Crisi economica e nazifemminismo: boom di condanne per i papà separati

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Con la crisi non ce la fanno a pagare l’assegno per i figli e rischiano la prigione.

La crisi picchia duro sui nuovi poveri, ovvero i padri separati. Basta dare un’occhiata ai ruoli delle udienze penali in Tribunale, a Trento. Quasi ogni giorno c’è un processo per il reato previsto dall’articolo 570 del condice penale, ovvero la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Sono sempre di più i padri che non ce la fanno a pagare l’assegno per i figli.

La giurisprudenza. Il reato è quello tipico di chi non versa l’assegno di mantenimento per i figli. Si tratta dell’assegno stabilito in sede di separazione dal giudice. Con la crisi, si moltiplicano i casi di padri che non ce la fanno a pagare e finiscono in tribunale per questo motivo. In questi casi, la giurisprudenza è molto severa. L’assegno di mantenimento va versato a meno che non si dimostri che non ci siano più risorse del tutto. Per questo fioccano le condanne.

Non basta dimostrare che c’è stata una diminuzione del reddito e neppure basta sostenere che si ha una nuova famiglia e, quindi, non si ha la stessa capacità economica di un tempo. In questi casi, i giudici salvaguardano l’interesse superiore del bambino. Per questo le condanne sono molto numerose. Non solo, in molti casi non viene concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena. Questo perché i giudici ritengono che la pena non possa essere sospesa fino a che il padre non versi l’assegno ai figli. Ecco, quindi, che si sono spalancate le porte della prigione per piccoli imprenditori o artigiani edili che non hanno mantenuto i loro impegni con i figli.

Le storie. La settimana scorsa le manette sono scattate ai polsi di un imprenditore di Rovereto che deve scontare un cumulo di pene per un totale di 11 mesi di reclusione. Tra queste, la più importante, è quella a sei mesi per non aver versato l’assegno di mantenimento ai figli. Una volta che la sentenza è diventata definitiva e, visto che non è stata prevista la sospensione condizionale, l’imprenditore è finito dentro. Inutile la difesa dell’uomo che sosteneva di non poter versare l’assegno a causa della crisi economica che ha assottigliato le sue entrate economiche. Anche un cuoco della Val di Sole rischia grosso. Di recente il giudice di Cles Enrico Borrelli lo ha condannato a sei mesi di reclusione sempre per violazione degli obblighi di sostentamento. Anche in questo caso non è stata prevista la sospensione condizionale. Il cuoco doveva versare un assegno di 450 euro per il mantenimento del figlio. Ha saltato alcuni mesi e la moglie lo ha denunciato. La donna al processo ha sostenuto che, a causa del mancato contributo del padre, non poteva comprare la carne da dare al bambino. L’uomo ha cercato di difendersi sostenendo che il suo lavoro di cuoco stagionale era in difficoltà proprio a causa della crisi. Non solo. L’uomo ha anche detto di aver avuto due figli da una successiva unione. Ma nessuna delle due motivazioni è stata sufficiente per sottrarlo alla condanna a sei mesi di reclusione. Stesso destino per un camionista della val di Non che è stato condannato a tre mesi di reclusione. Anche per lui la condanna è diventata definitiva e si è salvato dalla prigione solo perché gli è stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali.

I legali. Del resto, come spiega l’avvocato Andrea De Bertolini, per chi non ha soldi non ci sono alternative: «L’assegno stabilito dal giudice non può essere autoridotto. Se deve chiedere allo stesso giudice il cambiamento delle condizioni di separazione. Purtroppo il fenomeno è molto frequente». L’avvocato Claudio Tasin aggiunge: «L’importo medio di un assegno dignitoso è ritenuto di 360 euro a figlio. Purtroppo, con la crisi economica, sono molti i padri che non ce la fanno a pagare». In Trentino c’è il ruolo di supplenza della Provincia. Le madri, se non il coniuge non fa il suo dovere, possono chiedere il versamento alla Provincia, ma piazza Dante è obbligata a segnalare d’ufficio la vicenda alla magistratura.

Fonte: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/02/21/news/boom-di-condanne-per-i-padri-separati-5637697.  Titolo originale: Boom di condanne per i padri separati

Chi ha creduto nella giustizia ha finito per farsela da solo

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Antonio Faccini, Carabiniere.  Ha ucciso moglie e suocera che (a suo dire) volevano impedirgli di vedere il figlio.

Saverio Galloppo, Ispettore di Polizia.  Ha ucciso la ex accusata di impedirgli i contatti con i figli e poi si è tolto la vita.

