Lo sfogo di un papà

30Ago
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Su FaceBook leggiamo:

Cari ragazzi, io non sono in depressione e anzi sono felicemente risposato con 2 meravigliose bambine. Vivrò altri cento anni ma un giorno dovrò morire. Bene quel giorno qualcuno mi anticiperà. Se non loro i loro figli. Se questa promessa la facesse qualche altro o se le centinaia di vittime di questi 17 anni lo avessero fatto, oggi saremmo qui a parlare di quanto è bello andare al parco con i nostri figli.  FAI A LORO QUELLO CHE HANNO FATTO A TE.  Solo con la legge del taglione possono capire e pagare per le loro porcate.  Hanno creato un criminale e come tale mi comporterò prima della morte”.

Secondo una interrogazione parlamentare, questo papà ed i suoi figli hanno subito gravi abusi: è stato falsamente accusato di violenza da una donna violenta: sulla base di queste accuse il sistema giudiziario ha lasciato in mano alla donna i bambini, che solo da maggiorenni hanno potuto tornare dal loro papà e raccontare la verità.

Questo papà vorrebbe solo giustizia.

È nostro dovere dissociarci dal suo sfogo; vorremmo aggiungere che bisogna aver fiducia e sempre lasciare ai magistrati il compito di fare giustizia, ma trattandosi di un padre separato italiano e dei suoi bambini, verrebbero considerate parole vuote.

Anzi, se non serviranno a nulla neanche la manifestazione di protesta del prossimo 5 Ottobre, e neanche il ricorso collettivo promosso da Adiantum presso la Corte Europea per i Diritti Umani contro l’Italia, paese già pluri-condannato, sarà ancora più difficile dire a questo papà che ha torto a considerare sciolto per grave inadempienza il contratto sociale in base al quale i cittadini rimettono allo Stato la gestione della giustizia.

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