Femminismo, emergenza sociale

28Ott
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«Scrivo questa mia solo per far presente una realtà che viene troppo trascurata. Forse vuole essere uno sfogo, un grido al vento poiché a nessuno interessa . Da quando mi sono separato ho scoperto che, sebbene sia cittadino italiano, non ho alcun diritto. Il mio stipendio se ne va interamente per il mantenimento dell’ ex moglie , della figlia, del mutuo, delle bollette e spese della casa che ho dovuto lasciare, naturalmente per sentenza del tribunale .

La mia fortuna è che la mia occupazione è fuori regione e le spese di vitto ed alloggio sono a carico dell’azienda per la quale lavoro. Altrimenti dovrei dormire nella macchina dell’azienda visto che , mi è stata portata via anche l’autovettura personale oppure per strada. A tal proposito per potermi fare una nuova residenza, come senza fissa dimora, ho bussato a tutte le porte, ma nessuno mi ha ne dato un consiglio ne un aiuto.

Da solo ho scoperto che, per legge, se non si ha una dimora si deve richiedere la residenza presso il proprio comune di nascita. Mi sono recato all’ufficio anagrafe del mio comune di nascita, naturalmente spiazzando il personale poiché non sapeva come comportarsi, mi hanno richiesto comunque un domicilio dove recapitare la posta. A quel punto spiazzato dal fatto che non ho nessuno , sono orfano per scelta di altri, non sapevo a chi chiedere un posto in una casella postale.

Da solo ho scoperto comunque che la cassazione ritiene che la casella postale delle Poste Italiane , per vocazione della stessa , una domiciliazione della posta valida , ma questa soluzione non piaceva al comune di nascita. Disperato mi sono rivolto anche alla parrocchia ma anche lì ho ricevuto un rifiuto. Come mi è stato rifiutato un aiuto dalla parrocchia dove vivevo, quando per tre mesi ho avuto lo stipendio dimezzato e non pagando nessuna bolletta si arrivava a malapena fine mese con il mangiare. Per fortuna ho trovato chi mi ha concesso la possibilità di una “buca delle lettere ” e sono riuscito ad avere una nuova residenza, naturalmente come ” senza fissa dimora “. L’assurdo è che adesso dalla ISEE risulta che ho un reddito maggiore di quando ero sposato e non posso permettermi niente senza chiedere la carità.

Ho bisogno di cure ma non posso permettermele perchè non posso avere l’esenzione dal ticket. Al sindaco di dove abitavo in precedenza avevo chiesto se c’era qualche possibilità di essere aiutato ma la risposta è stata “se viene qui con la valigia l’unica cosa che posso dirle è di andare a dormire sotto i ponti”. Sindaco che mi ha fatto la morale perché non potevo pagare le bollette poiché non ne avevo la possibilità mentre lui può svolgere la sua attività privata ancora in carica poiché non è mai stata varata una legge sul conflitto d’interesse (ha uno studio di progettazione e direzione lavori nello cumune dove espleta l’incarico). A quel punto gli ho chiesto perché dovrei continuare a lavorare per mantenere con le mie tasse lui e tutta quella massa di persone che riceve aiuti senza aver fatto nulla per averne diritto.

Alla fine mi ritrovo senza alcun diritto od aiuto ( orse perché non sono straniero) senza nulla e completamente solo, cioè lavoro solo per mantenere gli altri senza avere la possibilità di avere una vita dignitosa e nemmeno un posto dove ospitare mia figlia quando dovrebbe stare con me .

Sono questi i diritti degli italiani ?»

[Luca, Fonte]

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