Fabrizio Adornato, Maresciallo dei Carabinieri.  Anche lui coinvolto in una separazione conflittuale, dopo aver cercato in ogni modo di avere giustizia, ha finito con il denunciare magistrati e ora, nella speranza di avere giustizia, staziona davanti al Quirinale chiedendo di essere ricevuto.

Uomini che lavoravano per difendere i diritti di tutti noi, ma che come papà separati hanno scoperto di non avere diritti, fenomeno denunciato anche nei film.

Quando la legge del tribunale viene percepita come contraria al sentimento naturale di giustizia, quando uno stato viene pluricondannato dalla Corte Europea per i Diritti Umani, chi crede nella giustizia finisce per andare contro la legge.

Quando a furia di tirare la corda questa si spezza, ci va di mezzo la ex.  Violenza condannabile ed inutile che non serve a fermare il sistema criminale, in cui avvocate femministe ed abusologi  si arricchiscono devastando i bambini con false accuse e alienazione genitoriale, per poi tentare di negare che è un abuso sull’infanzia.

Per fermare in maniera legale questi abusi criminali sull’infanzia occorrono processi dedicati.

Quell’incapacità di sopportare il nazi-femminismo

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Un blog vicino al femminismo moderato ospitato dal Corriere della Sera parla di “tragedie della follia” e di uomini che si suicidano:

«Ma ci sono anche uomini vittime degli abbandoni: sono quelli che, nel rispetto della legge e per la vendetta di mogli incattivite, si riducono in miseria e depressione dopo una separazione. Sono quelli della mensa dei poveri, quelli che muoiono in un garage, quelli privati della gioia di vedere i loro figli. Non mi riferisco a persone disturbate o malvagie, ma a quei ex-mariti-padri normali, che non ammazzano nessuno e che sottostanno a decisioni superficiali di giudici e servizi sociali abilitati a disporre della vita altrui.»

L’autrice accomuna i due problemi, ma manca il rapporto causa/effetto fra i due fenomeni.

Perché il 93% dei suicidi post-separazione sono uomini?   Non per via di una debolezza intrinseca dell’uomo (come vorrebbero insinuare le femministe), ma per via delle ingiustizie femministe.

Nei casi normali il 74% delle separazioni sono chieste da donne, che solo nel 4% dei casi pagano assegni di mantenimento, mentre nell’87% dei casi ottengono della casa coniugale in nome dei figli.  Secondo una prassi giuridica mai votata democraticamente, la donna ha “diritto” al mantenimento del tenore della vita goduto durante il matrimonio.  A spese dell’uomo, che magari anziano o malato o addirittura handicappato, finisce per strada.

Nei casi anormali, spietate avvocate femministe aiutano le donne a divorziare con false accuse di violenza domestica e addirittura di pedofilia, devastando ed alienando i bambini ed arrivando a negare che questo è un abuso sull’infanzia.  Un Pubblico Ministero ha dichiarato che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile»

Gran parte delle “tragedie della follia” sono reazioni a questo fenomeno, detto NAZIFEMMINISMO.

La regina Maria Antonietta tentò di fuggire da questa porta. Arrestata, il 21 gennaio 1793 finì ghigliottinata in Place della Concorde. Va considerata come violenza o come giustizia?

Il giudice che nel dubbio condanna l’uomo senza prove, magari solo perché una calunniatrice lo accusa, lo fa credendo di proteggere la donna, ma magari ne sta firmando la condanna a morte.  Perché l’uomo che crede nella giustizia e si convince di non di poterla avere in tribunale puo’ finire per farsela da solo.

E così, da due decenni l’unica tipologia di omicidio in aumento è quella delle tragedie familiari, spesso in concomitanza di sentenze percepite come ingiuste riguardante l’affidamento dei figli. Tragedie bollate superficialmente come “tragedie della follia” e usate dalle nazifemministe per attaccare gli uomini, chiedendo leggi ancora più femministe che porteranno inevitabilmente ancora a maggiori tragedie.

Vogliono che una semplice (e non verificata!) accusa basti ad impedire anche il falso affido condiviso e a sbattere l’uomo in prigione prima del processo, nel quale venga quindi applicata il principio dell’inversione dell’onere della prova.

Nei paesi dove le femministe hanno ottenuto questi abomini giuridici le violenze sono aumentate del 50%.

Eliminare il femminismo e le sue ingiustizie e le sue calunnie significa eliminare le tragedie causate da queste odiatrici di uomini, per il bene di tutti: donne, uomini e bambini.

 

Non date retta agli uccelli troppo furbi

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Primavera.  Un pappagallo di nome Marzia sale in cima all’albero e dice che è ridicolo volare a sud, che si tratta solo di un istinto atavico del passato retrogrado da cui occorre liberarsi, condendo i suoi discorsi con argomenti sofisticati.

