La casa dei papà separati che hanno «adottato» i bambini di strada

23Apr
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Chi ha la fortuna di vederla, dopo una rapida premessa e un’identica conclusione («Non stiamo esagerando, è così davvero») parla di una «piccola magia che si ripete giorno dopo giorno». E che si ripete, vada aggiunto, da un bel pezzo. Il luogo è via Calvino e il palazzo è quello della Fondazione Fratelli di San Francesco, così tanto osteggiato dai residenti che forse si aspettavano un’invasione di alieni armati anziché di bande di inermi poveracci. All’interno del palazzo ci sono due piani occupati da un ostello e altrettanti piani – accessibili attraverso un altro ingresso, casomai qualche ospite ne abbia a male – dedicati agli emarginati.

Fra questi, una quarantina di bambini e ragazzini di strada, e una cinquantina di senzatetto, con prevalenza di papà separati. Bambini, ragazzini e adulti sono diventati un’unica famiglia. Stanno insieme, insieme giocano. Gli uni aiutano gli altri a fare i compiti, a imparare l’italiano, a conoscere pian piano Milano. Dirà qualcuno: è una convivenza forzata, figlia della disperazione e di storie d’emergenza. Sarà. Va benissimo così. Alla Fondazione, sotto la guida di padre Clemente, sono abituati a badare alla concretezza, senza andare troppo per il sottile. I sofismi li facciano gli altri. I minorenni per la metà sono egiziani cristiani copti: ce ne sono parecchi, qua in città, venuti via dall’Egitto dove sono discriminati. Poi ci sono albanesi, marocchini, afghani. In un primo momento stavano tutti nel dormitorio di via Saponaro, uno dei più affollati centri d’accoglienza milanesi. Un posto duro, molto duro. Non che i ragazzini di strada siano abituati alla bambagia, ma padre Clemente ha ritenuto ugualmente opportuno individuare una casa loro dedicata.


E allora eccoci in via Calvino, in questa palazzina
 di quattro piani a proposito della quale, a onor del vero, a più riprese – anche con interrogazioni in consiglio comunale – gli abitanti hanno chiesto notizie chiare e certe. Per un lungo periodo, sostengono, sono stati tenuti all’oscuro. Tutto risolto. E padre Clemente tiene a sottolinearlo: «Noi non nascondiamo niente e nessuno. Non è una nostra abitudine, e credo che la città lo sappia. L’edificio lo paghiamo con un oneroso mutuo, l’ostello è gestito da una cooperativa che ci garantisce un’attività di ricezione seria e scrupolosa, mentre i due restanti piani sono direttamente governati da noi. Operatori, mediatori, educatori e volontari. Non abbiamo naturalmente le soluzioni per i problemi del mondo e per i drammi individuali. Una cosa sola noi dobbiamo fare: aiutare e offrire una speranza. Quando vediamo i papà trattare i ragazzini come fossero figli loro, be’, siamo contenti».

Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_aprile_22/casa-padri-separati-adottato-bambini-strada-2004176422860.shtml

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