every woman tells the truth and not every man is a potential rapist.

Fonte: http://www.elephantjournal.com/2011/05/women-lie–anonymous

Letto: 2924