Estate. Gli uccelli tonti non capiscono, e gli uccelli furbi capiscono che è meglio fingere di aver capito per non rischiare di sembrare uccelli tonti.

Autunno.  Gli uccelli tonti volano a sud, venendo derisi dagli uccelli furbi.   Arriva il freddo, ed alcuni uccelli furbi esprimono qualche dubbio “forse volare a sud è una tradizione che ha un qualche valore”, venendo derisi dagli uccelli ancora più furbi.

Inverno.  Arriva la neve e gli uccelli furbi crepano dal freddo.

La famiglia è il posto più sicuro per donne e bambini

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  • Le madri sposate hanno probabilità da 2 a 3 volte minore di subire violenza rispetto alle madri single.
  • I bambini figli di divorziate o di madri single hanno una probabilità di subire gravi abusi da 6 a 30 volte maggiore dei bambini che crescono nella loro famiglia (con entrambi i loro genitori biologici).
  • I bambini figli di madri che coabitano con persone diverse dai loro papà hanno una probabilità 73 volte maggiore di subire abusi mortali rispetto ai bambini che crescono nella loro famiglia.
Sono i risultati di una ricerca scientifica basata sui dati del DOJ (Dep. of Justice) e NCVS (National Crime Victimization Survey) e pubblicata su Family e Marriage, in accordo con le fonti governative americane:

L’organizzazione Svizzera IGM ha fornito dati sui bambini cresciuti senza padre:
  • 63% dei suicidi di giovani sono cresciuti senza padre,
  • 71% delle minorenni incinte sono cresciute senza padre,
  • 90% dei senzatetto minorenni sono cresciuti senza padre,
  • 70% dei minorenni che finiscono in istituti pubblici sono cresciuti senza padre,
  • 85% dei minorenni che finiscono in carcere sono cresciuti senza padre,
  • 71% dei giovani che abbandonano la scuola sono cresciuti senza padre,
  • 75% dei giovani drogati sono cresciuti senza padre.
Una analisi dell’IPPR (Institute for Public Policy Research) inglese ha identificato come fattore comune fra le 18 aree più colpite nell’estate 2011 dalla delinquenza giovanile, un alto tasso di famiglie sfasciate e madri single. [Fonte: Times]. È stato lampante, agli occhi dei giudici, che molti imputati avevano famiglie assenti o nel migliore dei casi una madre single incapace di imporsi.

E allora come mai gruppi lesbo-femministi che vogliono distruggere gli uomini e la famiglia sostengono falsamente che, secondo i loro dati, questa sarebbe il luogo più pericoloso?  Perché manipolano i dati evitando di tenere in conto che le donne normali passano gran parte del loro tempo in famiglia.   Una donna che passa molto più tempo in casa che in un vicolo malfamato avrà più probabilità di subire un incidente in casa, ma questo non significa che il vicolo malfamato sia più sicuro!

La realtà è che droga, femminismo, prostituzione, famiglie sfasciate sono i veri fattori di rischio, che raramente si concretizzano appunto perché tante donne di buon senso si tengono alla larga da questi comportamenti autodistruttivi.

Nazifemminismo e false accuse: ne parla GenioDonna.

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GenioDonna, testata giornalistica centrata sulle pari opportunità, rompe il velo in un articolo che tratta di un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni.  Scrive il giornalista:


E quando non si percepisce la luce oltre il tunnel non può che salire la tensione, persino tra persone che si amano o si sono amate.

E che poi magari si ritrovano in tribunale, vittime (o peggio complici) di due estremi opposti che finiscono per toccarsi: il veteromaschilismo di giudici che non si sono mai occupati dei loro figli e non capiscono perché un papà dovrebbe essere ancora interessato ai suoi dopo che ha rotto con la moglie, e il cosìdetto nazifemminismo (così chiamato nei vari blog e gruppi nati di recente su internet, ma un grecista lo definirebbe “sindrome di Medea”), quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito.

(Fonte: Geniodonna n. 27/28, pag. 21.  Gennaio/febbraio 2012.  Link, grassetto e immagine aggiunti da noi).

