Pulire il web da pedofilia e violenze. L’inferno degli ‘spazzini’ di YouTube

L’abusologo è il professionista al quale si rivolge la madre separata che vuole impadronirsi di un figlio coinvolgendolo in una falsa accusa di pedofilia.  Alcuni abusologi sono semplicemente criminali che mirano ad arricchirsi.

Altri sono mentalmente disturbati che vedono ovunque pedofilia inesistente, diventando così strumento delle pedo-calunniatrici ed in definitiva pericolosi quanto i pedofili che fingono di combattere. Infatti, passare la vita in mezzo a queste schifezze produce effetti quali quelli descritti su Repubblica:

Quando l’addetto alle risorse umane lo chiamò per dirgli che avrebbe avuto a che fare con dei “sensitive contents”, non si preoccupò più di tanto. Che sarà mai?

Per capirlo gli sarebbero bastate un paio di settimane. Necrofilia, mutilazioni, suicidi, sesso violento, pornografia infantile: su YouTube gli utenti caricano di tutto. Tanto che l’ex dipendente racconta che dopo qualche giornata di lavoro la cosa comincia a sembrargli inquietante. Spaventosa, addirittura. […]

“Una delle parti peggiori del mio lavoro era guardare i video porno – racconta – e in particolare quelli con protagonisti i bambini. Per legge devi toglierli dal web nel giro di 24 ore e segnalarli immediatamente alle autorità federali. A Google non voleva farlo nessuno; io diedi la mia disponibilità a controllare tutti i prodotti dell’azienda, da Google Images a Picasa a Orkut. Ritrovandomi a guardare qualcosa come 15mila immagini di pornografia infantile al giorno. Non avevo nessuno con cui parlare. Non potevo nemmeno portarmi il lavoro a casa per paura che quella schifezza finisse tra le mani della mia ragazza. Guardavo quelle immagini come un automa e ripetevo a me stesso che mi sentivo bene. Non era così”.

Davanti all’ex dipendente della maxi-azienda americana si apre il baratro. Consapevole del problema, Google gli mette a disposizione uno psicologo specializzato. Che nel corso della prima seduta gli mostra l’innocua foto di un padre col figlio. Di fronte alla quale l’allora “spazzino” di YouTube prova un viscerale senso di repulsione, vedendovi perversioni che non ci sono. A quel punto il giovane si rende conto di aver bisogno di una terapia seria ma qui scatta la sorpresa: l’azienda può rimborsargliene solo una parte, al resto ci avrebbe dovuto pensare da solo. Scoperto come mai Google non assicura gli addetti contro i “contenuti sensibili”, l’ormai ex dipendente si ritrova col cervello pieno di immagini da cancellare e nove mesi per cercarsi un nuovo lavoro.

Di storie come la sua ce ne sono tante, solo che raramente i protagonisti decidono di parlare. C’è chi passa per anni ogni notte a guardare video di rapporti sadomaso e decapitazioni, e poi di giorno non riesce a far nulla. C’è chi sa tutto di pornografia infantile e se ne vergogna al punto da sentirsi in colpa. Per nessuno di loro esiste una reale copertura assicurativa, né un serio supporto psicologico. E’ uno sporco lavoro. Ma forse, suggerisce l’intervistato, in questo caso la sporcizia rischia di sconfinare nella follia.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/08/23/news/pulire_il_web_da_pedofilia_e_violenze_l_inferno_degli_spazzini_di_youtube-41324603/

 

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