Quale modello per l’Italia? Il femminismo buono di Vezzetti ed il femminismo cattivo di Faldocci

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Il pediatra e scrittore Vittorio Vezzetti ha descritto in un libro di successo ed in audizioni al Senato l’esperienza scandinava in materia di affido condiviso: tutelando il diritto dei bambini a venire accuditi direttamente da entrambi i genitori (e quindi doppia residenza e mantenimento diretto) si è abbattuta la conflittualità fra gli ex coniugi, con soddisfazione non solo dei papà e delle mamme che possono emanciparsi costruendo una propria carriera lavorativa.

Ma soprattutto dei bambini, come dimostra lo studio in merito pubblicato su una delle più importanti riviste pediatriche mondiali [1], finalizzato a verificare se il coinvolgimento paterno (concettualizzato come tempo di coabitazione,impegno e responsabilità) abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.  Gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni. La conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l’evidenza degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali. In particolare si è visto che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi.  Tale affermazione è stata scientificamente validata con intervallo di confidenza statistica del 99.5%.

Un vero affido condiviso è inoltre un importante fattore di prevenzione dell’Alienazione Genitoriale, nella quale il genitore prevalente fa il lavaggio del cervello al figlio fino a fargli odiare l’altro genitore, compiendo un vero e proprio stupro psichico.

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femministaPurtroppo per i bambini italiani, in Italia ha preso campo il femminismo metaforicamente simboleggiato dall’avvocata d’assalto Vajassa Faldocci, la quale prosaicamente sostiene che la donna preferisce intascare mantenimenti e farsi assegnare case per sé e per i figli piuttosto che lavorare, rendendo florida la sua attività professionale di “divorzista nel campo delle false accuse di violenza domestica”.

Con questo femminismo dell’odio di genere, dal 1975 ad oggi in Italia l’affido aprioristico alla madre è salito fino al 92%, mentre la percentuale di donne nelle professioni e nella vita pubblica è rimasta bassa.

La pratica delle calunnie pedo-femministe

Ma soprattutto, tale pratica ha devastato generazioni di bambini: su un milione di bambini italiani coinvolti in separazioni, 200mila risultano affetti da disturbi psicologici o psichiatrici: una incidenza del 130% maggiore che nei bambini non coinvolti in separazioni.  Che la colpa sia non della separazione, ma del sistema che la gestisce, è confermato dal fatto che tale incremento non si verifica nei paesi a noi vicini, che avendo introdotto il divorzio fin dal 1792 hanno imparato a tutelare i bambini: basta passare dalla Sardegna alla Corsica ed i bambini affetti da tali problemi si dimezzano.

Dove il femminismo cattivo varca il confine della criminalità è con il sistema delle false accuse, ovvero delle calunnie pedo-femministe.  Le cifre sono allucinanti: ogni 100 accuse di pedofilia contro padri separati, 92 sono false, ed causano ai bambini una devastazione pari a quella degli abusi realmente esperiti, come rivelato nello studio scientifico “Disturbi psicopatologici e fattori di stress in procedimenti penali relativi all’abuso sessuale” [2].   È naturale osservare che un sistema che per proteggere 8 bambini ne devasta 92 arricchendo avvocati e sedicenti esperti abusologi fa più danni della pedofilia.

Mentre 32mila bambini italiani sono oggi detenuti in case famiglia, mentre 25mila bambini ogni anno perdono i contatti con il loro papà, mentre la depravazione umana si spinge fino a cercare di negare che l’Alienazione Genitoriale è un abuso sull’infanzia, grande successo ha avuto la manifestazione organizzata dal Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per dire basta a tutto ciò, grande popolarità sta riscuotendo l’impegno della deputata Rita Bernardini per il femminismo buono e quindi per una riforma verso un vero affido condiviso.

BIbliografia

[1] Acta Pediatrica 97 (2008) pag. 152-158, Sarkadi et al., Uppsala e Melbourne.

[2]  Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza 77 (2010), pag. 127-137, G.B. Camerini, D. Berto, L. Rossi, M. Zanoli.

 

 

La separazione nel paese del familismo amorale

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Il sociologo Edward C. Banfield nel libro “Le basi morali di una società arretratata” investigò le ragioni dell’arretratezza economica e sociale di alcune regioni dell’Italia, identificandole nel “familismo amorale”, ovvero una cultura che estremizza i legami familiari a danno dell’interesse collettivo, spingendo gli individui a

“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.