A qualcuno dà fastidio il vocabolo “nazifemminismo”, termine di indubbia efficacia, ormai comunemente usato per denotare chi costruisce o sostiene false accuse finalizzate ad impadronirsi di bambini anche a costo di alienarli, poi tentando di negare che questo è un abuso sull’infanzia, anche diffamando il prof. Gardner che già nel 1985 portò questo abuso all’attenzione dell’opinione pubblica.   Il giornalista elabora:

Mentre scrivevo quell’articolo pensavo innanzi tutto a una bambina di cui non conosco neanche il nome, coperto dal segreto professionale dell’allora responsabile del Servizio tutela minori di Como, che me ne parlò sei anni fa: una bambina che frequentava la scuola d’infanzia, mi disse, e che secondo la madre aveva subito un abuso dal papà. “Noi abbiamo fatto tutte le verifiche e possiamo escluderlo con certezza – mi confidò la dottoressa – ma l’avvocatessa della mamma ha fatto ricorso e il giudice ci chiede di riesaminare la bambina. Sa tutto questo quanti anni di psicoterapia costerà a quella bambina quando diventerà ragazza?”. E siccome non mi capacitavo di simili denunce strumentali tra persone che i figli dovrebbero averli fatti per amore, pensò la presidente dell’associazione Mamme separate a spiegarmi che casi del genere non sono infrequenti perché all’odio della parte in causa si sovrappone la strategia di avvocati che in questo modo riescono a fare ottenere subito casa e mantenimento alle loro assistite, dal momento che il presunto orco viene allontanato dal giudice con un provvedimento cautelare.

Articolo completo [fonte]:

Non voglio pensare che “femminismo”, termine e concetto in cui credo, si riduca a sinonimo di cieco odio antimaschile

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Mentre il femminismo nero è perso nel negazionismo di abusi sull’infanzia diffamando psichiatri morti e strumentalizzando donne morte, diamo voce ai richiami alla ragione di una donna che si batte contro ogni abuso sull’infanzia: la dott. Yasmin Abo Loha, coordinatrice in Italia dei programmi ECPAT


«Sorelle, una riflessione: forse nello stroncare a prescindere si cade nell’errore.

La PAS purtroppo esiste, non è l’invenzione di un povero pazzo come voi vorreste insinuare.  In tutto il mondo gli studi di Gardner hanno trovato riscontro a livello universitario, in Italia sono stati approfonditi da una moltitudine di accademici ambosessi, da Guglielmo Gullotta (TO) ad Isabella Buzzi (MI), da Vittorio Vezzetti (VA) a Loretta Ubaldi (RM).

La vostra analisi della PAS, inoltre, parte da un presupposto falso: il bambino che rifiuta di incontrare il padre perché dal padre è stato abusato, dovrebbe essere costretto ad incontrarlo forzatamente se solo questi dichiarasse che è la madre a “programmarlo”.

Ma stiamo scherzando?

Sorelle, ma dove avete letto Gardner ?

La PAS non ha nulla a che vedere con gli abusi sessuali. Il condizionamento del figlio avviene gradatamente attraverso la riscrittura dei ricordi, la complicità indotta dal genitore programmante, la denigrazione continua del genitore bersaglio e l’applicazione sistematica di caratteristiche negative ad ogni sua iniziativa.

L’obbiettivo è quello di generare nei bambini programmati il rifiuto di frequentare il genitore bersaglio, anche senza che sia mai stata presentata alcuna denuncia per abusi sessuali.

Il genitore “programmante” considera i figli un proprio possesso esclusivo, non vuole che l’ex coniuge abbia alcun ruolo nel processo di crescita, quindi condiziona i figli a rifiutare gli incontri per poi dire “io non mi oppongo, sono loro che non vogliono andare dal padre”.  Egli rifiuta di riconoscere un particolare: ha lavorato nell’ombra mesi, a volte anni, per raggiungere il risultato voluto. A volte si può innescare il processo contrario: il genitore programmante ha bisogno di trovare uno straccio di motivazione al rifiuto dei figli, quindi insinua la più turpe delle accuse.

In ogni caso, il più grande atto di disinformazione è insinuare che per il padre sia sufficiente dire “c’è la PAS” per togliere i figli alla madre. La PAS, se c’è, deve essere diagnosticata da un consulente nominato dal Tribunale.  Non si tratta quindi di uno strumento dato ai padri pedofili/aguzzini per continuare ad abusare dei propri figli.

È falso, sfacciatamente falso, vergognosamente falso.

Si tratta di predisporre i dovuti accertamenti (ad opera di personale appositamente formato) per evitare che un genitore consideri i figli una proprietà da togliere all’altro, e per raggiungere il suo scopo sia disposto a tutto, anche a violentare emotivamente i figli stessi.

Indurre all’odio verso un genitore è un abuso nei confronti dei figli, vogliamo riconoscerlo?

