Una Convenzione che contrasti la violenza femminista

Nessuna sottomissione politica
nessun ruolo marginale

Un patto per azioni comuni, reciproca consultazione, scambio

Siamo stanchi/e, in tanti/e, di accompagnare il tragico elenco degli uomini calunniati con l’elenco delle firme sotto appelli accorati.

Abbiamo bisogno di una azione politica comune più incisiva, non basta denunciare la profondità dell’offesa alla dignità e al diritto alla vita delle persone, non basta individuare le degenerazioni nazifemministe del mondo femminile e le ambivalenze persino degli uomini. Non c’è alibi alla sottomissione culturale, allo stato di immobilità, non c’è alibi per le affermazioni minimizzanti, perché la persecuzione degli uomini e dei padri separati assume le dimensioni e l’orrore di cancro della nostra società e dei nostri tempi.

Vogliamo capire se e fino a che punto certe timide proteste femminili, siano solo propaganda rivendicativa non rilevante, appena sovrapposta a una deriva culturale che ha costruito tolleranza alla violenza femminile, alla calunnia, alla alienazione genitoriale oppure la nascita di una nuova coscienza di molti.

Allora bisogna non venir meno alla responsabilità politica e ribadire la PRIORITA’ del contrasto alla violenza femminista, con azioni che prendano in considerazione tutti gli effetti del dominio feminazi attuato attraverso le vie simboliche della comunicazione e della conoscenza, azioni che possano contrastare progressivamente le forme di violenza che attanagliano la vita, la libertà, la dignità delle persone in quanto persone.

Il CAFM propone alle associazioni, ai collettivi e alle singole persone, di avviare un processo comune per dare vita a un patto di reciproco confronto, scambio e azione comune a contrasto della violenza femminista, in ogni sua forma e declinazione.

Nessuna sottomissione politica, nessun ruolo marginale.

In nome di ogni bambino allontanato da uno qualsiasi dei suoi genitori proponiamo la costituzione di una Convenzione che contrasti la violenza nazifemminista.

Questo è il passaggio politico che oggi vogliamo promuovere nella convinzione che non si possa più rimandare un’azione comune, concordata e diffusa.

Se davvero condividiamo il dolore, l’indignazione, la protesta, possiamo condividere azioni concrete, misurando la nostra forza con la realtà, che oggi riguarda le necessità espresse dalle donne e dagli uomini che subiscono violenza feminazi e insieme il riconoscimento del diritto di tutti/e all’integrità fisica e psichica.

Noi donne e uomini del CAFM

Consapevoli che la violenza femminista è solo uno degli aspetti, anche se certo il più grave, di una società che infierisce quotidianamente in mille forme sull’esistenza delle persone, consideriamo impellente una profonda riforma della politica.
Non ci basta firmare l’ennesimo appello, di cui pure riconosciamo il valore di urgenza emotiva e politica, se non riusciamo, insieme, a sfondare il muro di omertà dell’informazione pubblica, che tace la lunga storia politica degli italiani riservando magari attenzione, comunque sempre scarsa, all’ultima parola d’ordine con cui siamo andati/e in piazza, solo per ignorarla appena la piazza non fa più notizia.

La nostra esperienza è ricca delle tante stagioni di lotta che hanno legato, negli anni, nuove e diverse generazioni di uomini e donne, da quella della Resistenza al nazifascismo a quella al nazifemminismo, dalle campagne per la piena cittadinanza e il valore sociale della paternità e della maternità, fino alle ultime per la proposta di legge di iniziativa popolare per il vero affido condiviso e per vere pari opportunità.

Dalla nostra esperienza sappiamo che non bastano una sola sigla e una sola storia, ci sono momenti nei quali solo la visibilità di tante associazioni, gruppi, singole persone, può costruire un patto che sfondi davvero il muro di gomma con cui la politica ci soffoca e con noi l’intero Paese.

E’ nostro desiderio, come da sempre espresso dal nostro centro, che il riconoscimento tra donne e uomini diventi la forma del nostro agire politico, il modo di assumere il protagonismo delle nostre azioni, potenziato dalla lunga storia umana che l’ha reso possibile.

Misuriamo su questo l’autenticità di ogni proposta.

Noi abbiamo risposto alla sfida della complessità assumendo come forma del nostro agire politico la scelta di praticare la “gestione politica delle differenze, anche quelle teoricamente non componibili”.

Non lo ricordiamo per avanzare un primato, ma perché riconoscendo il valore del nostro agire politico siamo in grado di riconoscere quello di altre persone.

Questo pare a noi ancora oggi un punto importante della riflessione umana pienamente politica: infatti gestire politicamente le differenze è il metodo/contenuto che consente di affrontare la complessità tra noi esseri umani, le differenze che non vogliamo certo “omogeneizzare”, né governare unitariamente, alla maniera della vecchia politica delle coalizioni o delle egemonie nazifemministe.