Il termine amorale non è relativo ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di senso civico e di collaborazione sociale all’esterno della famiglia.  L’autore deriva le conseguenze sociali del familismo amorale:

  • solo i pubblici ufficiali si occuperanno degli affari pubblici, perché pagati per farlo, i cittadini non se ne occuperanno e se lo facessero verrebbero mal visti;  i pubblici ufficiali saranno poco controllati, perché farlo è affare di altri pubblici ufficiali soltanto, e tenderanno a farsi corrompere;
  • i professionisti mostreranno una carenza di vocazione o senso della missione; entrambi useranno le proprie posizioni e le loro particolari competenze come strumenti da usare contro il prossimo per perseguire il proprio vantaggio personale;
  • la legge sarà trasgredita ogni qual volta sembrerà possibile evitarne le conseguenze;
  • gli iscritti ai partiti tenderanno a rivendersi a partiti più favoriti, determinando l’instabilità della forze politiche.

Successivamente a tale studio, condotto nel 1958, si è diffusa in Italia la pratica della separazione, degenerata in una situazione che non ha eguali al mondo:

  • la legge sull’affido condiviso viene disapplicata; i padri sono ridotti a babbomat ed i bambini a strumenti per ottenere mantenimenti;
  • quasi ogni separazione giudiziale è accompagnata da accuse penali riconosciute false nell’80% dei casi.  L’80% delle persone accusate di pedofilia ormai sono poveri padri separati, e qui le false accuse salgono al 96%.

Tale fenomeno può essere inquadrato nella quadro del “familismo amorale”: quando una donna si separa la sua famiglia d’origine — qualora sia di tipo “amorale” — vede la separazione come una guerra fra famiglie, da vincere con mezzi illegali.

Scatta allora il ricorso alla “calunnia di genere”, ovvero la ex-moglie tenta di dipingersi come vittima dell’uomo, accusandolo di violenza, e tutta la “famiglia amorale” tenta con la propria calunniosa testimonianza di distruggerlo mediante false accuse, sfruttando l’armamentario giudiziario del “femminismo amorale”:

  • l’inversione dell’onere della prova, per cui l’uomo può venire condannato senza alcuna prova oggettiva sulla base della sola parola di chi accusa;
  • sostanziale impunità per i reati di calunnia, falsa testimonianza, sottrazione di minore, utilizzo di minore come strumento di calunnia;
  • tentativo di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

In realtà, tale pratica è oggi il più grave abuso pedo-criminale compiuto contro l’infanzia in Italia, e sono le stesse donne a dire basta a tale sistema:

Donne ed Uomini in piazza per dire "NO" al falso affido condiviso e alla disparità di diritti

Il branco e la violenza contro i deboli

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I vigliacchi che si sentono forti in un branco cercano di attaccare il più debole, quello a terra, che cerca di rialzarsi.

È ciò che sta accadendo a Dominique Strauss-Kahn, novello Dreyfuss.  La sua attività è stata devastata da una falsa accusa di stupro.

Ma non bastava.

Dovunque vada trova il branco di femministe che gli gridano contro, perché non possono tollerare che un uomo sia stato riconosciuto innocente.

Torna a casa, e trova femministe urlanti.

Viene intervistato dalla stampa, e trova femministe urlanti.

Fenomeno descritto nell’articolo “Il falò delle racchie” del giornalista Pietrangelo Buttafuoco:

“radunate in pubblica piazza per inveire contro Strauss-Khan ci hanno ipnotizzato in ragione di un fatto comune a tutte le sopracitate ritratte: erano, appunto, racchie”.

Ribadito nell’articolo “Il processo Dsk fa flop ma le vetero femministe: l’uomo sempre colpevole” da Vittorio Sgarbi:

“c’è da avere paura, e da evitarle sul piano umano”.

Permettere a femministe accecate dall’odio contro gli uomini di gestire centri anti-violenza è un terribile errore, con conseguenze devastanti per i bambini che le femministe si arrogano il diritto di “proteggere”, sottraendoli per mesi ed anni all’affetto dei loro papà.

Fermiamo la “cultura dello stupro”

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Una bambina di soli 11 anni si è falsamente inventata di essere stata stuprata.  I bambini assorbono quello che fanno gli adulti, e questa minorenne è stata presumibilmente corrotta dalla follia femminista della “cultura dello stupro”, ovvero il voler vedere donne violentate ovunque e denunciare falsi stupri per i motivi più disparati.