Sorelle, la PAS non si è mai occupata di pedofilia, come mai questa forzatura così accanita? Ho tutta la letteratura scientifica di Gardner in lingua originale, se può servire consultiamola insieme, punto per punto.  Come mai la sequela di informazioni distorte, denigratorie, inventate ? Come mai lo spettro della pedofilia viene fato aleggiare su ciò che non vi piaccia, dall’affido condiviso alla PAS ?  Come mai questa maniacale ricerca del legame con la pedofilia, tirato a forza su  argomenti con i quali non nulla ha a che fare?

Questa sessualizzazione forzata per generare terrore, questa fobia per il sesso è di stampo clericale, non certo di sinistra. Sembra di sentir parlare Ratzinger…

Inoltre, in merito all’allontanamento dei figli dal genitore violento…  sacrosanto, ma quando il genitore violento è la madre ?  Qualcuna di noi può sostenere che nessuna madre abbia mai fatto del male, fisicamente ed emotivamente, ai propri figli? Tutte le ricerche mondiali dimostrano il contrario.  Secondo Bunny Sewell “in tutto il mondo l’82% delle persone subiscono la loro prima esperienza violenta per mano di una donna”.  Per un caso che emerge ce ne sono mille che rimangono nel silenzio delle mura domestiche, milioni di casi di violenza quotidiana dei quali non si saprà mai nulla.

Ridurre il problema al facile teorema donna-buona/uomo-cattivo appare limitativo, colpevolmente miope, gravemente fuorviante. “Noi siamo il Bene, loro il Male”, “Noi l’amore, loro l’odio”….Anche questo non è di sinistra, sembra di sentir parlare l’omino di Arcore.  Io non mi sento ne’ fragile, ne’ indifesa, ne’ tantomeno alla mercè del mio compagno che ho scelto solo per il gusto perverso di avere un criminale in casa.

Non voglio pensare che “femminismo”, termine e concetto in cui credo, si riduca a sinonimo di cieco odio antimaschile.

Pensiamoci, Vi prego, per non prestare il fianco a facili contestazioni.»

[Fonte]

Violenza domestica e femminismo, nemici della serenità familiare e dei bambini

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Banner di una organizzazione americana contro la violenza domestica

Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori dalle pareti domestiche, le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente. 


Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, su concessione dell’Istituto Nazionale di Igiene Mentale, ha recentemente ultimato l’ultimo di tre studi nazionali sulle violenze domestiche. I primi due studi rivelano risultati simili all’ultimo. 

I risultati nella categoria “lesioni gravi” vengono riportati di seguito: 

22 mogli su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte del marito 
59 mogli su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi al marito 
32 mariti su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte delle mogli 
18 mariti su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi alla moglie 
20 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che la moglie ha subito lesioni gravi 
44 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che il marito ha subito lesioni gravi 

Esistono dozzine di altri studi che rivelano scoperte simili. Per esempio: le donne sono tre volte più portate a fare uso di armi nelle violenze domestiche. Le donne provocano la maggior parte degli incidenti di violenza domestica. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su bambini e su anziani. Le madri picchiano i figli maschi più frequentemente e gravemente di quanto non picchino le femmine. L’82% della gente ha avuto la sua prima esperienza di violenza per opera della madre. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi. Le donne commettono il 40% degli omicidi e la maggior parte delle vittime adulte sono uomini. Le donne commettono il 50% degli omicidi nell’ambito di coppia. 

Molti non sanno a chi credere nell’ambito del dibattito sulle violenze domestiche. Da un lato ci sono i sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela delle donne che si basano sulle statistiche giuridiche. Dall’altro, ci sono gli esperti di scienze sociali che si basano su studi che abbiano basi scientifiche. Sfortunatamente, i risultati degli studi scientifici non ricevono l’attenzione dei media. La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all’accuratezza scientifica. Perciò la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza domestica, viene radicalmente deviata rispetto alla più bilanciata informazione degli esperti di scienze sociali. 

La tipica reazione delle femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi rispetto ai risultati degli studi scientifici è di avere un gravissimo atteggiamento di chiusura mentale. D’altro canto però, il personale delle associazioni per la tutela contro gli abusi che non ha accettato il punto di vista delle femministe è grato a chi gli fornisce informazioni sulle violenze domestiche che gli permettano di implementare programmi razionali per la prevenzione, l’intervento e il trattamento degli aggressori e delle loro vittime. 

Non abbiamo potuto trovare studi che mettano a confronto l’efficacia di programmi scientificamente basati e programmi basati su politiche femministe. Comunque, siamo pronti a scommettere che i programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista. 

 

Riteniamo sia importante notare che in molti paesi sono stati condotti lo stesso tipo di studi. La verifica transculturale dimostra che le donne sono più violente degli uomini in ambito domestico. Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del “dominio territoriale” come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio. Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio. 