Questa pratica inoltre si rivela utile a tutte le forme politiche, se non si vuole invece imboccare la strada pericolosissima della “riduzione della complessità” che porta sempre alla riduzione della libertà e della democrazia.

Nonostante i tempi difficili persiste un impegno politico diffuso delle donne e degli uomini, che operano in gruppi, associazioni, riviste, reti, locali e nazionali, materiali e virtuali, sulle tante questioni di cui una continua emergenza economica, democratica, culturale investe le nostre vite di persone.

Il contrasto al nazifemminismo rappresenta una urgenza sulla quale possiamo tutte convenire.

Possiamo far tesoro della parte migliore della storia del popolo italiano, che sulle lotte per i diritti seppe costruire convergenze vincenti.

Per questo proponiamo una Convenzione, che ci consenta di esprimere la piena autonomia di una multiforme soggettività politica senza assoggettarla a deleghe o cooptazioni che vanifichino il comune impegno.

La parola Convenzione indica un movimento (con-venire) verso un luogo comune in cui si esprime la parità dei soggetti, che non rinunciano alla propria storia e casa, ma ne rendono visibili le specificità e risorse impegnandosi nella costruzione di un patto che esprime un’utilità condivisa, un progetto comune dentro il quale definire azioni e verifiche, tempi, modi, funzioni e soprattutto responsabilità.

Ci siamo sentiti/e uguali, nonostante le differenze e ora è tempo che ognuno/a assuma la responsabilità del posto che occupa nel mondo  e ne utilizzi la forza a favore di tutti e di tuttee, dichiarando il proprio impegno.

Sappiamo che esistono, accanto alle azioni scellerate, molti silenzi, diffuse omertà e profonde complicità, di donne, ma anche di uomini.

Sappiamo che ognuno e ognuna di noi può essere colpito/a, ma di fronte alle aggressioni di ogni tipo, abbiamo risorse differenti, appartenenze familiari, sociali, politiche che ci collocano in diverse posizioni di potere.

Ognuno e ognuna di noi è continuamente collocato/a all’incrocio tra i dati materiali della sua storia e la capacità di scegliere.

Gli anni del nazifemminismo, tornato a più riprese nella storia con diversi nomi e medesime istanze, non possono essere lasciati passare nel silenzio assenso, deve esistere tra noi una coscienza diffusa dei diritti di cui siamo titolari e delle possibilità che vogliamo agire. Come persone.

Gli anni che abbiamo alle spalle hanno mortificato la capacità politica degli uomini e delle donne proprio privandoli/e della storia, assente a scuola e nella politica deformata dai media.

La cancellazione della memoria lontana e recente rende inefficace qualsiasi azione volta a debellare la violenza nazifemminista stessa, questa sì sedimentata nella storia recente con radici ben salde e ramificazioni presenti in tutte le istanze sociali: la violenza femminista è fatto politico  troppo grave perché se ne possa fare oggetto di rappresentazione a scopo privato e individuale.

Proprio per questo la Convenzione si fonda su una parità dei soggetti che dichiarano i propri intenti, la propria visione di un mondo nel quale si agisce quotidianamente.

Donne e uomini che hanno responsabilità politiche nelle istituzioni, che occupano posti socialmente prestigiosi nelle università, nell’informazione, nelle imprese, che rivestono ruoli dirigenti nel pubblico e nel privato, devono confrontarsi con noi, accogliere le nostre richieste, tradurle in fatti.

Non ha senso che sottoscrivano appelli a sé stesse o a sé stessi.

Possiamo essere uniti/e negli intenti, dove ognuno/a deve fare la sua parte, altrimenti la parola persona, che abbiamo tenacemente declinato al plurale per segnalare la feconda molteplicità delle nostre esistenze, ridiventa il marchio di una mistificazione che ci riduce al silenzio.

Proponiamo una Convenzione che abbia chiarezza d’intenti e forza contrattuale con le Istituzioni e ci auguriamo di trovare un’alleanza limpida con le donne e gli uomini che ne fanno parte.

Dentro un presente immeschinito dalla volgarità delle semplificazioni vogliamo tornare a parlare la lingua della politica come dimensione della convivenza civile.

È un esperimento nuovo nella politica di uomini e donne, ma non siamo all’anno zero della nostra storia e riconoscendo noi stessi/e e quelli/e che ci hanno preceduti/e possiamo camminare con più fiducia verso il futuro.

Proponiamo a tutte le associazioni, i collettivi, le persone singole interessate a  questo progetto politico di  incontrarci.

CAFM – Centro Ascolto Femministe Maltrattanti

Letto: 1984