I bambini direttamente colpiti da questa “cultura” malata sono quelli coinvolti in separazioni conflittuali ed usati per le loro false accuse da pedo-calunniatrici, che spesso si appoggiano ad avvocate ed ad abusologi senza scrupoli, ricevendo sostegno economico dallo Stato.

Per i bambini, il venire coinvolti in false accuse è un maltrattamento che può causare psico-patologie sovrapponibili a quelle causate da abusi reali.

Fonte: http://www.comunicazionedigenere.it/2011/06/20/proteggiamo-i-bambini-dalla-“cultura-dello-stupro”/

Interrompere il “ciclo della violenza” è possibile

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Le famiglie patologiche trasmettono i propri problemi alle generazioni successive in un “ciclo della violenza”:

Prima fase: Innamoramento, tentativo di formare una nuova famiglia, ostacolato dalla sfiducia verso il prossimo e quindi verso il coniuge; incomprensioni.  Escalation di manipolazioni.

Seconda fase: Ritorno a casa di mamma, sottrazione dei figli e loro alienazione mediante la calunnia di genere, fino a causare la Sindrome di Alienazione Genitoriale.

Terza fase: I bambini non protetti mediante allontanamento dal genitore alienante diventano adulti problematici, con difficoltà a formare unioni stabili e tendenza ad esercitare contro i propri figli ciò che loro stessi hanno subito da piccoli.

È possibile interrompere il ciclo della violenza:

  1. Durante la prima fase: con leggi che garantiscano un vero affido condiviso, che rendano difficile sottrarre i bambini e con sentenze che scoraggino l’idea che “sono una mamma, quindi posso fare quello che voglio tanto nessun giudice oserà affidare i figli al padre”.
  2. Durante la seconda fase: se il bambino ha ormai subito una alienazione genitoriale di grado grave (o di grado medio in peggioramento) è essenziale l’immediata inversione dell’affido: allontanamento dal genitore alienante ed affidamento al genitore alienato.  Non proteggere un bambino in questa fase, o fingere di proteggerlo disponendo ormai inutili terapie, significa lasciare che venga rovinato.
  3. Durante la terza fase: alcuni bambini alienati quando iniziano ad interagire con il mondo normale si rendono graduale conto di cosa hanno subito.  Tale processo  può essere aiutato da campagne di informazione volte a creare consapevolezza sul problema dell’alienazione e delle false accuse.   Spesso il danno biologico subito è ormai così grave che l’adulto alienato necessiterà di anni di terapia.

Fonte: http://www.violenzadigenere.it/gender_news/2011/08/20/ciclo-della-violenza

 

Vera storia dell’emancipazione femminile e maschile

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Per tanti secoli l’emancipazione fu prerogativa di pochi privilegiati e privilegiate, come la regina Maria Antonietta. Dal 1789 in poi gli uomini conquistarono il diritto di voto attraverso sanguinose rivoluzioni, e lo estesero pacificamente a tutti e quindi anche alle donne, con la gradualità necessaria per evitare di cadere in populismi.

Ma la povertà, le malattie e l’ignoranza erano ancora problema comune: la dura necessità della sopravvivenza imponeva agli uomini ed ai bambini più grandi il duro e pericoloso lavoro nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche e negli eserciti; alle donne gli allora faticosi lavori domestici, ma se non altro al riparo da animali feroci.

Nella seconda metà del XX secolo le ricadute tecnologiche delle scoperte scientifiche frutto del genio di grandi uomini e del lavoro comune grazie al libero mercato hanno reso i lavori meno usuranti per tutti: trattori, aspirapolvere, lavatrici, automobili, computer, pannolini, pillole, cibi pre-cotti…

E ancora una volta spontaneamente si è arrivati ad una diversa organizzazione dei lavori: le cure domestiche che prima richiedevano 10 ore oggi possono essere svolte in 2, le donne sono attratte dai nuovi lavori sicuri e non usuranti; entrambi i genitori hanno più tempo per accudire i figli.

Tutto bene?

La marcia verso il progresso è stata funestata da ideologie dell’odio: odio razziale (nazismo), odio di classe (comunismo) e odio di genere (femminismo). I primi due sono già nella spazzatura della storia, rimane il femminismo: odiatrici di uomini che vogliono distruggere le famiglie e quindi tentano di manipolare le donne riscrivendo la storia in termini di “oppressione patriarcale”: cioè far loro credere che le loro nonne erano oppresse, che esiste una roba chiamata “violenza di genere” e altre stupidaggini simili!  Che purtroppo si traducono in famiglie sfasciate, calunnie, abusi sull’infanzia.