Così, i risultati scientifici che rivelano la violenza delle donne americane non sono circoscrivibili alla cultura americana, e non indicano una speciale patologia caratteristica delle donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico. 

Uno dei più importanti ricercatori in questo campo è Susan Steinmetz, Ph.D. Ecco la lista degli studi su altre culture che la Steinmetz ha condotto: 
Una comparazione transculturale dell’abuso coniugale. Journal of Sociology, e Social Welfare, 8, 404-414. 

Di seguito un sommario dei più recenti e significativi studi reperiti sulle violenze domestiche in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento di dati: la prima nel 1990 e la seconda nel 1992. 

Questo studio è stato realizzato dalla “dott.ssa” Reena Sommer, Ph.D., un ricercatore associato con il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation. Enfatizziamo il “dott.ssa” per richiamare l’attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze domestiche sono dominati da ricercatori donna. 

Violenze perpetrate da donne e da uomini in percentuale del campione:

% donne % uomini
Violenze minori
lancio di un oggetto 23.6 15.8
tentativo di lanciare un oggetto 14.9 7.3
lancio di un oggetto contro il partner 16.2 4.6
spinte o prese violente 19.8 17.2
Violenze gravi
schiaffi, pugni, calci 15.8 7.3
uso di armi 3.1 0.9

Un servizio sulle coppie di Calgary in Canada ha riscontrato che la percentuale delle violenze gravi dei mariti sulle mogli era del 4.8%, mentre la percentuale delle violenze gravi delle mogli sui mariti era del 10%. Brinkerhoff & Lupri, Canadian Journal of Sociology, 13:4 (1989). 

I sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi hanno gravemente distorto l’immagine delle violenze domestiche e producono deliberatamente statistiche fraudolente e disinformazione. Anche quando citano statistiche che hanno basi veritiere, essi fanno un cattivo uso dell’informazione. Ecco un esempio: una delle statistiche citata più spesso dai sostenitori delle associazioni per la tutela contro gli abusi è che una donna ogni 15 secondi è vittima di violenze domestiche. Questa statistica viene dedotta da una buona ricerca che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettata rivista tecnica per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi arrivarono a questa deduzione usando una delle conclusioni dello studio, cioè: 1.8 milioni di donne all’anno sono vittime di aggressioni da parte del marito o del fidanzato. Ciò che i sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi ignorano sempre è un’altra scoperta dello stesso studio, cioè: 2 milioni di uomini all’anno sono vittime di aggressioni da parte della moglie o della fidanzata, che tradotto significa che un uomo ogni 14 secondi è vittima di violenze domestiche. Questo è uno degli inganni largamente praticati dai sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi. L’establishment della stampa americana contribuisce a quest’inganno ed è anch’essa colpevole di esacerbare il problema delle violenze domestiche diffondendo delle false diagnosi. 

Di solito sono le donne che avviano gli episodi di violenza domestica (picchiano per prime), e picchiano più frequentemente, così come usano le armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di atti violenti significa che gli sforzi per trovare una soluzione al problema delle violenze domestiche devono essere necessariamente focalizzati sugli attori femminili. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente, e abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzino il ruolo delle donne come aggressori. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti mentre le donne diventano più violente. Educare gli uomini sembra stia funzionando. Educare le donne ad essere meno violente dovrebbe essere ora il compito principale dei programmi di educazione pubblica. 

Ogni programma contro la violenza domestica che accetti il paradigma “uomo che abusa – donna vittima” è basato su di una falsa premessa. Questo tipo di programmi contro la violenza domestica attualmente servono a perpetuare il problema degli abusi domestici. 

Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson-Simpson, G. (1987) “The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue”: “Mentre numerosi studi mostrano che gli uomini sono vittime di violenze domestiche almeno quanto le donne, sia il pubblico laico che molti professionisti considerano la mancanza di una distinzione di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra partners ancora sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressivi e le donne sono esclusivamente vittime.” 

