14 luglio 2011: vendere un rene per mantenere la ex

27Set
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Ancora una pesante ingiunzione richiesta dalla ex moglie e caduta, come una pietra, sulla testa di A.G., papà separato che possiamo definire “vessato sia dalla coniuge sia dalla magistratura. Risulta infatti incomprensibile come il magistrato che si occupa della vicenda possa avere pensato di stabilire un assegno a carico del papà che, con un reddito di 580 euro al mese, dovrebbe anche versare nelle tasche della ex moglie la cifra di 120 euro quale mantenimento della figlia 12 enne.

Con un atto di precetto adesso la donna, che vive agiatamente grazie alla sua professione di dentista e che non si fa mancare auto di grossa cilindrata e vacanze in continenti esotici, chiede che l’ex marito le versi la somma complessiva di quasi 4 mila euro. Ovviamente Angelo Grasso non ce la fa ed allora, oltra allo sciopero della fame che da tempo persegue come forma di protesta, provocatoriamente mette in vendita un rene.

“Continuerò a lottare fino all’ultimo giorno della mia vita, con ogni mezzo pacifico, per il pieno rispetto della Legge 54/2006 (Affido Condiviso) che prevede il 50% del tempo dei figli con entrambi i genitori ed entrambi messi nella condizione di svolgere con dignità il proprio ruolo di genitore – ha affermato A.G. in una lettera inviata alle massime autorità dello Stato – non di certo sbattuti in  mezzo alla strada, senza casa, senza figli, senza soldi come nel mio caso e in quello di tanti altri papà separati. Non ho neanche più i soldi per difendermi legalmente quindi l’unico strumento di lotta che mi è rimasto è il mio corpo…”

A seguito della nuova recente ordinanza del giudice, A.G. è stato costretto, come ultima spiaggia e come decisa forma di protesta contro questo disumano sistema che uccide centinaia di papà italiani ogni anno, ad intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza fino ad ottenere giustizia o fino alle estreme conseguenze.

Sosteniamo anche lui, come siamo soliti fare con tutti i papà separati che soffrono condizioni precarie, familiari ed economiche, a seguito di sentenze cieche e vergognosamente superficiali emesse da altrettanti magistrati che, invece di svolgere correttamente il proprio lavoro, “sbrigano” le loro pratiche rapidamente e senza alcuna attenzione alle persone coinvolte, che siano i genitori o gli stessi figli, che soffrono ancora di più le precarie condizioni di vita che, con la mancata applicazione della legge sull’affido condiviso, vengono a crearsi.

Fonte: http://www.adiantum.it/public/2592-ancora-una-svolta-sulla-vicenda-di-angelo-grasso–adesso-dovrò-vendere-un-rene.asp

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