Ecco un’eccezione al solito boicottaggio dei media delle storie sulla violenza domestica con basi scientifiche: 

The Washington Times, 13 gennaio 1994 – Section A, Joyce Price 

Murray A. Straus, un sociologo e codirettore per il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia all’Università del New Hampshire, accusa le “donne del movimento per la tutela delle donne” di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex-mariti e dei fidanzati, o di perpetrare tali abusi. ”Esiste questa finzione nei movimenti per la tutela contro gli abusi: che in tutti i casi è lui, non lei” ad essere responsabile delle aggressioni domestiche, Mr. Straus ha detto in una recente intervista. Mr. Straus afferma che almeno 30 studi sulle violenze domestiche -inclusi alcuni condotti da egli stesso – hanno mostrato che entrambi i sessi sono ugualmente imputabili. Ma alcune di queste ricerche, come un recente servizio nazionale canadese, “hanno escluso dati sulle donne che abusavano degli uomini… perché politicamente imbarazzanti”. Donne e uomini “sono quasi identici” in termini di frequenza di attacchi quali schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato Mr. Straus. Usando informazioni su coppie sposate ottenute da 2994 donne nel National Family Violence Survey, Mr. Straus ha rilevato una percentuale di aggressioni da parte di mogli del 124 per 1000 coppie, rispetto a 122 per 1000 aggressioni da parte dei mariti. 

La percentuale di lesioni su minori da parte di mogli era 78 per 1000 coppie, e la percentuale di lesioni su minori da parte dei mariti era 72 per 1000. Riguardo alla categoria delle lesioni gravi, ha affermato Mr. Straus, la percentuale delle lesioni da parte delle mogli era 46 per 1000 coppie, e da parte dei mariti 50 per 1000.

“Nessuna differenza è statisticamente differente,” ha scritto Mr. Straus nella rivista Issues in Definition and Measurement. “Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistate donne, la quasi eguaglianza nella percentuale di aggressioni non può essere attribuita ad una parzialità di genere nel rispondere.” 

Il commento del dott. Straus non rispecchia il National Family Violence Survey del 1995. Comunque, parte dei compiti del movimento femminista è far apparire gli uomini quanto più cattivi possibile. Il modo di considerare le violenze domestiche delle femministe è parte del problema. Il boicottaggio da parte dei media di notizie su studi scientifici è parte del problema. Il contributo della scienza ci dà speranza per una soluzione. 

di Sam & Bunny Sewell

(Disponibile testo originale in inglese con titolo “Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media“; traduzione dal testo originale a cura della dott.ssa Ilaria Sorrentino, consulente economico-aziendale)

Violenza domestica: impariamo a conoscerla

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1 – “Le donne sono vittime di violenza da parte di estranei che non conoscono”
La famiglia è il luogo più sicuro per la donne e bambini;  le madri single hanno probabilità da 2 a 3 volte minore di subire violenza rispetto alle madri sposate; i bambini figli di divorziate o di madri single hanno una probabilità di subire gravi abusi da 6 a 30 volte maggiore dei bambini che crescono nella loro famiglia ed una probabilità 73 volte maggiore di subire abusi mortali.
2 - ”La violenza domestica è un fenomeno poco diffuso”
Circa una persona su 10 ha problemi di violenza, uomini e donne in egual misura.  Tuttavia queste persone eccitate dalla violenza tendono a cercarsi fra di loro, passando da una reazione violenta all’altra.
3 - ”La violenza domestica è presente in maggior parte fra le classi più povere o culturalmente e socialmente svantaggiate”
Vero. Evitare persone con procedenti penali per risse e teppismo è sicuramente un fattore di sicurezza.   Le statistiche indicano inoltre una maggiore incidenza di reati fra i neo-immigrati, e spesso le differenze culturali contribuiscono ad innescare conflitti familiari in coppie miste.
4 - ”La violenza domestica è causata dall’assunzione di alcool o droghe”
Vero. Evitare ubriachi, drogati e femministe è sicuramente un fattore di sicurezza.
5 - ”La violenza domestica non ha conseguenze sulla salute delle persone”
Falso. Le conseguenze più gravi, fino all’omicidio, si hanno al momento della separazione, in coincidenza di sentenze ingiuste o conflittualità alimentata da avvocati, se non addirittura aizzata da avvocate femministe.  Centri di mediazione per famiglie con problemi di violenza aiutano ad evitare questi problemi.
6 - ”La violenza domestica è causata da una momentanea perdita di controllo”
Questo è particolarmente vero per la violenza operata dalle donne, spesso frutto di raptus.
7 - ”I/le partner violenti sono “malati di mente” persone con problemi psichiatrici”
Non sempre.
8 - ”Le persone violente hanno subìto maltrattamenti nell’infanzia”.
Molto frequentemente si tratta di persone che da bambini hanno subito percosse ad opera di una madre e/o di un padre violenti, diventando adulti violence-addicted.
9 - ”Alle persone che subiscono violenza domestica in fondo “piace” essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa”
Falso.  Solo il 62% delle persone che dicono di aver subito violenza sono persone violente che cercano  relazioni violente, magari per ricreare le sensazioni della loro infanzia violenza o perché ne vengono eccitati.
Ci sono anche persone vittime innocenti di violenza che ne rimangono intrappolate: ad esempio per gli uomini lasciare una moglie violenta significa perdere la propria casa, lasciare i figli in sua balia, e venire ridicolizzato, se non addirittura finire vittima di false accuse.
10 - ”Uomini e donne sono violenti in egual misura”
Vero. Secondo i più accreditati studi, ad avere comportamenti violenti sono il 5-10% della popolazione, con una lieve prevalenza, ma non statisticamente significativa, delle donne.
Tuttavia la superiore forza fisica degli uomini rende le loro violenze più pericolose.
Queste affermazioni possono sorprendere chi é stato esposto alla ingannevole propaganda femminista che, per dipingere falsamente tutte le donne come vittime innocenti di tutti gli uomini, è arrivata a minacciare di morte gli autori e le autrici delle ricerche che addivenivano a conclusioni opposte.

25 novembre: da giornata “contro la violenza sulle donne” a giornata della violenza femminista

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«Le donne diffidino di questo tipo di manifestazioni, perché se una manifestazione contro la violenza produce violenza… ci hanno anche aggredito fisicamente»

ha detto la ex-ministra Giovanna Melandri dopo aver partecipato il 25 novembre 2007 a Roma all’unica recente manifestazione femminista.  Molte donne come la ministra ci andarono in buona fede, credendo fosse una manifestazione contro la violenza. In fin dei conti, il 25 novembre doveva essere la “giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Certo, potevano capire subito la realtà, dagli slogan misandrici e violenti “un uomo morto non stupra”, “Corteo separatista, il maschio serve solo come camionista” che era una manifestazione contro gli uomini.   Potevano capire da “lo stupratore non bussa, ha le chiavi di casa” che era una manifestazione contro la famiglia.  Potevano capire da “grazie mamma di avermi fatto lesbica” che dietro c’erano le lesbiche femministe separatiste.  Non le donne normali interessate a manifestare contro la violenza, quella vera che in Italia uccide 600 uomini e 100 donne ogni anno.

Anche i giornali di sinistra si resero conto dell’anormalità di tutto ciò.

La Repubblica riferisce che le donne normali provarono a protestare contro la ”scelta sessista e separatista” delle organizzatrici di escludere gli uomini “Siamo qui, contente di partecipare e di manifestare per una cosa molto seria. Ma che tutto questo sia appaltato a una banda di separatiste sessiste non ci sta bene” e che la violenza separatista degenerò in attacchi contro giornalisti, fotografi e musicisti senegalesi, cacciati per il solo fatto di essere uomini. Le donne normali tentarono inutilmente di proteggerli.

Le violenze contro i giornalisti uomini causarono la clamorosa interruzione della diretta televisiva su La7 (nel video).

Gad Lerner titola “ma chi sarebbero queste femministe che menano?”.

La giornalista del Giornale titola “femministe violente”:

Prima hanno cacciato dal corteo le «fasciste» Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna. Poi se la sono presa con alcuni giornalisti che stavano facendo il loro lavoro, ritenuti colpevoli del fatto di appartenere al sesso maschile, allontanandoli ad urla e spintoni dal corteo. E per concludere hanno zittito tre rappresentanti del governo: Barbara Pollastrini (Pari opportunità), Giovanna Melandri (Sport), Livia Turco (Salute) chiamandole «vendute». Chiamato in causa pure Walter Veltroni al grido di «razzista, razzista».

L’anno successivo le donne normali avevano capito, e la manifestazione raccolse la partecipazione di solo poche migliaia di femministe, che accusarono di violenza sulle donne anche il Papa, il Presidente del Consiglio e vari ministri e ministre.

Il 25 novembre 2010 la violenza esplode in “India: passeggere metro picchiano uomini” [video] e le femministe italiane titolano “Donne in rosa con bastone insieme”.

Su varie pagine web tutto ciò fu definito nazi-femminismo. Come davanti al nazismo, ci dobbiamo chiedere: perchè?

L’allarme sociale creato nel 2007 ingigantendo a dismisura le violenze subite dalle donne, con partiti di sinistra che diffondevano balle stratosferiche quali “la violenza maschile è la prima causa di morte”, fu un tentativo di contrastare la appena varata legge sull’affido condiviso?  Se così è, se questo ha portato donne suggestionabili a sfasciare le loro famiglie con false accuse, ad andare ad arricchire i centri femministi, e tutto ciò ha rovinato l’infanzia a decine di migliaia di bambini, questo progetto fu allora un crimine contro i bambini.

[da http://www.ilfemminismo.it]